La trasferta in quota, ai 3500 metri di La Paz, è stata un disastro. A quattro ore dall’inizio del match, la notizia della squalifica...

La trasferta in quota, ai 3500 metri di La Paz, è stata un disastro. A quattro ore dall’inizio del match, la notizia della squalifica di Leo Messi.

Quattro giornate di squalifica, il che significa che il numero 10 dell’Albiceleste potrà tornare a giocare solamente per l’ultima partita del girone, quella contro l’Ecuador, che potrebbe trasformarsi anche in una finale.

Ieri, allo stadio Estadio Hernando Siles, si è consumata una vera e propria tragedia calcistica. La vittoria sul Cile sembrava aver riportato serenità in Argentina, la classifica era tornata a sorridere alla squadra di Bauza.

Una vittoria, non scontata ma sicuramente alla portata, nella trasferta boliviana, avrebbe permesso all’Albiceleste di chiudere il ciclo di partite di marzo con una classifica molto più rassicurante.

E, invece, a 15 mesi dal Mondiale, l’Argentina non sa ancora se ci potrà andare, in Russia. Il Brasile ha staccato il primo ticket per i Mondiali, ne restano tre, più uno per lo spareggio. E l’Albiceleste, ora, dovrà riemergere dal caos per andare a prendersi almeno uno di quei quattro posti. Perché mancare i Mondiali, per l’Argentina, sarebbe l’equivalente dell’esplosione di una bomba atomica.

Un disastro che lascerebbe il Paese nella disperazione più totale, visto il modo in cui si vive il calcio a quelle latitudini.

Le cause di questo disastro -non irrimediabile, sia chiaro- sono sotto gli occhi di tutti. L’Argentina è una squadra allo sbando, guidata da un allenatore che, sembra evidente anche a chi non ha mai giocato a calcio, non ha in mano lo spogliatoio, e che forse non decide davvero neanche la formazione. La vicenda Icardi è una palese metafora di quello che stanno combinando Federazione e commissario tecnico. Che la mancata convocazione dell’attaccante dell’Inter siano di carattere extracalcistico è ormai chiaro a tutti. 

Non è uno scandalo, perché, ipoteticamente, per mantenere uno spogliatoio compatto e coeso, cose del genere sono successe dappertutto. Il problema è che in questo teatrino è sempre mancata chiarezza, e nessuno ha detto -esplicitamente- che Mauro Icardi non viene convocato perchè inviso a una parte di spogliatoio.

Poi, in realtà, ci sarebbe anche il campo. Gestito male, malissimo. L’Argentina, forse, non è nel momento di massimo splendore. La difesa schierata ieri a La Paz, pur non essendo il meglio che Bauza potesse mettere in campo, è da brividi. E l’idea di schierare Pratto e Correa, con Dybala e Aguero in panchina, non è sembrata nemmeno la più intelligente possibile.

La situazione sembra essere ormai arrivata al punto di non ritorno. Mancano quattro partite al termine del girone di qualificazione. L’impressione è che la prossima deciderà già tante cose: l’Albiceleste andrà in Uruguay, dove le cose non sono mai semplici, e dove la Celeste con 3 punti potrebbe ipotecare un biglietto per la Russia. Poi, sarà il turno di Venezuela, Perù ed Ecuador.

Fino a qualche mese fa, a Leo Messi rimproveravano di essere poco decisivo nelle finali con l’Argentina, dopo le ultime buttate al vento. Ma, forse, l’impressione è che, senza Leo Messi, l’Argentina quelle finali non le avrebbe nemmeno giocate. Chissà se Leo, all’ultima giornata del girone, che potrebbe davvero essere uno spareggio, saprà mettere a tacere tutte quelle voci e trascinare fuori l’Argentina da quello che è diventato un vero e proprio incubo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro