Era la partita più attesa della regular season di quest’anno, anche se qualche assenza ha tolto un pizzico di pepe alla contesa. Ma, più...

Era la partita più attesa della regular season di quest’anno, anche se qualche assenza ha tolto un pizzico di pepe alla contesa. Ma, più che altro, era un gustoso antipasto di playoff, quella che potrebbe essere, tra qualche mese, una probabile finale di conference a Ovest. Era San Antonio contro Golden State, e, se proprio non abbiamo avuto tutte le risposte che cercavamo, una cosa sicuramente la abbiamo capita: che il titolo NBA non si vince a marzo, e che il basket è uno sport maledettamente più complicato di quanto vorremmo o ci piacerebbe credere.

Qualche risposta, però, la vittoria degli Spurs per 87-79, ce l’ha data. Il primo incontro tra Golden State e San Antonio si giocò a Oakland il 25 gennaio: fu una partita manifesto del gioco dei Warriors, giocata al loro ritmo e vinta con i loro modi. Un 120-90 per Golden State che non lasciò scampo a degli Spurs irriconoscibili. Gregg Popovich, quella partita, non deve averla digerita benissimo, perchè quella di stanotte è stata tutta un’altra storia.

Gli Spurs sono riusciti ad abbassare i ritmi e a non far correre i Warriors quanto volevano. Hanno chiuso le gabbie in difesa. Nell’unico modo possibile contro i Warriors di quest’anno. Non una difesa uomo su uomo, ma un sistema in cui ogni singolo ingranaggio contribuisce a imbrigliare l’attacco più temibile della Lega. Non può essere un caso il 2-19 complessivo da tre di Curry e Thompson (1-12 di Steph). Certo, i tiri che ha preso Steph Curry sono stati praticamente gli stessi che prende ogni sera. Che entrino o non entrino, in genere, dipende da lui, non dalla difesa. Quello che cambia è quello che deve fare, per prenderli, quei tiri, e una difesa come quella degli Spurs fa tutta la differenza del mondo in questo senso.

Un indizio per comprendere meglio questa cosa? Kawhi Leonard, che di solito veniva mandato alla disperata sulle piste di Curry, stanotte si è preso principalmente cura di Green.

Gli Spurs, oggi, sono un’orchestra silenziosa pronta a macinare basket ai playoff. Gli interpreti sono sempre gli stessi, che si conoscono a memoria. La vecchia guardia, un Kawhi Leonard che ad oggi potrebbe essere serenamente definito il giocatore più determinante su entrambe le metà campo, un LaMarcus Aldridge che sta entrando nei giochi a pieno titolo. Si, con il 35-0 casalingo, e con le loro sole 3 partite di distanza da Golden State, gli Spurs stanotte hanno ruggito in faccia a tutta la Lega.

Magari Golden State riuscirà anche nella sua impresa di battere il fantascientifico record dei Bulls. Ma prima di portarsi a casa il secondo titolo consecutivo dovranno fare ancora i conti con i vecchi leoni del Texas. Per uno scontro che promette spettacolo e che non vediamo l’ora di goderci.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro