Il derby della Madonnina un tempo era una cosa seria, decideva scudetti e Champions League. Oggi, vale come un semplice derby, cioè tantissimo. Per...

Il derby della Madonnina un tempo era una cosa seria, decideva scudetti e Champions League. Oggi, vale come un semplice derby, cioè tantissimo. Per avvicinarci al match abbiamo messo a confronto due top 11 molto particolari: i due dream team composti dai peggiori bidoni che abbiano mai vestito le casacche di Inter e Milan. Buon divertimento, e cercate di non spaccare nulla.

Inter

L’inter si schiera con uno spregiudicato 3-4-3 volto ad offendere (il giuoco del pallone) più che a difendere. In porta la garanzia, di cappella, Fabian Carini, passato alla storia per esser stato scambiato con il futuro pallone d’oro Fabio Cannavaro. Dietro il terzetto Gresko, Angloma, Rivas non ci farebbe dormire sonni tranquilli nemmeno se fossimo sopra di 3 goal a 10 minuti dalla fine. Un attimo, ci squilla il telefono. Niente, è Dio, ci ha detto che Taribo West deve giocare. Facciamo accomodare Angloma in panchina e acconsentiamo.

A centrocampo un regista perfetto come Ciriaco Sforza a menar le danze e dettare il ritmo. Ritmo di samba che scorre a fiumi nell’animo del compagno di reparto, il mai dimenticato Vampeta. Sulle fasce i dribling ubriacanti di Santiago Solari incontrano le trivele mefitiche di Ricardo Quaresma, prestare molta attenzione. In avanti il trio delle meraviglie Sebastian Rambert, Caio Ribeiro, Darko Pancev : 20 presenze complessive ed un goal realizzato dal Cobra Macedone, biglietto da visita da far tremare i polsi.

In panchina si accomoda il rumeno Mircea Lucescu, un nome una garanzia. Di disfatta.

Milan

A difendere la porta rossonera non possiamo che piazzare Jens Lehmann, il portiere che arrivò con la fama di paratutto e che sparì dopo mezza stagione e 5 prestazioni indecenti. La linea difensiva la attrezziamo con una diga impenetrabile. Nel mezzo buttiamo Dario Smoje e Oguchi Onyewu, (all’anagrafe Oguchialu Chijioke Goma Lambu Onyewu, giusto per informarvi), due con la faccia sporca ma soprattutto con ridotte capacità motorie. Successo garantito. Per le fasce ci affidiamo alla scuola olandese: a destra piazziamo Michael Reiziger e le sue labbra al botulino a destra, mentre adattiamo a sinistra Wiston Bogarde, incapace difensore centrale. Tanto, anche se lo avessimo messo nel suo ruolo naturale, sempre non sarebbe stato buono. Fuori di un soffio, nonostante la raccomandazione, il fratellino d’arte Digao che si accomoda in panchina.

Schieriamo un centrocampo a tre con Umit Davala a fare legna e a spaccare ossa con il santino del Maestro Terim nei parastinchi. A fargli compagnia, due fantasisti che di fantasia, forse, ne hanno vista davvero poca: Vikash Dhorasoo e uno che forse anche sua madre si è scordato di aver messo al mondo, Pablo Garcia. Completa il quartetto d’assi a centrocampo l’evanescente Drazen Brncic: un ricco premio in danaro a chi ci porterà notizie del croato. In attacco, non possono non trovare posto Ricardo Oliveira e Josè Mari, che sono costati svariati milionazzi (e miliardazzi) a Silvio Berlusconi.

In panchina, con una botta di nostalgia piuttosto accentuata, piazziamo il buon Oscar Washington Tabarez. Ora che vi siete rifatti gli occhi, bestemmiato il Creatore e rivangato il passato…bè, ora potete godervi il vostro derby di Milano in santa pace, e guai a voi a pensare che quelli in campo stasera sono scarsi…