Il rigore più pesante della storia Il rigore più pesante della storia
Ti avvicini, distrutto, all’area. Devi calciare il rigore decisivo, ancora una volta. Quella strana sensazione di déjà vu, quel terribile sospetto che il tempo... Il rigore più pesante della storia

Ti avvicini, distrutto, all’area. Devi calciare il rigore decisivo, ancora una volta.

Quella strana sensazione di déjà vu, quel terribile sospetto che il tempo scorra in modo circolare. Dove eri cinque minuti fa? Sempre qui, sempre a calciare il rigore, davanti allo stesso portiere.

I tuoi compagni ti aspettano di nuovo, abbracciati a centrocampo. C’è Royston Drenthe, che poche settimane più tardi sarà presentato al Santiago Bernabéu come nuovo giocatore del Real Madrid. C’è Hedwiges Maduro, che lascerà Amsterdam per cercare fortune in Spagna, prima a Valencia e poi a Siviglia.

Tutti qui, insieme, incuranti del futuro.




Perché il futuro è a pochi secondi di distanza, separato da noi da quei maledetti undici metri. Sempre gli stessi, maledetti undici metri.

Il penalty di Gianni Zuiverloon è volato direttamente nella storia. E’ il 20 giugno 2007 e ad Heerenveen va in scena la semifinale dell’Europeo Under 21 tra i padroni di casa dell’Olanda e l’Inghilterra. Il pallone si deposita alle spalle di Scott Carson (portiere titolare dei Tre Leoni, nonostante in panchina sedesse un certo Joe Hart), consegnando il pass per la finale agli Oranje del c.t. de Haan. C’è solo un problema: quel rigore è il 32esimo di una serie infinita, in grado di sfondare qualsiasi record.

C’è chi la chiama “lotteria”: qui, piuttosto, siamo dalle parti della tortura. Ci vogliono 32 sospiri di timore, 32 abbracci, 32 rincorse, 32 tiri dagli undici metri per decidere quella partita fuori di testa. Sì, perché nei tempi regolamentari al gol dell’inglese Lita aveva risposto all’89’ – addirittura in rovesciata – l’onnipresente Maceo Rigters. Anche se in vantaggio fino all’ultimo respiro, anche con un Ashley Young in versione fantascientifica, l’Inghilterra di Stuart Pearce sembra capitolare. Ma i supplementari non regalano ulteriori guizzi, conducendo la gara agli attesi calci di rigore.

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Torniamo così al dischetto e a Gianni Zuiverloon. Quel terzino tutta corsa e grinta (selezionato nell’undici ideale di quell’Europeo, in una difesa composta con i serbi Ivanović e Kolarov e l’italiano Chiellini) ha l’occasione di scrivere la storia, proprio nel suo stadio. Dopo quel rigore, la carriera di questo ragazzo nato a Rotterdam non sarà certo indimenticabile: all’Heerenveen per due stagioni, poi dritto in Premier League al West Bromwich e quindi in Spagna per una breve esperienza al Maiorca. Oggi gioca in Segunda División, nel Leonesa. Immagini future che in quell’attimo non sfiorano neppure la solida mente di Gianni. In fondo è tutto vero, nessun déjà vu: ha già punito Carson cinque minuti prima.

Solo per capire l’angoscia del momento. Prima di lui hanno segnato, in serie: Babel, Janssen, Beerens, Maduro e De Ridder. Dopo di lui: Rigters, Waterman, ancora Beerens, Drenthe, ancora Maduro e ancora Janssen. All’errore dell’Inghilterra risponde puntuale quello dell’Olanda, al gol di una segue quello dell’altra: come uno specchio, la serie continua, fino al momento decisivo. Anton Ferdinand ha appena sbagliato l’ultimo rigore dell’Inghilterra. Se Zuiverloon segna, è finita. Tre ore dopo il fischio d’inizio di quel match senza precedenti, è finita.

Gianni prende la rincorsa più lunga della sua vita e calcia. Il tiro non parte neppure troppo forte, Carson intuisce la direzione e si getta disperato verso la sfera. Sarebbe bastato un centimetro per far proseguire ulteriormente la serie. Un centimetro, quello che separa il guantone destro del portiere inglese dal pallone della storia. E’ dentro, è fatta. Zuiverloon ride, esausto: ha persino il tempo di improvvisare un balletto, prima di venir travolto dai compagni.

L’Olanda, quell’Europeo Under 21, l’avrebbe vinto tre giorni dopo, strapazzando la Serbia in finale. Ma la vera impresa, a ben pensarci, era stata superare la terribile, leggendaria, massacrante serie dei 32.

Mattia Carapelli
twitter: @mcarapex

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