Insigne, semplicemente Roberto Insigne, semplicemente Roberto
Il bilancio di Insigne, nelle ultime 8 apparizioni in campionato, parla di 5 gol e 3 assist, con la sua squadra che, con i... Insigne, semplicemente Roberto

Il bilancio di Insigne, nelle ultime 8 apparizioni in campionato, parla di 5 gol e 3 assist, con la sua squadra che, con i 3 punti raccolti ieri, si è issata al primo posto della classifica.

Ma non stiamo parlando di Lorenzo, e nemmeno del Napoli, che pure rimane in testa alla classifica (aspettando Inter-Chievo di oggi pomeriggio): no, l’Insigne del momento di nome fa Roberto, ed è il fratello minore di Lorenzo.

Il Parma di D’Aversa, con la vittoria di ieri contro la Pro Vercelli, ha momentaneamente guadagnato la testa del campionato di Serie B, e in generale sembra aver trovato il modo di girare al meglio.

Merito di due folletti, Antonio Di Gaudio a sinistra e Roberto Insigne, appunto, a destra.

Già, a destra: perché, per un curioso caso del destino, i due fratelli Insigne sembrano essere stati costruiti allo specchio. Uno destro, l’altro mancino. Lorenzo parte da sinistra, mette in moto le gambe, fa sparire il pallone, e poi conclude in porta con l’ormai caratteristico destro a giro.

Roberto parte da sinistra, mette in moto le gambe, fa sparire il pallone, e poi conclude in porta con l’ormai caratteristico sinistro a giro. Sarebbe curioso e affascinante vederli giocare insieme, solo per vedere che effetto fa.

Roberto Insigne, classe 1994, in Serie B, non aveva mai segnato più di 5 gol (Avellino, 2015/16) e in generale la sua stagione più prolifica è stata quella a Reggio Calabria, in Lega Pro, conclusa con 9 reti segnate.

Oggi, a inizio dicembre, siamo già a quota 5: e pensare, tra l’altro, che il primo gol è arrivato solamente il 21 ottobre, quindi i 5 gol sono arrivati nel giro di un mese e mezzo magico.

Questione di fiducia, come spesso succede con i giocatori come Roberto: quelli che hanno bisogno di quel pizzico di coraggio in più per immaginare e provare la giocata, che hanno bisogno, anche, di poter sbagliare due volte prima di regalarti la magia al terzo tentativo, magari.

Forse è un po’ tardi, a 23 anni, per fare un ulteriore salto di qualità e togliersi di dosso l’etichetta di “fratello di Lorenzo”, o forse no, perché in fondo certe volte basta poco per svoltare una carriera in modi imprevedibili e imprevisti.

Di sicuro, oggi a Parma si godono Roberto, semplicemente Roberto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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