Se non siete dei fan del genere – ed è una di quelle cose che, nella vita, o si amano o si odiano, non...

Se non siete dei fan del genere – ed è una di quelle cose che, nella vita, o si amano o si odiano, non ci sono mezze misure- potete fare un giro su Youtube. Digitare nella barra di ricerca termini quali “Napalm Death”, “Sepultura”, “Obituary”, “Carcass”. E godervi il ritmo infernale che travolgerà le vostre casse o i vostri auricolari. Roba forte, per orecchie allenate e preparate alla battaglia. Il death metal, d’altronde, è un genere ostico, non fa per tutti.

Ritmi ossessivi e infernali, bruschi cambi di velocità tra una strofa e l’altra, voci gutturali e la batteria che pesta forte, come un martello dentro ai timpani. Ora, terminato l’excursus musicale, torniamo un attimo al calcio. In Serie B, nelle zone alte della classifica, c’è una squadra lanciata verso una storica promozione nella massima serie. Una squadra che gioca un calcio che con il death metal ha parecchie cose in comune.

Odio il possesso palla sterile ed è per questo che, se recuperiamo palla, dobbiamo castigare. Se invece riusciamo a riprendere palla dietro, dobbiamo impostare.

E’ il Crotone di Ivan Juric, uomo simbolo della stagione strepitosa dei pitagorici. Se gli altoparlanti dell’Ezio Scida sparassero per 90 minuti death metal a tutto volume, sarebbe un connubio perfetto con quanto si vede in campo. Una squadra che corre a ritmi infernali per 90 minuti, che ha fatto dell’aggressività un obbligo, non solo un credo, e che accelera il passo con dei cambi di ritmo improvvisi e fulminanti. Come se si stesse pestando, forte, su una batteria. Il Crotone di Ivan Juric, lui che ai concerti di Napalm Death, Sepultura, Obituary, Carcass e via dicendo potete trovarlo per davvero, a scatenarsi in prima fila, è la cosa più vicina a una band death metal. E’ l’invenzione del calcio metallaro, a voler essere precisi. D’altronde, come abbiamo appena detto, Ivan Juric è un grandissimo fan del death metal, e ne va orgoglioso.

E’ anche un piccolo miracolo che sta per compiersi, ma non è assolutamente un caso. Dietro a questa squadra, infatti, c’è tutto il carattere del suo allenatore, oltre a una programmazione e a una gestione societaria che in molti dovrebbero studiare. Il Crotone prende i migliori giovani del panorama italiano, li valorizza, li fa diventare grandi in tutti i sensi. E, come quest’anno, oltre alla valorizzazione dei ragazzi, stanno arrivando anche i risultati nell’immediato. Difficile chiedere di meglio.

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A inizio stagione il Crotone era una squadra che aveva, come da qualche anno a questa parte, l’ambizione di salvarsi tranquillamente. L’obiettivo, ad agosto, era di ritrovarsi, a inizio aprile, fuori dalla zona pericolosa, al di sopra delle sabbie mobili della zona playout. Magari, se tutto si fosse messo per il verso giusto, il sogno era di fare un giro sulla giostra dei playoff. La solita squadra di giovanotti terribili, un allenatore esordiente in B. Insomma, se ai tifosi di Crotone qualcuno avesse detto che ad aprile i rossoblu avrebbero avuto quattordici punti di vantaggio sul terzo posto, probabilmente si sarebbe preso un ceffone sul coppino e sarebbe stato trattato come lo scemo del villaggio, accusato di aver buttato giù qualche grappino di troppo.

Invece oggi il Crotone è lì, a un passo dalla serie A, anche grazie al suo allenatore. Ivan Juric da giocatore era un mediano vecchio stampo, ma aveva anche una visione di gioco fuori dal comune. Intelligenza e acume tattico, capacità di guidare la squadra e di vedere i movimenti giusti al momento giusto, tempi da metronomo. E il carattere di ferro, la passione nel cuore che da un croato ti aspetti di default. Di solito, chi viene da quelle parti, non si accontenta del minimo sindacale, ma si sente obbligato a buttare in campo tutto quello che gli scorre dentro, tra petto, vene e arterie.

E’ per questo che a Crotone prima, e a Genova -sponda rossoblu- poi, lo hanno amato. Perchè Ivan Juric è esattamente il tipo di giocatore di cui i tifosi si innamorano in tutti i casi. Se la squadra va bene, è il condottiero cui appigliarsi, il simbolo. Se le cose vanno male è l’ultimo a mollare, l’unico a salvarsi nella barca che affonda. Si, certe cose forse puoi amarle o odiarle, quelli come Ivan Juric, invece, in campo li ami o li ami, niente altre possibilità.

Ed è proprio a Crotone che Ivan Juric conosce l’uomo a cui forse deve quello che è diventato oggi: Gian Piero Gasperini. Che in Juric vede qualcosa di speciale, lo mette al comando del centrocampo del Crotone e poi se lo porta al Genoa, dove il centrocampista croato resta fino al 2010. Quando il fisico non ce la fa più, gli viene praticamente automatico continuare a fare quello che ha sempre fatto: comandare la squadra, stavolta spostandosi di qualche metro, lateralmente, rispetto al centrocampo, e indossando la tuta invece che la divisa. Juric era già il classico allenatore in campo. Non c’è bisogno di un genio per capire perchè quasi tutti gli allenatori che sono passati dal campo alla panchina avessero un ruolo nel centro nevralgico del gioco.

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I primi passi di Juric sulla panchina sono legati da un filo -nemmeno troppo invisibile- a Gasperini. Segue il tecnico nelle sue avventure all’Inter e al Palermo da vice, nel 2013-14 gli viene affidata la panchina della Primavera del Genoa. L’anno scorso, a Mantova, in Lega Pro, la prima panchina vera, la prima sfida tra i grandi: promosso a pieni voti.

Me lo sentivo che sarei tornato, lo dicevo anche in giro quando parlavo con gli amici. Ed è stato bello essere richiamato da una società in cui sei già stato, ha più valore rispetto ad altre, perchè significa che oltre ad essere un allenatore stimato, hai conservato un ricordo importante come uomo e professionista.

Per questo, quando quest’estate arriva la proposta del Crotone, Juric non ci pensa due volte. Conosce la piazza, l’ha amata ed è stato ricambiato. Non c’è un lavoro migliore per lui, in quel momento. Il resto della storia lo conosciamo tutti: il Crotone oggi sogna la serie A e lo fa grazie al suo mister debuttante in B. Che, l’anno prossimo, potrebbe sognare di debuttare anche in A.

Crotone è una città che ha tanti problemi, se con i nostri risultati possiamo far sognare tutti, allora ben venga.

L’impronta del maestro Gasperini è ben presente nel Crotone di Juric: il 3-4-3 di partenza, l’attenzione maniacale a ogni movimento, la voglia di sperimentare, senza fossilizzarsi su numeri e modelli teorici.

Il Crotone è una squadra metal, ma a guardare Juric  da fuori non si direbbe. Lo sguardo cupo, concentrato. Non ama molto le parole, il tecnico croato. Preferisce lasciar parlare il campo. Preferisce premere il tasto play e godersi una squadra che viaggia al ritmo della musica che più gli piace. E godersi il casino.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro