Non sono stati Mondiali facili per noi. Almeno finora. Le squadre a cui abbiamo deciso di donare le nostre simpatie sono uscite tra atroci...

Non sono stati Mondiali facili per noi. Almeno finora. Le squadre a cui abbiamo deciso di donare le nostre simpatie sono uscite tra atroci sofferenze, con gol subiti all’ultimo minuto, con furti arbitrali, con colpi durissimi ricevuti quando fa più male.

Eppure, per chi vive il calcio come noi, il risultato non può e non deve diventare un’ossessione. Perchè chi vive il calcio come noi, tende a vestire i panni dell’underdog, dello sfavorito. Chi vive il calcio come noi, spesso si trova di fronte a dei piccoli Mortirolo e K2 da scalare a mani nude. Chi vive il calcio alla nostra maniera, sa che probabilmente soffrirà come un cane, prima, durante e dopo quei luridissimi 90 minuti di gioco. Ed è per questo, che per chi vive il calcio come noi, il risultato non può e non deve sempre essere il metro di giudizio dell’universo.

Noi che entriamo in campo per sfangarla, per portare a casa un risultato più grande di quello che siamo, noi che affrontiamo avversari più forti, più grandi, più veloci, più preparati di noi, non possiamo sempre vincere. Anzi, è proprio per questo che noi siamo preparati a perdere. Chi vive il calcio come noi, innanzitutto, conosce quanto dignitosa possa essere una sconfitta. Che, a volte, può essere onorevole quanto una vittoria.

Quando metti in campo il cuore e ti qualifichi all’ultimo respiro quando tutti ti credevano ormai fuori, rischiando di replicare l’impresa qualche giorno dopo (la Grecia), quando fino al minuto 89 stai buttando fuori la squadra che ha giocato meglio fino a quel momento (il Messico), quando solo una traversa al 119′ ti impedisce di trascinare i padroni di casa in uno psicodramma nazionale (il Cile), quando fai una partita più che dignitosa ma vieni sbattuto fuori da errori che fai tu stesso (la Nigeria), quando dopo 90′ monumentali devi cedere a una delle favorite solo perchè segnano un gol brutto al primo minuto dei supplementari (l’Algeria). Quando scendi in campo dando tutto, gettando sul campo ogni battito del tuo cuore, ogni goccia del tuo sudore, il risultato non può e non deve avere tutto questo valore.

Per tutti questi motivi, quando vivi il calcio come noi, sei costretto ad arrivare alla conclusione che il risultato è maledettamente sopravvalutato. Perchè vincere sarà pure l’unica cosa che conta, ma uscire dal campo a testa altissima, col mondo che ti applaude, vale almeno quanto una coppa sollevata.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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