Quando vi dicono che il calcio è un gioco, ma che è tremendamente complicato, non hanno tutti i torti. Perché puoi prendere tutti gli...

Quando vi dicono che il calcio è un gioco, ma che è tremendamente complicato, non hanno tutti i torti. Perché puoi prendere tutti gli ingredienti: calciatori, allenatori, schemi, tattiche, moduli, dirigenti, tifosi, circostanze. Li puoi prendere e mescolare, agitare e vedere cosa ne è venuto fuori. E state sicuri che se ripetete per cento volte l’operazione, il risultato non sarà mai identico alla volta precedente. Potrà esserci qualche cambiamento minimo, insignificante. Ma potrebbe anche cambiare tutto, da cima a fondo.

E’ un po’ quello che è successo al Milan dallo scorso anno ad oggi. Stessi interpreti, cambio di un solo protagonista, per quanto importante: l’allenatore. Con il pasticcio del mercato estivo e del mitologico closing cinese, Vincenzo Montella si è ritrovato in mano praticamente lo stesso Milan che l’anno scorso ha avuto a disposizione Sinisa Mihajlovic.

Gli ingredienti, insomma, tranne qualche acquisto -che però in pratica l’Aeroplanino non ha quasi mai utilizzato- sono rimasti gli stessi. Il risultato? Radicalmente diverso. Dopo nove giornate dello scorso anno la squadra di Mihajlovic aveva 13 punti e navigava a metà classifica, dopo nove giornate, quest’anno, Vincenzo Montella ha messo insieme 19 punti e guarda addirittura alla testa della classifica, anche se forse rimarrà solo un sogno, un’utopia.

Ma quello che è cambiato, in fondo, è proprio il Milan. Una squadra nuova, una mentalità solida, scommesse vinte: lo scorso anno Sinisa aveva faticato a dare un’identità al suo Milan, perdendosi un po’ nel ricercare l’anima offensiva che il presidente Berlusconi voleva. Oggi, invece, Montella ha trovato un’identità tattica ben precisa, quel 4-3-3 con gli esterni larghi che a lui piace, ma soprattutto è riuscito a dare personalità alla sua squadra.

Il Milan che ieri ha vinto la Juventus non ha dominato il campo. Ha avuto fortuna a scampare il vantaggio della Juventus, ha resistito con coraggio alla forza d’urto dell’attacco bianconero (a proposito, la coppia Paletta-Romagnoli sembra essere quella definitiva, con due giocatori pienamente recuperati) e poi ha colpito con la giocata del singolo: già, i singoli. I giovani singoli, appunto, visto che Montella ha avuto anche il coraggio di puntare su tanti giovani, anzi, per come funziona in Italia, giovanissimi. Sarà banale, ma Donnarumma e Locatelli sono destinati ad essere il simbolo di questa squadra, e proprio loro, con un gol e una parata simbolica, hanno regalato i gesti da copertina della vittoria sulla Juventus.

Non sappiamo dove arriverà questo Milan. E’ una squadra fresca, che gioca a calcio, o quantomeno ci prova, e che di sicuro, quando scende in campo, ci lascia tutto quello che ha. Non sappiamo dove arriverà questo Milan, ma siamo sicuri che, dopo le ultime annate, ai tifosi rossoneri basta solo l’idea di poter tornare a sognare. Per il resto, in fondo, c’è tempo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro