In un certo senso era già tutto scritto. Negli occhi e nelle gambe dei giocatori del PSG. Quegli occhi su cui indugiavano le telecamere...

In un certo senso era già tutto scritto. Negli occhi e nelle gambe dei giocatori del PSG. Quegli occhi su cui indugiavano le telecamere prima del match, durante la classica carrellata che accompagna l’esecuzione dell’inno della Champions League. Erano gli occhi di chi sperava solo e soltanto che quei 90 minuti passassero in fretta. Le gambe, già tremolanti alla vista dell’imponente maestosità del Camp Nou, sono diventate subito di pasta frolla al fischio di inizio dell’arbitro.

Si era capito subito. Che sarebbe stata una partita sofferta, che quei 90 minuti, per i calciatori -e soprattutto per i tifosi- del PSG non sarebbero passati per niente in fretta. D’altronde il calcio è anche un gioco di sensazioni, di istinto. E le sensazioni, l’istinto, raramente ti tradiscono.

Sarà stato un po’ quel fantasma che aveva cominciato ad aleggiare subito dopo la fine del match di andata, e che piano piano tutti hanno contribuito a far diventare reale. I funerali al Barcelonismo subito dopo la fine della partita, e poi, piano piano, quella sensazione che cominciava a serpeggiare.

Se c’è qualcuno che può fare un’impresa del genere, è il Barcellona

Non date per morti i catalani

Attenzione, al Camp Nou può succedere di tutto: se ne fanno un paio nei primi minuti…

E poi è successo davvero.

La partenza a razzo del Barcellona ha fatto capire subito a quelli del PSG che sarebbe stata una notte lunghissima. Una notte che forse non avrebbero dimenticato mai più, una notte che sarebbe diventata un’ossessione. Rintanati nella loro area, facevano fatica persino a respirare. Il cuore che accelerava a ogni spinta del Barcellona alla porta di Trapp. Il gol di Suarez. Le gambe che faticavano a reggere lo sforzo. Kurzawa e Trapp che prima dell’intervallo combinano la frittata. Il ruggito del Camp Nou che diventa un vulcano di emozioni, rabbia e carica emotiva.

Sembrava davvero un copione già scritto. Nell’intervallo, i giocatori del PSG avranno avuto il tempo di pensare a quello che stava succedendo. Solo una cosa avrebbero dovuto fare. Pensare a segnare un gol, uno soltanto, piuttosto che difendersi e lasciarsi trascinare dalla furia catalana. Il rigore di Messi, e poi quella finta liberazione. L’urlo del Matador che sembrava aver spalancato le porte del Paradiso. Ma era solo una spietata e beffarda illusione.

Perché il peggio doveva ancora arrivarsi. Perché le nubi nere dovevano ancora trasformarsi in tempesta.

E’ successo tutto in un attimo. Non se ne sono nemmeno accorti, i francesi. Perché i 3 gol del Barcellona in 7 minuti sono, ancora stamattina, avvolti in una nebbia, un fumo, un alone di magico mistero. Come quando ti svegli, nel letto, respirando a fatica. Magari cacciando un urlo. Accendendo la luce, cercando un sorso d’acqua. Per capire se quello che hai vissuto è successo davvero oppure è stato solo un sogno tremendo.

Mentre il cuore rallenta, le immagini si fanno più nitide e il respiro si regolarizza, tu, nel tuo letto, ti tranquillizzi e realizzi che per fortuna era tutto frutto della tua mente.

I calciatori del PSG, ieri, non hanno avuto la stessa fortuna.

Tutto vero. Tutto materiale, tutte lacrime da toccare con mano e ingoiare sentendone fino in fondo l’amaro sapore. Ma d’altronde era già tutto scritto. Perchè se ci pensi troppo, gli incubi ci mettono un attimo a diventare realtà. Molto più dei sogni, perché gli incubi, in realtà, sono veramente stronzi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro