“Paragoni con Ronaldo? No, io sono Gabriel e voglio fare la storia dell’Inter. Nonostante l’interesse di tantissime società, di offerte astronomiche dalla Cina, ho sempre...

Paragoni con Ronaldo? No, io sono Gabriel e voglio fare la storia dell’Inter. Nonostante l’interesse di tantissime società, di offerte astronomiche dalla Cina, ho sempre voluto venire in Italia. L’Inter è sempre stata la mia prima scelta“. (Gabriel Barbosa)

Due mesi e mezzo sono un periodo di tempo che, nell’arco dell’esistenza di un essere umano, possono essere considerati alla stregua di un respiro. Allo stesso modo, nel mondo del pallone, che sembra rispondere a leggi tutte sue, due mesi e mezzo possono diventare un tempo interminabile e sconvolgere, radicalmente, l’umore e le prospettive di un ragazzo che sembrava destinato a illuminare con la sua luce l’universo intero.

Chiedetelo a Gabriel Barbosa Almeida, noto ai più con il semplice -ma non certo leggero- appellativo di Gabigol, se questi due mesi e mezzo a Milano sono trascorsi in fretta. O se, più probabilmente, stanno cominciando a pesargli come un macigno. Sì, perché da quel 22 settembre 2016, dal giorno della presentazione in pompa magna nella sede della Pirelli, non sono passati neppure 3 mesi, eppure le tracce lasciate dall’attaccante brasiliano nella nostra Serie A si sono limitate, per ora, ai 16 minuti giocati contro il Bologna, in una delle peggiori versioni della ormai archiviata Inter di Frank de Boer.

So già che la serie A è molto più complicata del torneo brasiliano, ma questo non mi preoccupa perché avrò tempo di imparare e di adattarmi. Cercherò sempre di essere me stesso, di rendermi utile per la squadra e di aiutarla a vincere“. (Gabriel Barbosa)

Non ci vuole molto per fare un rapido calcolo. Contando che il cartellino dell’attaccante brasiliano è costato all’Inter all’incirca 30 milioni di euro, finora il suo impiego è venuto a costare la modica cifra di 500.000 euro al minuto.

Da quel giorno, di Gabigol si sono perse le tracce. Con de Boer non ha visto più il campo, e addirittura in un’occasione non è stato neppure convocato in panchina: considerando le rose allargate per la serie A, la cosa è stata vista come un’umiliazione forse non necessaria, e qualcuno giura che il ragazzo sia anche stato visto piangere dopo che gli era stata comunicata la decisione.

Ho presentato un altro brasiliano, un certo Ronaldo e dicendo questo metterò di sicuro un po’ di pressione a Gabriel, ma tutti hanno grande fiducia in lui perché è bravo e siamo convinti che con noi farà grandi cose“. (Marco Tronchetti Provera)

Di certo, questo non è un periodo facile per lui. Il calcio brasiliano e quello europeo, si è visto in più di qualche caso, possono essere due pianeti diversi, due sport differenti. Per questo non è scontato che chi ha fatto bene dall’altra parte dell’Oceano possa imporsi da subito anche nel Vecchio Continente. Con i dovuti paragoni, anche Neymar ebbe qualche difficoltà nei suoi primi mesi al Barcellona, difficoltà però superate in breve tempo.

Quanto sembra lontano, quel giorno di settembre in cui Gabriel venne presentato al mondo nerazzurro, in grande stile. Con l’accostamento al Cristo Redentore e, allo stesso tempo, a quell’immagine di Ronaldo diventata ormai iconica, diventata molto più che un semplice spot Pirelli. Quel giorno sembrava il primo di una lunga serie di giorni felici per il brasiliano. Si è rivelato essere, finora, solamente l’inizio di un periodo buio.

Potevo andare in Cina, dove mi offrivano tanti soldi, in Spagna o in Inghilterra, ma fin dall’inizio non ho avuto dubbi. Mi ha conquistato il calore della gente alla quale prometto grande impegno e determinazione, anche se dovrò adattarmi in un campionato molto diverso da quello brasiliano“. (Gabriel Barbosa)

Qualcuno ipotizzava che fosse de Boer a non aver fiducia nel ragazzo. Arrivato Pioli sulla panchina nerazzurra, però, le cose non sono cambiate. E, anzi, il campo continua a essere una triste utopia per il giovane e malinconico brasiliano.

Vi accorgerete che non avverte la pressione e che in campo pensa solo a segnare e a giocare bene. Sarà importante che impari presto a parlare italiano, ma all’Inter ci sono connazionali e altri sudamericani che lo aiuteranno“. (Luis Augusto Monaco, giornalista brasiliano)

Tronchetti Provera ci chiedeva, un anno fa, di spiegare le prospettive di questa squadra. Voleva un sogno. Mi disse di cercare buoni giocatori, ottimi uomini. Ma voleva un giocatore che potesse interpretare il sogno della nuova Inter. Ora sta a Gabigol interpretarlo, siamo sicuri che lui – essendo un ragazzo serio – saprà trasformare tutto questo in realtà“. (Piero Ausilio)

E’ un giovane talento e per questo ci aspettiamo possa essere un pilastro del futuro nerazzurro” (Erick Thohir)

Oggi, la situazione è tutt’altro che rosea. Oggi, Gabigol è solamente un oggetto misterioso. Dimenticata la presentazione faraonica, dimenticate le promesse, dimenticati forse anche i sogni. Oggi c’è solo un ragazzo triste, alle prese con il freddo e buio inverno milanese, e la speranza di vedere prima o poi il campo. Anche, forse, lontano da Milano.

Ho parlato con Kia Joorabchian e lui mi ha raccontato di aver avuto una conversazione con Frank de Boer, poco prima che lasciasse l’Inter, e gli ha chiesto cosa fosse successo con Gabriel e lui disse che non c’era alcun problema. La spiegazione non è stata troppo convincente. Poi è arrivato Pioli, il nuovo allenatore ha detto che gli avrebbe dato un’opportunità, ma fino ad adesso niente di niente. La settimana scorsa l’Inter ha perso 3-0 e Gabriel è rimasto in panchina e non è entrato. Allora quando entra?“. (Wagner Ribeiro, procuratore di Gabigol)

Le parole se le porta via il vento. L’inverno, invece, se lo porta via il sole, poco alla volta. Gabriel Barbosa, chiuso nei suoi cappellini di lana e nei suoi giacconi imbottiti, aspetta che arrivi la primavera. Quando, forse, il profumo dell’erba si potrà sentire per davvero.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro