Siamo nel 1999, in Bulgaria. Un giovane e talentuoso ragazzo, con il piedino fatato e delle visioni illuminanti, e con un caratterino niente male,...

Siamo nel 1999, in Bulgaria.

Un giovane e talentuoso ragazzo, con il piedino fatato e delle visioni illuminanti, e con un caratterino niente male, è passato, da qualche mese, a una delle squadre più importanti del Paese, il CSKA Sofia.

Il presidente del CSKA Sofia, Ilia Pavlov, per portarsi a casa quel ragazzino poco meno che diciottenne, qualche mese prima, non ha tirato fuori grandi somme: 22 paia di scarpe da calcio e 50 palloni, e Dimitar Berbatov ha salutato i compagni del Pirin Blagoevgrad per accasarsi al CSKA Sofia.

Ma, in quel 1999, ci sono anche altri occhi su Dimitar Berbatov, uno dei giovani calciatori più promettenti di tutta la Bulgaria, che negli anni a venire dimostrerà il suo valore.

Sono gli occhi di Georgi Iliev, uno degli esponenti di spicco della criminalità organizzata bulgara. Che, a quanto pare, segue il calcio e si è innamorato di Berbatov. Georgi Iliev aveva anche una squadra del cuore, il Levski Kjustendil e – diciamo così – gli avrebbe fatto molto piacere poter contare su un calciatore del calibro di Berbatov nella sua squadra.

La trattativa di mercato per portare Berbatov al Levski Kjustendil, però, non fu di quelle tradizionali, con procuratori, soldi sul tavolo e contratti da firmare. In un giorno di quel fatidico 1999, un’automobile aspetta Dimitar Berbatov al termine di uno degli allenamenti del CSKA.

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Tre scagnozzi di Iliev scendono dalla macchina, e convincono, con metodi decisamente poco ortodossi, Dimitar a salire sulla loro automobile, per andare a incontrare il “signor” Iliev. Un rapimento in piena regola, insomma.

L’episodio, raccontato dal giornalista bulgaro Rumen Iliev – solo omonimo del boss – si concluderà fortunatamente bene. Berbatov, in qualche modo, era riuscito ad avvisare suo padre di quanto stava succedendo, poco prima di essere scaraventato in macchina.

I genitori di Berbatov avvisano quindi il presidente del CSKA Ilia Pavlov, che, con l’ausilio di qualche amico, riesce a raggiungere il luogo dell’incontro e a liberare Berbatov, senza che la polizia sapesse nulla di tutto questo.

La trattativa per portare Berbatov al Levski Kjustendil si interrompe così; Georgi Iliev, invece, sarebbe morto qualche anno più in là, caduto sotto i proiettili di una banda rivale.

A Berbatov, in fondo, è andata abbastanza bene.