Ivan Zamorano, l’uomo che poteva volare Ivan Zamorano, l’uomo che poteva volare
Questa è la storia di un grande uomo, prima ancora che di un grande calciatore ed icona nazionale. E’ la storia di un sogno,... Ivan Zamorano, l’uomo che poteva volare

Questa è la storia di un grande uomo, prima ancora che di un grande calciatore ed icona nazionale. E’ la storia di un sogno, coronato all’età di trentasei anni e durato lo spazio di quattordici partite. Un sogno durato quattordici partite e otto goal. Cosa sono otto goal per un attaccante abituato a segnare in profusione? Che significato possono avere? Bè, possono essere tutto e niente. In questa storia sono tutto. Lui è Luis Ivan Zamorano, e gli otto goal sono quelli realizzati a fine carriera con la casacca del Colo-Colo. Ma andiamo con ordine.

Luis nasce a Santiago del Cile il 18 Gennaio 1967, dal padre Luis e dalla madre Nelly. Nella comunità di Maipù, una delle più povere di Santiago, ci si arrangia come si può. Qualche lavoretto qua e là, che permette la sopravvivenza o poco più, soldi pochissimi. Una cosa non manca mai, il pallone. Per le strade e nei quartieri o all’Estadio Monumental David Arellano, roccaforte del Colo-Colo. Qui lo porta tutte le domeniche il padre, ad ammirare la squadra del popolo. Ad innamorarsi di una squadra con lo stemma rappresentante Colocolo, il grande capo Mapuche simbolo del coraggio e della resistenza contro l’invasore spagnolo. Un capo che combattè senza mai arrendersi e senza mai perdere, un capo che per lineamenti e virtù pare disegnato ad immagine e somiglianza di Luis Zamorano.

1225197600496_fIvan ha i lineamenti del volto netti , taglienti e spigolosi, quasi fossero smussati a suon di scalpello da uno scultore. Lo sguardo fiero di chi lascia trasparire un senso di sofferenza di fondo, che ti porti in dono dalla vita senza averlo chiesto. E’ quella sofferenza buona, se così si può definire. Di quelle che ti spronano a raggiungere traguardi nemmeno lontanamente immaginabili, diversa da quella che ti stende, rendendoti inerme dinnanzi al mondo. Ivan lotta fin da quando è piccolo, perché è l’unico modo che conosce per andare avanti. E’ così che affronta un evento tragico come la scomparsa improvvisa del padre, quando ha solo 14 anni.

Si rimbocca le maniche e lavora, per aiutare la mamma a mettere un piatto caldo in tavola per cena. Mamma Nelly non è contenta però. Non vuole che un ragazzino di soli 14 anni debba rinunciare ai suoi sogni per una sventura, per un evento tragico che così finisce per fare male il doppio. Lo sprona ad inseguire il suo sogno, diventare calciatore. Che poi era anche ciò che aveva espresso il padre poco prima di lasciare definitivamente questo mondo. “Il mio sogno è di vederti indossare prima o poi questa maglia”, disse mentre vedevano assieme una partita dell’Eterno Campeon.

Il fisico di certo non è dalla sua parte, Ivan è piccoletto e cresce molto lentamente. Nonostante ciò sembra aver le molle ai piedi, spicca dei balzi in aria che sembrano infiniti. Tocca il terreno e salta di nuovo, il Piojo. Proprio come un pidocchio, piccolo e fastidioso. Quello che sarà poi anche per difese avversarie.Intanto nessuno lo vuole, perché con i piedi non è un funambolo e, se è vero che spicca balzi incredibili, con quel fisico dove vuoi che vada

Il primo Club a dargli una chance è il Cobresal, che lo gira immediatamente in prestito in Segunda Division al Trasandino. E’ il 1985. Qui Il Piojo inizia a far vedere quello potrà essere da grande. Ventisette realizzazioni in ventinove apparizioni, mica male per uno che doveva far fatica a stare in campo. Il Cobresal capisce che il giocatore è meglio riportarlo alla base e lo include nella rosa che affronterà la stagione successiva nella prima serie cilena. Il primo successo non tarda ad arrivare: è infatti il 1987 quando Ivan alza al cielo la Coppa del Cile, che sarà anche l’unico trofeo che vincerà in patria.

Tra le tante squadre europee che gli mettono gli occhi addosso c’è anche il Bologna, del presidente Corioni. La scelta che deve compiere è tra due cileni, oltre a lui c’è il più affermato Hugo Rubio, anima e cuore del Colo-Colo, neanche a farlo apposta, e votato miglior giocatore cileno dell’anno appena trascorso. Come ampiamente prevedibile la scelta ricade su quest’ultimo, di cui a Bologna si ricordano, e solo i più sfegatati, una doppietta in Coppa Italia e un infortunio che non gli permetterà mai di esprimersi su livelli accettabili.

n_inter_ivan_zamorano-4661283
Ivan deve ripiegare sulla Svizzera, al San Gallo. Dal Cile alla Svizzera il passo non è lungo, di più. Ma anche grazie all’aiuto della madre, che lo ha accompagnato in questa prima esperienza europea, Zamorano si ambienta subito. In due stagioni realizza 34 reti, vincendo nell’ultimo anno di permanenza in Svizzera il titolo di capocannoniente con 23 goal segnati. Tanto basta per la chiamata di un club importante, non ancora un top team ma comunque una squadra di livello. E’ il Siviglia ad essere rimasto stregato dai prodigi di questo ragazzo, incantato da quegli stacchi in mezzo all’area che trovavano sempre il pallone in anticipo su qualsiasi avversario, spesso più alto e possente di lui.

