Il sogno di Murtaza Il sogno di Murtaza
Per qualcuno il calcio sarà solamente uno stupido gioco, una inguaribile ossessione, o, per i più tragici, una sporca arma di distrazione di massa.... Il sogno di Murtaza

Per qualcuno il calcio sarà solamente uno stupido gioco, una inguaribile ossessione, o, per i più tragici, una sporca arma di distrazione di massa. Per qualcuno, invece, il calcio è davvero un modo per scappare in un altro mondo, un universo di fantasia in cui quello che succede tutti i giorni non esiste, esistono solo i campioni, le loro giocate, le loro magie. Un modo per dimenticare tutto il resto ed essere, semplicemente e genuinamente, felici.

Perchè poche cose al mondo, come il calcio, riescono ad unire persone talmente diverse tra loro. Forse perchè i sogni sono sogni per tutti. Sia per l’adolescente viziato e coccolato, figlio di buona famiglia, che può permettersi ogni anno di comprare la nuova maglia della sua squadra del cuore, sia per il bambino che non ha nulla, e nulla continuerà ad avere, tranne che l’indispensabile per sfamarsi (e spesso nemmeno quello). Eppure, entrambi sognano la stessa cosa. Entrambi, quando si mettono addosso la maglia del loro campione preferito, accendono la lampadina della fantasia e viaggiano in un mondo diverso da quello reale.

Il piccolo Murtaza, qualche settimana fa, ha commosso il mondo. Sul web, è diventata virale una sua fotografia. Un bambino con addosso una busta di plastica, dipinta di azzurro e con su scritti un nome e 5 lettere. 10, Messi. Il sogno del piccolo Murtaza, 5 anni e una vita non troppo facile in un posto non proprio ospitale come l’Afghanistan, soprattutto per lui, che con la sua famiglia appartiene alla minoranza hazara. E se avete letto “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini sapete che stiamo parlando di una vita non proprio facile, non certo rose e fiori.

murtaza-messi

Eppure, quella foto, restituiva la speranza. Non tanto a Murtaza. Perchè lui, con quella maglia addosso, con quella busta anzi, era felice, felicissimo. La speranza, forse, è l’unica cosa che a Murtaza non è mai mancata. L’ha restituita a noi, la speranza, quella foto, perchè rappresentava la speranza di poter credere e ricordarci che il calcio, anche oggi, è soprattutto un modo per sognare, per viaggiare di fantasia e dimenticare tutto il resto.

A Murtaza basta poco per ricordarsene, a noi un po’ meno.

A proposito di sogni: il bambino afghano, forse senza nemmeno rendersene conto, il suo sogno lo realizzerà per davvero. La federcalcio afghana ha fatto sapere di aver ricevuto un invito dal Barcellona. Presto Murtaza conoscerà Leo Messi, gli stringerà la mano e lo abbraccerà. Forse riceverà una maglia vera, che diventerà il ricordo del giorno più bello della sua vita. Noi, grandi, disincantati e cinici, penseremo, con una nota di velato disprezzo, che sarà stata solamente l’ennesima operazione mediatica per racimolare un po’ di pubblicità.

Murtaza, nell’incoscienza dei suoi 5 anni, tutto questo non lo saprà. Lasciate sognare almeno lui, che i sogni sono una delle poche cose che possono tenerci aggrappati a questo mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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