Quando a metà giugno la trattativa si faceva seria, il mio giornale decise di mandarmi sotto le finestre della Filmauro, a Roma. Due passi...

Quando a metà giugno la trattativa si faceva seria, il mio giornale decise di mandarmi sotto le finestre della Filmauro, a Roma. Due passi dal Colle, quello più alto della città, quello dove sorge il Quirinale. Lui, Sarri, entrava di mattina presto a bordo di una utilitaria tutta scura, ma comunque di classe. L’altro, De Laurentiis arrivava in Volvo ultimo modello, usciva e rientrava, entrava e riusciva.

Chissà cosa si sono detti in quei palazzoni romani, proprio mentre la tifoseria mugugnava, Montella si liberava dalla Viola e Maurizio Sarri firmava il contratto sognato da una vita: un solo anno, però, con opzione per gli altri quattro. Come a dire: ci si fida, ma fino a quando? Cinquecentottantacinque giorni dopo, invece, Sarri si presenta, rigorosamente in tuta, al Santiago Bernabéu, per sfidare i blancos. Lui, “Mister 33”, perché 33 erano gli schemi che quella sua mente pazza per il calcio aveva studiato notte e giorno per i ragazzi che allenava.

Lui che quel lavoro per la Banca Toscana lo teneva appiccicato col culo alla sedia, per poi andarsi ad allenare alla sera sui campi da calcio di seconda categoria. Un pregio? La schiettezza. Un difetto? La sincerità. Sarri è un napoletano col sangue toscano, un toscano col sangue napoletano. Ha guidato gli azzurri al secondo posto dietro quella macchina da guerra chiamata Juve. Ha cambiato modulo, spostando uno stralunato Insigne da quel maledetto ruolo di trequartista che per tutto il ritiro iniziale si era messo in testa. Quella tuta, Sarri, la indossa come una divisa. Perché è, una divisa.

È simbolo di lavoro duro, lavoro vero. È simbolo di fatica, come quella di suo padre Amerigo, che aveva vinto 37 gare da ciclista dilettante, e poi si è ritirato “perché con lo sport non si campava”. Ed era finito a fare il gruista all’Italsider di Bagnoli. Il calcio di Mister Sarri è scienza esatta mischiata a preparazione. I suoi ragazzi sanno sempre dove stare, come una ragnatela che li tiri l’uno all’altro per 90 minuti. Non sempre riesce, ma a volte sì.

E ci si diverte. E stasera, ragazzi, c’è il Bernabéu. C’è CR7 e Benzema, la Storia e il pronostico. Tutto contro, come sempre da queste parti. Lui, rigorosamente in tuta, si è presentato alla conferenza stampa con una sola, semplice promessa. “Il mio unico dubbio? Non so se schierare tre o quattro punte”. Ode a te, mister Sarri. Il calcio è ancora una bella storia.

Raffaele Nappi
twitter: @RaffaeleNappi1