Quando ero a casa mi allenavo sempre a colpire di testa il lampadario che c’era in sala

Stacca da terra e sta in cielo un’eternità, giusto il tempo per un bacio al padre che omaggia spesso con una rete, da festeggiare al momento in cui i piedi ripiombano sul prato verde.
Anche con la maglia biancorossa del Siviglia disputa due stagioni, è il 1992 quando i Blancos di Madrid lo portano alla loro corte. Qui diventa Bam Bam Zamorano a suon di goal, facendosi apprezzare oltre che come giocatore come uomo, per il temperamento e l’orgoglio portato in campo ogni volta che viene chiamato in causa. Quattro stagioni a Madrid portano in dote settantasette reti realizzate, un titolo di Pichichi, una copa del Rey, una Supercoppa di Spagna e una Liga. Nella stagione 94/95 realizza una tripletta ai danni del Barcellona, ironia della sorte tutti di piede, a dimostrazione della completezza del bagaglio tecnico, che non comprende più solo cabezasos.

Nel 1996 approda in Italia, per vestire la maglia nerazzurra dell’Inter. L’allenatore è Roy Hodgson, il quale non appena viene messo a conoscenza dell’acquisto si lascia andare a dichiarazioni di giubilo: “con lui in campo giochiamo in 12”. A testimoniare lo spirito indomito dell’uomo venuto dalle Ande.

Ivan Zamorano
Già dal primo anno fa bene e, pur non realizzando i goal a cui aveva abituato le precedenti squadre, diventa subito uno degli idoli della curva neroazzurra. Alla corte di Moratti arriva anche il Fenomeno Ronaldo. Tra i due c’è subito del feeling sia in campo che fuori così che quando Ronnie gli chiede la maglia numero 9, per questioni affettive e di brand commerciale, il cileno non ci pensa due volte e accetta. Poco male, prenderà un altro numero, ce ne sono così tanti che non sarà certo un problema.Si, più o meno… Così nasce la celeberrima 1+ 8, feticcio di ogni collezionista che si rispetti e vero e proprio oggetto di culto negli anni 90.

Con l’Inter, tra alti e bassi di squadra e personali, riesce ad ottenere quel successo europeo che non era arrivato a Madrid, vincendo la coppa Uefa nel 1998 contro la Lazio, anche grazie ad un suo goal nel 3-0 finale al Parco dei Principi.

Nella mia carriera mai mi era capitato di soffrire in panchina come quest’anno. E’ stata un’umiliazione per me e per il mio orgoglio, ma sono stato zitto soffrendo e aspettando il grande momento: oggi questo gol è gioia, vittoria, liberazione!

(Ivan Zamorano, Parigi, stadio Parco dei Principi, dopo Inter-Lazio )

Rimane all’ombra della Madonnina fino al 2001 non riuscendo più a collezionare alcun trofeo. Nonostante questo, per abnegazione, attaccamento alla maglia e modo di interpretare le partite rimane uno dei giocatori più amati a S. Siro. E lui ricambia. Si sente interista al 100%, tanto da scoppiare in lacrime davanti al televisore quando capitan Zanetti solleva al cielo la coppa dalle grandi orecchie a Madrid, nel 2010.

In nazionale ha partecipato, tra le altre competizioni, ai mondiali di Francia del 98 ,dove il suo Cile si arrese solo agli ottavi di finale per mano del Brasile. Con il compagno d’attacco, il Matador Marcelo Salas, ha dato vita ad una delle coppie goal più belle e affascinanti di sempre. Una completezza e affiatamento difficili da ritrovare e replicare, romantici e temibili al tempo stesso. Con i suoi 34 goal realizzati in 69 partite è uno dei giocatori più amati della storia della nazionale cilena.

zamorano ivan
Terminata l’esperienza italiana va un paio d’anni in Messico, nel Club America, giusto il tempo di vincere un campionato di Clausura e segnare una trentina abbondanti di reti, per non perdere il vizio. Ma c’è ancora una cosa da fare. La più importante di tutte. C’è ancora un sogno da realizzare. Giocare con la maglia bianca del Colo-Colo. La maglia bianca che simboleggia la purezza dei principi e delle intenzioni.E ci sono ancora dei pantaloncini neri da indossare. I ipantaloncini neri del Colo-Colo. Pantaloncini neri che indicano la determinazione a combattere lealmente per la vittoria. Tutto questo diventa realtà, nel 2003, nella sua ultima esperienza da calciatore prima di ritirarsi. Quattordici partite e otto reti. Un sogno che vale più di qualsiasi numero.

Bam Bam, Bam Bam, llegó caído del cielo Bam Bam
Y la galera gritaba su nombre, orgullo de Chile, el gran capitàn

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

Related Posts

Migue, il tifoso cieco in Francia per seguire la Spagna

2016-06-20 15:33:38
delinquentidelpallone

1

Simeone toglie Gaitan e Correa al 74′ per…Natale!

2016-12-22 14:52:48
delinquentidelpallone

1

Lo strano caso del Gruppo G di Russia 2018

2018-06-02 16:46:17
delinquentidelpallone

1

Payet, punizione capolavoro!

2017-04-01 16:22:44
delinquentidelpallone

1

Come è andato l’esordio di Paquetà con il Milan?

2019-01-12 18:57:14
delinquentidelpallone

1

Le migliori rimonte della storia delle Coppe Europee

2017-03-07 10:11:49
delinquentidelpallone

1