Il rinascimento bulgaro Il rinascimento bulgaro
17 Novembre 1993. Al “Parc des Princes” a Parigi va in scena Francia-Bulgaria. E’ l’ultima giornata del girone di qualificazione che assegna il pass... Il rinascimento bulgaro

17 Novembre 1993. Al “Parc des Princes” a Parigi va in scena Francia-Bulgaria. E’ l’ultima giornata del girone di qualificazione che assegna il pass per poter partecipare al Mondiale americano del 1994. I padroni di casa della Francia, sono i grandi favoriti. Hanno un punto in più in classifica rispetto ai bulgari. Quindi giocano con due risultati su tre a disposizione.

La partita sembra rispecchiare il copione scritto alla vigilia, al 32’ del primo tempo i transalpini sono già in vantaggio con la rete di Eric Cantona. La Bulgaria però non ci sta, non vuole recitare la parte della vittima sacrificale e cinque minuti più tardi pareggia i conti con il gol di Emil Kostadinov.

Dopo il gol del pareggio bulgaro, la gara sembra scivolare via sui binari dell’equilibrio sino al novantesimo. David Ginola, per i francesi, getta alle ortiche un calcio di punizione in fase offensiva in favore dei suoi. I bulgari recuperano la palla e trasformano l’azione da difensiva in offensiva. Il centravanti Penev pesca con un lancio strepitoso proprio Kostadinov che dopo una cavalcata verso la porta avversaria, calcia di destro ed infila la palla tra palo e portiere, battendo così Bernard Lama.

E’ l’ultimo secondo del match, la partita è finita. I due commentatori della tv bulgara, Nikolay Kolev e Petar Vasilev, al gol letteralmente impazziscono. Tra i singhiozzi e tra le urla, esclamano la celeberrima frase: “ Bog e bulgarska!”. La traduzione lascia poco spazio alla libera interpretazione: “Dio è bulgaro!”.

La Bulgaria così, dopo una notte epica, riesce a qualificarsi per il Mondiali di Usa ’94. Come accade spesso, in certe storie imprevedibili, il meglio deve ancora venire. I bulgari si presentano al Mondiale americano, con una squadra per certi versi, irripetibile. La stella indiscussa è il più forte giocatore della storia del calcio a quelle latitudini. Il suo nome è Hristo Stoichkov. Tra gli altri vanno segnalati anche Yordan Letchkov e Krasimir Balakov. Degni di menzione sono anche i vari Nasko Sirakov, Ljubo Penev e il compianto Trifun Ivanov.

Questa è semplicemente la Nazionale più forte di sempre della Bulgaria.

Il Mondiale inizia male, sconfitta secca all’esordio contro la Nigeria. La maledizione dei Mondiali sembra ripetersi. Nelle cinque precedenti apparizione nella manifestazione, la Bulgaria non era mai riuscita a vincere una partita. Invece la storia cambia. I “luvovete” (i leoni), battono quattro a zero la Grecia nella seconda partita e addirittura schiantano per due a zero l’Argentina orfana di Diego Armando Maradona nell’ultima gara del girone, conquistando così la qualificazione per gli Ottavi di Finale.

Il cammino della Nazionale venuta dall’est Europa è inarrestabile. I bulgari eliminano il Messico dopo i calci di rigore agli Ottavi e portano a casa lo scalpo della fortissima Germania ai Quarti di Finale. In Semifinale ad attenderli c’è l’Italia guidata da Arrigo Sacchi. Quella sera, però, Dio ha il codino, la numero dieci sulle spalle e di nome fa Roberto Baggio. Gli Azzurri vincono due a uno, grazie ad una doppietta proprio di Baggio. La Bulgaria gioca anche la Finale 3/4 posto, perde quattro a zero contro la Svezia, ma nessuno dalle parti di Sofia sembra farci caso. Al ritorno della squadra in patria, i calciatori vengono accolti come dei veri e propri eroi nazionali.

La stessa squadra riesce a qualificarsi anche per gli Europei inglesi del 1996, non riuscendo però a superare il girone. I fasti della “Generazione d’oro” bulgara, stanno per volare via. La Nazionale riesce a partecipare al Mondiale francese del 1998, ma è il canto del cigno. Eliminazione cocente al girone condita da un umiliante sei a uno subito dalla Spagna. Quella al momento resta l’ultima partita giocata dalla Nazionale di calcio della Bulgaria in una fase finale di un Mondiale.

Una generazione di calciatori incredibile che a distanza di ventiquattro anni da allora, cerca ancora i propri eredi. La Bulgaria in questi anni è letteralmente sparita dai radar del calcio che conta. Anni di illusioni, beffe, scarsa organizzazione a livello federale e talenti bruciati troppo in fretta. Fino a qualche giorno fa, fino all’inizio di questa nuova competizione: la Uefa Nations League.

Inseriti nella Lega C e nel Gruppo 3 insieme a Cipro, Slovenia e Norvegia, i bulgari guidati dal Commissario Tecnico Petar Hubcev, sono riusciti a portare a casa sei punti nelle prime due giornate. Vittoria per due a uno in Slovenia grazie alla doppietta di Bozhidar Kraev e successo interno per uno a zero contro la Norvegia, firmato dalla rete di Radoslav Vasilev.

Tutti gli appassionati di calcio, tutti quelli che ricordano la bellezza di quella Nazionale della metà degli anni novanta, avranno avuto un sussulto al cuore, leggendo questi primi due risultati. Gli splendori del tempo passato sono ancora lontani, ma dei primi segnali di rinascita stanno finalmente arrivando. Hubcev non ha campioni in squadra ma ha, a propria disposizione un gruppo di giocatori di buon livello, oltre che una precisa idea e filosofia di gioco.

Tutta la Bulgaria non vede l’ora di rivivere, anche solo in parte, quelle notti di quell’estate di tanti anni fa. La strada intrapresa sembra essere quella giusta, il processo di questa lunga ricostruzione sta finalmente iniziando a dare i suoi frutti.

Quella gente, quel popolo, quelle persone, in fondo al loro cuore continuano a ripeterselo e a saperlo: “Bog e bulgarska!

Dio è bulgaro.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo

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