Il PSG 2001/02 era una squadra di culto Il PSG 2001/02 era una squadra di culto
Siamo ormai abituati, da diversi anni, a guardare al PSG come la squadra dominatrice indiscussa del campionato francese, nonché una delle squadre più ricche... Il PSG 2001/02 era una squadra di culto

Siamo ormai abituati, da diversi anni, a guardare al PSG come la squadra dominatrice indiscussa del campionato francese, nonché una delle squadre più ricche al mondo, nonostante le difficoltà avute in questi anni ad estendere poi la competitività a livello europeo in Champions League.

Quest’anno sembrava l’anno buono per arrivare fino in fondo, ma la clamorosa eliminazione contro il Manchester United ha privato il PSG dell’opportunità di andare avanti in Champions.

Ma c’è stato un tempo in cui il PSG era altro, in cui non dominava i campionati e in cui era una squadra di culto, con una rosa di veri e propri idoli, una di quelle squadre simpatia che vengono adottate dagli appassionati di tutto il mondo (a differenza, magari, dei tanti hater che i parigini sembrano aver attirato in questi ultimi anni).

Facciamo, per esempio, un salto indietro alla stagione 2001-02.

La squadra era affidata a Luis Fernandez, e l’uomo simbolo di quel PSG era Ronaldinho, arrivato proprio nell’estate del 2001, pagato 5 milioni di euro dal Gremio.

Il portiere di quella squadra era Lionel Letizi, mentre in difesa c’era la colonia argentina, con il quasi trentenne Pochettino – l’attuale allenatore del Tottenham – che faceva da chioccia al più giovane Heinze, che proprio dopo l’esperienza al PSG sarebbe diventato uno dei difensori più interessanti del decennio a venire.

A centrocampo, lo spagnolo Mikel Arteta (attualmente assistente di Guardiola al City) e un altro calciatore di culto, il portoghese Hugo Leal, che all’epoca era considerato un giovane talento pronto ad esplodere, ma che poi non ha mantenuto pienamente tutte le aspettative.

Ma era in attacco che quel PSG aveva i nomi più belli: oltre a Ronaldinho, il leggendario nigeriano Jay-Jay Okocha (impossibile non innamorarsi di lui), il brasiliano Aloisio, che l’anno prima aveva segnato 10 gol con il Saint-Étienne e che poi avrebbe girato il mondo, indossando quasi una ventina di maglie, l’altro nigeriano Bartholomew Ogbeche, e nientemeno che il ventiduenne Nicolas Anelka.

A dimostrazione del fatto che spesso le squadre di culto non sono vincenti, questo PSG arrivò quarto in Ligue 1, dietro al Lione campione e a Lens e Auxerre, conquistando la qualificazione in Coppa UEFA.

L’avventura del PSG, però, era partita presto, visto che i parigini in estate avevano disputato e vinto la Coppa Intertoto, superando il Brescia di Carlo Mazzone nella doppia finale.

Anche nelle altre competizioni non ebbero grande fortuna: eliminati ai quarti di finale in Coppa di Francia, in semifinale in Coppa di Lega e al terzo turno dai Rangers in Coppa UEFA.

Ma, a ripercorrere le gesta e i nomi di quella squadra, viene comunque un piccolo nodo alla gola.

Related Posts

Il PSG ha fatto una piccola multa a Neymar

2019-07-09 22:50:16
delinquentidelpallone

18

Il sogno di Haiti si è interrotto in maniera molto crudele

2019-07-03 07:56:07
delinquentidelpallone

18

I primi due acquisti del PSG per la prossima stagione

2019-06-27 14:23:52
delinquentidelpallone

18

Altri 10 giocatori che torneranno alla Juventus dopo Buffon

2019-06-26 08:07:22
delinquentidelpallone

18

I quarti di finale della Gold Cup saranno meravigliosi

2019-06-26 07:21:51
delinquentidelpallone

18

La top 11 delle generazioni dal 1997 al 2000

2019-06-10 18:56:25
delinquentidelpallone

18