Quando, agli inizi di luglio, è arrivata la notizia che lo Zenit di San Pietroburgo, del nuovo allenatore Roberto Mancini, aveva portato a termine...

Quando, agli inizi di luglio, è arrivata la notizia che lo Zenit di San Pietroburgo, del nuovo allenatore Roberto Mancini, aveva portato a termine l’acquisto di Sebastian Driussi dal River Plate non c’è stato molto clamore.

Perlomeno non quello che avrebbe potuto e dovuto esserci.

Qualche tifoso di Inter e Roma, le squadre che più avevano espresso interesse nei confronti della nuova sensazione argentina, aveva storto il naso; solo i malati di calcio sudamericano, in particolare quello argentino, ci erano rimasti davvero male.

Loro lo sapevano, anzi, ne erano certi: Sebastian Driussi in Russia, per 15 milioni di euro, sarebbe stato il vero affare dell’estate di calciomercato. Lo aveva intuito anche lo Zenit che lo ha subito blindato con una clausola rescissoria da 80 milioni di euro.

Già, loro lo sapevano; ma gli altri? Come si fa a spiegare agli altri che Sebastian Driussi non è la solita promessa, che il più spesso delle volte si rivelerà mancata, del calcio argentino? Far vedere loro qualche highlight del giocatore, che dal 2005 ha indossato sempre e solo la camiseta dei Millonarios del River, potrebbe essere un buon inizio ma non sufficiente.

L’impatto del giocatore è devastante, soprattutto a livello giovanile, sia con il River che con le varie rappresentative della Nazionale albiceleste. In particolare con l’Argentina under 17, in una partita contro i rivali dell’Uruguay, realizza quello che forse è, fino ad ora, il suo gol più bello in carriera: controllo di petto di un cross proveniente dalla fascia e rovesciata per battere il portiere.

In questo gol c’è tutto Driussi: tecnica, rapidità di esecuzione, capacità di cercarsi lo spazio e genialità. In questo gol c’è però anche tutta la contraddizione che accompagnerà Driussi negli anni a venire: che ruolo può ricoprire un giocatore del genere?

Ingabbiarlo in vincoli tattici estremi non si può ed in questo il calcio argentino, che concede parecchio spazio al talento, ha aiutato. Il fatto che Driussi stesso abbia dichiarato, ad inizio carriera, di ispirarsi a Juan Sebastian Veron, ha contribuito a mandare fuori strada qualcuno, tra cui Ramon Diaz, il primo tecnico che lo lancia, ancora diciassettenne, in prima squadra e Marcelo Gallardo, l’allenatore con cui, dopo un periodo iniziale di estrema difficoltà, schierato spesso fuori ruolo, spiccherà il volo.

Sebastian Driussi è un attaccante moderno, estremamente dinamico, che ama giocare affiancato da una prima punta che gli dia un punto di riferimento e attorno alla quale costruire il suo impianto di gioco. Driussi è rifinitore e realizzatore, dotato di un buon fisico e abile come pochi nel cercarsi lo spazio in cui far male, con entrambi i piedi, quasi indifferentemente.

Come si adatterà in Europa un giocatore del genere? Non abbiamo dovuto attendere molto per avere una risposta. Bene. Si adatterà bene perchè l’intelligenza tattica e la capacità di apprendimento fanno parte del suo bagaglio tanto quanto tecnica, velocità e visione di gioco.

La partita di ieri, la prima dello Zenit in casa nel nuovo campionato russo, è stata l’emblema di quel che potrà diventare questo ragazzo: due gol realizzati con il secondo, arrivato allo scadere, da vedere e rivedere in loop fino allo sfinimento.

Come in occasione del famoso gol in rovesciata, di cui vi abbiamo già parlato, in questa rete si può ammirare l’abilità di Sebastian Driussi di andare ad attaccare lo spazio, la capacità di coordinazione e la rapidità di esecuzione. Poi ci vuole una cosa fondamentale, senza cui tutto ciò sarebbe solo ed esclusivamente fumo negli occhi: la tecnica. Il tocco al volo con cui fulmina il portiere avversario, rendendo il giusto omaggio al cross-cioccolatino offerto da Mimmo Criscito, è un concentrato di tecnica spaventoso: arrivando in corsa, con poco spazio, a tempo ormai scaduto, di una difficoltà clamorosa.

Roberto Mancini gongola, certo di aver trovato l’attaccante dei suoi sogni: bello e concreto. In Russia è già scoppiata la Driussi-mania e presto, anche qui da noi, si inizierà a dire che forse, quei 15 milioni, non erano poi una valutazione così esagerata.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo