Incondizionatamente Jorge Valdivia, il Mago Incondizionatamente Jorge Valdivia, il Mago
Nel calcio moderno conta andare a cento all’ora. Con allenatori che puntano a controllare ogni aspetto del gioco, che vogliono imbrigliare in schemi e... Incondizionatamente Jorge Valdivia, il Mago

Nel calcio moderno conta andare a cento all’ora. Con allenatori che puntano a controllare ogni aspetto del gioco, che vogliono imbrigliare in schemi e tattica anche i calciatori più estrosi. Nel calcio moderno, anche chi vuole inventare deve farlo entro certi limiti ben segnati. Senza mai andare sopra le righe, senza mai eccedere, senza mai farsi notare troppo.

Poi invece ci sono degli eroi romantici, dei ribelli, che semplicemente continuano a fare quello che hanno sempre fatto. Vanno al loro ritmo, seguono solo i pensieri nella loro testa. Danno ascolto solo a due cose, piuttosto importanti: la loro testa e il loro piede. E quella testa e quei piedi viaggiano su binari completamente diversi da quelli degli altri in campo. Sono semplicemente calciatori speciali, che non puoi ricondurre a nessuna fattispecie, che non puoi etichettare con un ruolo, a cui non puoi affidare un compito. Sono calciatori che accendono gli entusiasmi con facilità disarmante, sono calciatori che nel bene o nel male, non ti possono lasciare indifferente. Li amerai, alla follia. Oppure li odierai, con ogni fibra del tuo corpo.

Jorge Valdivia è proprio uno di quei calciatori. Il Mago, lo chiamano. Per tanti motivi. Quello fondamentale, quello che lo rende speciale, è la sua visione di gioco. Il Mago viaggia qualche secondo avanti a tutti, prevede quello che sta succedendo o sta per succedere. E succede perchè è lui che decide quello che sta per accadere. Il Mago vede lo spazio, la profondità, il campo, come nessun altro al mondo. Immagina, pensa, fa succedere le cose. Quando Valdivia alza la testa, e lancia un pallone in profondità, state pur certi che qualcosa potrà succedere. Ma sempre andando al suo ritmo, sempre quando vuole lui. Se la partita diventa dura, il Mago può anche decidere di fare un passo indietro e tenersi lontano dalla contesa. Un modo per fare qualcosa di decisivo lo troverà sempre.

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D’altronde, per giocare come Valdivia e conquistarsi un posto in squadra, in un gruppo che ha fatto della garra e della voglia di combattere il suo unico credo, bisogna essere davvero speciali. Bisogna davvero essere dei Maghi, dei creatori di emozioni. Conquistarsi fiducia e affetto non è mai facile. Ma c’è qualcosa di magnetico in Jorge Valdivia, qualcosa che ti conquista dal primo tocco di palla che gli vedi fare. Una carezza, un gesto di affetto verso il pallone, da trattare sempre come il primo e unico amore della tua vita.

Come tanti ribelli sudamericani, Jorge Valdivia non si è mai prodigato più di tanto per dare un senso compiuto alla sua carriera. Si è accontentato del suo girovagare stanco, un lento andirivieni come quello che mette in scena in campo. Una breve puntata in Europa, sufficiente a fargli capire che quel calcio non fa per lui. Il calcio europeo non è pronto per uno come lui, per un Mago che ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi spazi per esprimersi. E’ tornato a casa, dopo aver indossato le casacche del Rayo Vallecano e del Servette, e lì è rimasto. Il Colo Colo, il Palmeiras. Poi anche due anni negli Emirati Arabi, a illuminare una terra che di pallone vero forse non ne ha mai visto.

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Nessuno è mai stato disposto ad accettare le sue tante pause in campo, le sue bevute al bar, le sue scaramucce con gli avversari. Scaramucce che, anche queste, non sono mai e poi mai banali. Come quella volta in cui zittì Robinho, prendendo il pallone e piantandoglielo sul muso. Come quella volta in cui un avversario continuava a tirarlo per la maglietta, e lui se l’è tolta, porgendogliela. Quando sei speciale non si può scendere a compromessi.

Il meglio di sè lo da con la maglia della nazionale cilena, con la Roja addosso. E lo capisce anche Marcelo Bielsa, uno che sul talento e sui giocatori speciali qualcosa da dire ce l’avrebbe. Lo capisce, il Loco, e lo riporta in nazionale dopo qualche anno di esclusione, di incomprensioni, di litigi. E Valdivia, come chi capisce quando è il momento di ripagare l’affetto di chi crede in te, regala al Loco il gol che vale la qualificazione ai Mondiali del 2010, contro la Colombia. Il Mago è stato protagonista anche ai recenti mondiali brasiliani. Andatevi a rivedere la prima mezzora contro l’Australia, le sue invenzioni per i compagni, il suo gol: in quella mezzora c’è tutto Valdivia. Il resto sta nell’ora successiva, in cui, semplicemente, da buon prestigiatore, sparisce dal campo.

Non ci sono mezze misure, non ci sono compromessi. Il Mago Valdivia lo si ama o lo si odia. Incondizionatamente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro