Ho sempre sognato di diventare un calciatore professionista. Fin da quando, da ragazzino, giocavo sui campetti di terra insieme ai miei amici. Scartavo tutti....

Ho sempre sognato di diventare un calciatore professionista.

Fin da quando, da ragazzino, giocavo sui campetti di terra insieme ai miei amici. Scartavo tutti. E segnavo.

Sempre.

Ero imprendibile.

Poi sono cresciuto. Le scarpette da ginnastica hanno lasciato il posto agli scarpini con i tacchetti. E ho realizzato il mio sogno. Grazie allo Sporting Lisbona. Nel 2002 stavo per diventare juventino. Era tutto fatto. Ma Marcelo Salas rifiutò il trasferimento a Lisbona e l’affare saltò. Pazienza. Sliding doors di una carriera che poteva essere e non è stata.

Poi, l’anno successivo, dopo un’amichevole estiva contro i Red Devils, i senatori del Manchester United andarono da Sir Alex Ferguson per dirgli di comprarmi. Erano impazziti su quella fascia in cui gli inglesi stavano per diventare orfani di Beckham.

E allora ecco la maglia numero 7 dei Red Devils. Il numero dei loro più grandi: George Best, Eric Cantona. E poi io. Che divento grande con loro. Grazie a loro.

Passano sei anni, un Pallone d’oro e una Champions League ed ecco il Real Madrid. La squadra più importante del mondo. E l’inizio della mia rivalità con Leo Messi. Lui più simpatico per tutta una serie di motivi. Io concentrato sempre e solo sul risultato, sulla prestazione. Sui goal. Per spingere la mia squadra sul tetto più alto del mondo.

Fino alla dodicesima Coppa dei Campioni. Fino al mio quarto Pallone d’oro.

E quando a fine partita mi chiedono se vincerò il prossimo, rispondo sorridendo “si vedrà…”

Ma lo so io e lo sapete voi che quel trofeo è già mio. Il quinto Pallone d’oro della mia carriera.

Perché io sono Cristiano, perché cristiani sono i miei genitori.

Perché io sono Ronaldo, per l’amore di mio padre per un attore famoso divenuto Presidente.

Perché io sono Cristiano Ronaldo, il perfetto mix tra atleta e celebrità.

E sono il giocatore più forte del mondo.

Ma da sabato sera, forse, un pochino di più.

Alessandro Aquilino
twitter: @kempes75