In Copa America il Cile si trasforma In Copa America il Cile si trasforma
Forse c’è qualcosa di speciale, qualche legame sovrannaturale che mette in connessione quella maglia rossa a quella coppa nata nel 1916. Oppure, semplicemente, a... In Copa America il Cile si trasforma

Forse c’è qualcosa di speciale, qualche legame sovrannaturale che mette in connessione quella maglia rossa a quella coppa nata nel 1916.

Oppure, semplicemente, a questi ragazzi la Copa America piace davvero tanto, e per il loro Paese sono pronti a dare tutto: sangue, sudore, lacrime, e la capacità di trasformarsi nella versione migliore di loro stessi.

Il Cile, stanotte, ha superato la Colombia e si è guadagnato il diritto di disputare la semifinale della Copa America 2019, e soprattutto quello di continuare a difendere il titolo conquistato nel 2015 e nel 2016. Adesso, il Cile attende la vincente di Uruguay-Perù, in programma oggi alle 21.

Al tempo di fenomeni come Messi e Neymar (anche se il brasiliano quest’anno non c’è) e in un continente ricco di talento come il Sudamerica, la generazione dorata cilena e i suoi eredi, che quest’anno cominciano ad affacciarsi sul palcoscenico insieme ai vecchi storici componenti della Roja, stanno facendo qualcosa di davvero straordinario.

Quest’anno il girone era stato un po’ più complicato del solito, e la sconfitta con l’Uruguay aveva relegato il Cile al secondo posto, regalandogli un quarto di finale contro una Colombia uscita dalla prima fase a punteggio pieno e con il vento in poppa.

Il Cile ha superato il turno solo ai calci di rigore, dopo lo 0-0 al termine dei tempi regolamentari (da quest’anno ai quarti e in semifinale non si giocano i supplementari, in Copa America); ma nei 90 minuti, la Roja aveva segnato due gol annullati dal VAR e aveva messo sotto una Colombia che era stata fin qui una delle squadre migliori del torneo, e che sembrava poter arrivare davvero fino in fondo.

Ai rigori, la freddezza dei cileni, cinque rigori segnati su cinque, tutti con una botta tremenda e precisa sotto la traversa, ha prevalso sull’unico errore colombiano, quello di William Tesillo. Ma in generale il Cile è sembrato come al solito tutta un’altra squadra. Basti pensare a due giocatori come Alexis Sanchez e Arturo Vidal, che non hanno certo vissuto una stagione esaltante con i rispettivi club. Eppure, indossata la maglia della nazionale, sembrano aver ritrovato stimoli, entusiasmo e sono tornati i giocatori che tutti abbiamo conosciuto.

Perché, sì, forse c’è un legame speciale con quella coppa. O forse, più semplicemente, quando giocano per il loro Paese, per la loro gente, questi ragazzi riescono a dare davvero tutto quello che hanno, e anche un pizzico di più.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro