Islanda, il profondo Nord alla conquista dell’Europa Islanda, il profondo Nord alla conquista dell’Europa
Prendi 300.000 abitanti e mettili in una terra di ghiaccio, l’ultimo avamposto di civiltà prima del Polo Nord. Prendi 300.000 abitanti e mettigli un... Islanda, il profondo Nord alla conquista dell’Europa

Prendi 300.000 abitanti e mettili in una terra di ghiaccio, l’ultimo avamposto di civiltà prima del Polo Nord. Prendi 300.000 abitanti e mettigli un pallone tra i piedi. Bè, oggi, probabilmente, ti insegneranno a giocare a calcio, dribblando neve e ghiaccio, mettendo tutti in fila. Perchè, oggi, con la prima storica qualificazione alla fase finale dell’Europeo davvero a un passo, l’Islanda sta per mettere in riga tutta l’Europa. Oggi siamo tutti un po’ Vichinghi.

Tutto sembra una favola in questa isoletta ai confini dell’Europa e del mondo. Figuriamoci una nazionale che sta dominando il suo girone di qualificazione, lasciandosi alle spalle (e quasi sicuramente fuori da Euro 2016) dei mostri sacri come l’Olanda e la Turchia. Ma se ti fermi un attimo a guardare negli occhi dei calciatori islandesi -occhi di ghiaccio, naturalmente – capisci che è molto di più di una semplice favola. Da quegli occhi, e dal modo in cui i loro proprietari stanno in campo, capisci che qui tutto è un po’ speciale. Capisci che chi è cresciuto in questa terra di ghiaccio ha raccolto in pieno l’eredità e lo spirito dei Vichinghi.

Sono duri, sono testardi, se vogliono una cosa se la vanno a prendere senza troppi giri di parole. Perchè d’altronde, quando l’inverno è lungo e per lo più buio, quando metti il naso fuori di casa e senti il freddo arrivare fino all’anima, quando intorno a te senti solo il silenzio ovattato della neve e vedi solo luce riflessa dal ghiaccio, non può essere altrimenti. Non puoi perderti in chiacchiere, non puoi fermarti a perder tempo. No, devi andare avanti dritto e concentrato. Così viene su un islandese.

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Sembra strano che il calcio abbia conquistato una terra fredda e all’apparenza inospitale. Infatti il campionato islandese dura da maggio a settembre, viste le palesi difficoltà di trovare campi adatti in inverno, se non al coperto. Ma ormai i vichinghi sono partiti alla conquista dell’Europa. Sono cresciuti, sono diventati rapidamente grandi. Hanno fatto i bagagli, ci hanno messo dentro tutta la loro voglia di vincere, e sono venuti in Italia, in Inghilterra, in Olanda, in tutte le terre del football, insomma. Abbiamo imparato presto a conoscerli. Il precursore, ovviamente, è stato Eiður Guðjohnsen, il primo islandese a vincere la Champions League. Guðjohnsen che, nella storia, ci era anche già entrato. Era stato il primo calciatore a vestire la maglia della nazionale nella stessa partita del padre, Arnór, al posto del quale era entrato in campo. Sono speciali, niente da fare.

Dopo il precursore, piano piano i Vichinghi si sono presi l’Europa. Noi italiani abbiamo conosciuto Emil Hallfreðsson, il combattente del Verona, e Birkir Bjarnason, il guerriero per cui i tifosi del Pescara erano stati pronti a scatenare una guerra, seppur virtuale. E in tutto il resto d’Europa, negli ultimi anni, tutti si sono accorti della tempra e del carattere degli islandesi. Da Gylfi Sigurðsson, diventato insostituibile allo Swansea, fino a Sigþórsson e Finnbogason, che hanno conquistato l’Olanda a suon di gol.

Anche quando stanno in campo, con quella maglia che ricorda il blu profondo del mare, rispecchiano il loro carattere. Duri, rocciosi, tosti. Ogni pallone è il più prezioso del mondo, da difendere a tutti i costi. Non li vedrete mai vincere segnando caterve di gol, non li vedrete mai concedere più del dovuto allo spettacolo. Piuttosto, li vedrete combattere, perfettamente organizzati, tutti compatti a difendere il loro vantaggio. E, infatti, nelle 7 partite di qualificazione, in un girone tra i più duri delle qualificazioni a Euro 2016, i Vichinghi hanno subito solamente tre reti. Duri, concentrati, poco propensi ai fronzoli. Questo è il popolo islandese.

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Fino a qualche anno fa, dell’Islanda in Europa arrivava la musica. I ‎Sigur Rós‎, Björk, recentemente gli Of Monsters and Men. A livello di sport, finora, gli islandesi si erano distinti per la pallamano. Ma ora che il calcio è decollato anche nella terra del ghiaccio, è tutta un’altra storia. Al Laugardalsvöllur, lo stadio di Reykjavik in cui gioca la Nazionale (e solo la Nazionale) ormai è difficile trovare posto per uno spillo. Ogni volta che i guerrieri scendono in campo, il freddo svanisce. il Laugardalsvöllur diventa un catino che ribolle di passione. Si, perchè anche sotto il ghiaccio può battere un cuore pulsante, un cuore da riscaldare a suon di magie di quelli con la maglia blu.

E’ una terra speciale l’Islanda, una sorta di isola che non c’è nel bel mezzo del nulla. Nel 2008 il paese ha preso una strada coraggiosa: l’economia era in crisi, hanno dichiarato il default e sono ripartiti. A testa bassa, faticando, come sempre. Adesso che Euro 2016 sembra cosa quasi fatta, l’Europa è pronta a fare conoscenza con i Vichinghi. Che non vogliono farsi trovare impreparati all’appuntamento. A proposito di appuntamenti, tra qualche giorno partono gli Europei di basket. La nazionale italiana, inserita in un girone di ferro, oltre che con i giganti spagnoli, turchi, serbi e tedeschi, dovrà vedersela anche con dei vichinghi islandesi. Sarà forse il caso di prestare la massima attenzione.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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