Allo stadio Geoffroy Guichard di Saint Etienne c’erano più di 7.000 islandesi. Considerando che tutto il Paese può contare su circa 330.000 abitanti, il...

Allo stadio Geoffroy Guichard di Saint Etienne c’erano più di 7.000 islandesi. Considerando che tutto il Paese può contare su circa 330.000 abitanti, il conto è presto fatto. Sugli spalti dello stadio francese c’era un numero incredibile di islandesi, in percentuale agli abitanti.

Se poi consideriamo anche tutti quelli che dall’Islanda si muoveranno per seguire anche le prossime partite della nazionale del Nord in terra francese, è stato stimato che quasi il 10% della popolazione dell’Islanda sarà in Francia per seguire le imprese della squadra di calcio che li rappresenta. Ecco, provate a pensare al 10% degli italiani che si muove per assistere a un Europeo o a un Mondiale, e avrete idea della portata di questo che è un vero e proprio esodo di massa.

Perché, in effetti, questa per l’Islanda è un’avventura speciale: è la nazione più piccola ad essersi mai qualificata alla fase finale di un campionato europeo, e i ragazzi vogliono godersi la festa come Iddio comanda. E hanno cominciato con il piede giusto.

L’avversario era dei più ostici: il Portogallo di uno dei migliori al mondo, forse il migliore al mondo: Cristiano Ronaldo. Il girone non è di quelli impossibili, visto anche lo spettacolo messo in campo da Austria e Ungheria nel pomeriggio. Per cui, stasera, il pronostico era tutto dalla parte del Portogallo, favorita assoluta per la conquista del primo posto nel raggruppamento.

L’Islanda parte all’arrembaggio, senza timori reverenziali. Come se non ci fosse niente da perdere, come se non fosse l’occasione più importante della vita di questi ragazzi e forse di tutta la storia dell’Islanda. Almeno per quanto riguarda il calcio, ovvio. E’ Sigurdsson a sfiorare per primo il vantaggio, prima che il Portogallo riconquisti campo e si porti in vantaggio con Nani, dimenticato dalla difesa islandese.

Sembrerebbe il preludio a una disfatta. E non sarebbe neppure un dramma, visto che le due partite in cui far punti, teoricamente, sarebbero quelle contro Austria e Ungheria. Ma i 7.000 islandesi arrivati a Saint Etienne non ci pensano nemmeno alla disfatta. Continuano a incitare la loro squadra, senza sosta. Urlando con tutto il fiato che hanno in corpo, facendosi sentire. Senza dubbio una delle tifoserie che, a livello vocale, hanno alzato di più il volume in questi primi giorni.

E i ragazzi in campo rispondono con l’orgoglio. Non si buttano avanti alla disperata, ma resistono agli attacchi del Portogallo, che forse così corazzata poi non è, in fondo. E infatti, a inizio ripresa, Berg Gudmundsson mette in mezzo un pallone che la distratta difesa del Portogallo si perde. Birkir Bjarnason, che l’anno scorso di questi tempi saltava la finale playoff con il Pescara proprio per gli impegni in nazionale, arriva pronto all’appuntamento. Colpisce sporco, quasi di parastinchi. Ma trafigge Rui Patricio, ed è quello che conta.

L’Islanda, non senza soffrire, arriva alla meta. Al novantesimo il punteggio è ancora inchiodato sull’uno a uno, il che vuol dire primo storico punto all’Europeo. Ma soprattutto la possibilità di mandare avanti per davvero il sogno di un popolo intero. Che, magari, più in là potrebbe spostarsi tutto, ma proprio tutto, in Francia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro