Invettiva contro te che lasci San Siro al minuto 85 Invettiva contro te che lasci San Siro al minuto 85
Paghi il biglietto, anche profumatamente. Arrivi allo stadio, passi il tornello, sali le scale, ti affacci: sotto di te, la Scala del Calcio, San... Invettiva contro te che lasci San Siro al minuto 85

Paghi il biglietto, anche profumatamente. Arrivi allo stadio, passi il tornello, sali le scale, ti affacci: sotto di te, la Scala del Calcio, San Siro. Uno spettacolo che ogni volta toglie il fiato. Una marea di teste, una marea di gente come te. Pronti a soffrire, gioire, incazzarsi, festeggiare, amareggiarsi. Pronti a vivere 90 minuti di emozioni, forse gli unici che questa settimana saranno pienamente degni di essere vissuti.

Poi, al minuto 85, con la tua squadra sotto 1-0, decidi di alzarsi e andartene. Perchè non vuoi trovare traffico uscendo dallo stadio, perchè non vuoi perdere mezzora della tua preziosissima esistenza. No. Io non ci sto. Ci sono tante cose che non capisco di questa vita, ma forse questa è una di quelle che capisco meno. Una di quelle che mi fa incazzare di più.

C’è la tua squadra sotto uno a zero, mancano 5 minuti, e tu ti alzi e te ne vai. Come a dire che non te n’è importato niente, che quei 22 in campo per te erano solo un divertimento, un modo come un altro per passare il sabato sera. Aperitivo o Milan-Juve. Carramba che sorpresa (o qualsiasi diamine di programma facciano in tv il sabato sera, noi purtroppo sono anni che non guardiamo altro che sport) oppure Inter-Roma. Cinemino oppure il derby.

No, caro amico che lasci San Siro al minuto 85, non è questo il modo di comportarsi. Tu sei un abusivo, uno che occupa un posto che non gli spetta. Non te lo meriteresti quel seggiolino in tribuna a due metri da Lichtsteiner che batte la rimessa laterale inveendo contro il guardalinee. Non te lo meriteresti per nulla. A cosa serve andare allo stadio se non vivi ogni singolo istante, ogni singolo respiro, ogni maledettissimo momento di quei 90 minuti più recupero?

Eppure dovresti saperlo che nel calcio basta un minuto per cambiare tutto e scrivere la storia. Invece no, tu decidi di barattare una possibile storia da raccontare ai tuoi nipotini con una coda evitata. Tu decidi di correre il rischio di non vivere in prima persona il gol più bello della storia del calcio solo per essere a casa qualche minuto prima. E allora no, caro amico, non te lo meriti quel posto in prima fila. Non te lo meriti quel seggiolino in posizione privilegiata, non te lo meriti quel biglietto che in tanti al tuo posto bramerebbero.

Sei un abominio, caro amico che lasci San Siro al minuto 85 con la tua squadra sotto 1-0, e secondo me sei anche incapace di amare. Incapace di vivere le emozioni, incapace di sognare, soprattutto incapace di credere e sperare. Perchè se non capisci che il gol del pareggio della tua squadra al novantaseiesimo è una delle gioie più belle che la vita possa regalarti, allora forse non sarai mai capace di provare un sentimento vero, caro amico che lasci San Siro al minuto 85 con la tua squadra sotto 1-0, e allora forse, più che incazzarmi, mi dispiace per te.

Con affetto,
uno che la partita se la deve vedere dal divano di casa sua e non si alza neanche per andare a fare la pipì quando gli scappa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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