Il tifo: il trionfo dell’irrazionale Il tifo: il trionfo dell’irrazionale
Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non... Il tifo: il trionfo dell’irrazionale

Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l’Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo… Okay, va bene tutto! Ma… non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai 2-1 in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa… E poi il fischio dell’arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi.

Nick Hornby, Febbre a 90°

Tutta la nostra vita è una lotta continua tra il razionale e l’irrazionale. Molte delle cose che ci fanno battere il cuore oscillano tra l’una e l’altra delle parti, hanno qualcosa di irrazionale, magari, ma sotto sotto un briciolo di razionalità c’è sempre. Il tifo calcistico, però, tra le cose che ci fanno battere il cuore, è forse la più irrazionale di tutti.

Si, perchè non è facile spiegare la nostra passione a chi viene a chiedercene conto. Non è facile, ma a noi piace così. Anzi, forse ci prende così tanto proprio perchè non sappiamo spiegarcelo. Proprio perchè ogni volta è come se fossimo vittime di un incantesimo, di una fattura magica che ci fa soffrire insieme alla squadra del nostro cuore.

La passione, già. Nel senso più duro e puro del termine. Quello che vuol dire sofferenza, certo. Ma anche la passione che si contrappone all’azione. Perchè non siamo noi in campo, l’azione è affidata ai nostri eroi, ai nostri beniamini. A noi tocca la passione, a noi tocca soffrire.

E non veniteci a dire che non è vero, che è solo uno stupido gioco. Perchè chi non ha mai sofferto in vita sua davanti ad una partita di pallone non può venire a farci la morale, non può dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato. Chi non ha mai sofferto insieme alla sua squadra non può venire a parlarci di cosa voglia dire passione.

Il tifo è un legame irrazionale. Nessuno saprebbe dire razionalmente per quale motivo tiene così tanto a dei colori. Certo, c’è il legame con il territorio magari. La prima squadra del cuore, se siamo fortunati, è sempre quella della nostra città. Ma anche lì, non è che sia tutta ragione. Non è che possiamo metterci a tavolino e decidere di scegliere di soffrire come cani per le gesta di 11 uomini in calzoncini che vestono i colori della nostra città, del nostro paese, del nostro quartiere.

E come spiegare poi il peso che il calcio riveste nelle nostre vite? Quanti lunedi in ufficio rovinati dallo 0-3 casalingo subito dalla nostra squadra, quanti weekend fuori città passati con la malinconia e l’orecchio alla radiolina, con la fidanzata in pressing e la nostra squadra sotto assedio. Quanti mercoledi di coppa che ci hanno fatto venire la gastrite nel bel mezzo della settimana, in piena cena.

Come fare a spiegare cosa vuol dire vivere gli ultimi 5 minuti di una partita con la tua squadra che deve fare gol per passare il turno di coppa? Come fare a raccontare il giorno in cui ci siamo salvati con quel gol su calcio d’angolo al 90′ e i nostri rivali che contemporaneamente perdevano, e Tutto il calcio minuto per minuto che faceva arrivare voci incontrollate, che diventavano leggenda.

Come fare a spiegare l’urlo che ci sale in gola quando uno dei nostri, in un modo qualsiasi, la butta dentro la porta, e come fare a spiegare la sensazione che ci arde nel petto quando poi vediamo il guardalinee con la bandierina alzata che indica il fuorigioco? Non si può, che continuino a prenderci per pazzi, a noi non importa.

Quanta sofferenza, questo calcio. Ma è proprio per questo che lo amiamo tanto, perchè poi, se abbiamo la fortuna di poter assistere alla sofferenza che si trasforma in gioia, il sapore della vittoria profuma altrettanto di incoscienza.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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