Non so perché lo sto facendo. Non so perché continuo a farlo. Non riesco a darmi una spiegazione razionale, ma quando mai questa squadra...

Non so perché lo sto facendo. Non so perché continuo a farlo. Non riesco a darmi una spiegazione razionale, ma quando mai questa squadra maledetta che mi ostino a tifare ha avuto qualcosa di razionale? Quando mai, per Dio? Mai. Mai. Mai.

Non so perché lo sto facendo. Non so perché l’ho fatto. Non so perché continuo e continuerò a farlo, come se ci fosse una forza invisibile a guidarmi, qualcuno che tira i fili. Dovrei aver imparato, ormai, che non posso fidarmi di niente e di nessuno, nella vita, ma soprattutto che non posso fidarmi di questa squadra che ho sadicamente scelto di seguire. Di amare, anzi. Di amare alla follia.

Lo sapevo che sarebbe andata così, eppure l’ho fatto. Ho preso la solita ora di permesso dal lavoro per uscire dall’ufficio con calma, prendere la metropolitana, arrivare a casa, mettere le pantofole, tirare fuori dall’armadio la maglia di Diego Milito, indossarla, stappare la birra, mettere fuori posto il telefono e prendere in mano il telecomando. La frittatona di cipolle, meglio di no: sono le 19 e, magia di questo nuovo calcio ipertelevisivo, alle 19 del giovedì pomeriggio, fare aperitivo con la frittatona di cipolle, no, grazie. Anche se la tentazione è forte.

Accendo la tv. Giochiamo contro l’Hapoel Beer Sheva. Chi è l’Hapoel Beer Sheva? Cosa è l’Hapoel Beer Sheva? Dove sta l’Hapoel Beer Sheva? Perchè giochiamo contro l’Hapoel Beer Sheva? Noi dobbiamo giocare contro il Real Madrid, il Barcellona, il Bayern Monaco. Non contro l’Hapoel Beer Sheva. E farei anche bene a stare zitto, che con l’Hapoel Beer Sheva – continuo a ripetere il nome di questi incolpevoli israeliani per farli diventare reali nella mia testa- ci abbiamo anche perso all’andata.

Ma se non fossi fiducioso, non sarei qui. Non avrei preso un’ora di permesso dal lavoro inventandomi una scusa improbabile quanto una diagonale difensiva azzeccata da Nagatomo. No, ci credo. Da oggi in poi le cose andranno meglio, nel derby si è già visto qualcosa, e quel gol all’ultimo respiro non può che essere un segno del destino, un bacio in fronte della Sorte sulla capoccia di Pioli. Si, sono fiducioso. Vinceremo contro questi, vinceremo la prossima, andremo avanti in Europa League e magari, poi, chissà. E’ pazza, questa coppa. Pazza, come noi.

Partiamo bene. Subito Icardi, subito Brozovic, 2-0. Ve l’avevo detto, vinceremo. Ve l’avevo detto, andremo avanti. Ve l’avevo detto. All’intervallo apro un’altra birra, me la voglio godere. Poi segna Maranhao. Quel diavolo. Pure all’andata aveva segnato. Per fortuna all’andata non l’ho vista la partita, va. Che se no mi verrebbe qualche pensiero strano. A metà della mia birra, le cose cominciano a farsi sempre più vaghe.

Handanovic. Uscita. Il piede. Sulla spalla. Rigore. Rosso. Carrizo. Come Carrizo? Come rigore? Gol. Come gol? Come 2-2?

L’abbiamo fatto di nuovo. L’abbiamo buttata di nuovo all’aria, abbiamo di nuovo buttato tutto per aria, maledizione. Quando Ben Sahar al novantesimo fa 3-2, quasi lo sapevo. Me lo aspettavo. Ben Sahar. Chi è Ben Sahar? Cosa è Ben Sahar? Dove sta Ben Sahar? Perchè giochiamo contro Ben Sahar? Noi dobbiamo giocare contro Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Thomas Muller. Non contro Ben Sahar.

Spengo la televisione. Apro un’altra birra. Ripenso a quando, a scuola, mi chiedevano per che squadra tifassi. Io, in segno di affronto, rispondevo orgoglioso: “Inter, perchè?”. Oggi, in fondo, mi ronza nella testa sempre quella domanda: Inter, perchè?

Firmato: un tifoso interista abbastanza incazzato. Ma ancora innamorato.