Il primo cartellino giallo della storia del calcio Il primo cartellino giallo della storia del calcio
È il 31 maggio del 1970: a Città del Messico, in uno stadio Azteca colmo fino all’ultimo spettatore, davanti a 107.000 persone, i padroni... Il primo cartellino giallo della storia del calcio

È il 31 maggio del 1970: a Città del Messico, in uno stadio Azteca colmo fino all’ultimo spettatore, davanti a 107.000 persone, i padroni di casa della Tricolor e l’Unione Sovietica aprono lo spettacolo dei Mondiali nella partita inaugurale.

Nel primo gruppo a scendere in campo, oltre alle due squadre che sono di fronte all’Azteca, ci sono anche Belgio e El Salvador, quindi la partita è destinata ad essere tesa e nervosa, vista l’importanza della posta in palio.

Le due squadre si studiano, fanno girare il pallone, cercano di fare il possibile sotto il sole di mezzogiorno e ai 2.256 metri di altitudine di Città del Messico; ma di spettacolo, in campo, se ne vede pochino.

Di calcioni, invece, se ne vedono parecchi, e più di qualcuno lascia in terra i vari calciatori colpiti dal fuoco nemico, in un gioco che, in quegli anni, era decisamente più fisico e muscolare di quello attuale. Kakhi Asatiani, centrocampista della Dinamo Tbilisi, ancora non sa di avere un appuntamento con la storia.

E pensare che Asatiani non è un picchiatore, non è uno di quei calciatori – e all’epoca ce n’erano tanti – che entra in campo per ringhiare e avvinghiarsi alle caviglie degli avversari. Il giocatore sovietico, verso la metà del primo tempo, commette un primo fallo. Il direttore di gara gli si avvicina, gli dice di non farlo più.

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E invece, Kakhi Asatiani lo fa di nuovo. Nel cerchio di centrocampo, una spinta senza troppi complimenti al messicano Héctor Pulido, al minuto 32. L’arbitro, il tedesco Kurt Tschesnscher si avvicina di nuovo. Ma stavolta fa qualcosa di nuovo. Qualcosa cui nessuno era abituato. Mette la mano al taschino, ed estrae un cartoncino rettangolare di colore giallo. In pochi ci fanno caso, tra il sole e la stanchezza, molti, dagli spalti, nemmeno stanno guardando quella scena.

Ma in quel momento, si sta scrivendo una pagina importante: Kakhi Asatiani è appena diventato il primo calciatore a vedersi sventolare in faccia il cartellino giallo a conferma della sua ammonizione. Adesso, però, bisogna fare un passo indietro.

Le ammonizioni e le espulsioni, nel calcio, sono esistite quasi da sempre, praticamente da quando il regolamento è stato affinato e perfezionato.

Ma, fino al 1970, erano state comminate in forma solamente verbale. L’arbitro si avvicinava al calciatore che aveva commesso la scorrettezza e gli comunicava la sua decisione. E, in caso di espulsione, lo invitava a lasciare il campo. Tutto a voce, senza ulteriori segnalazioni a beneficio degli altri calciatori o del pubblico.

In occasione degli incontri internazionali, però, le cose erano parecchio più complicate. Arbitro e calciatori non parlavano la stessa lingua, e così capitava spesso – quasi sempre – che il direttore di gara non riuscisse a comunicare in maniera efficace la sua decisione. L’episodio decisivo, quello che ispirò l’invenzione dei cartellini, viene fatto risalire a un’altra edizione dei Mondiali, quelli del 1966.

La partita dei quarti di finale tra Argentina e Inghilterra è tesissima, i giocatori passano più tempo a litigare e a picchiarsi che a giocare. Al 33′ del primo tempo, l’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein espelle il capitano argentino Antonio Rattín dopo l’ennesima entrata criminale. Come da regolamento, il direttore di gara lo invita verbalmente a lasciare il campo. L’argentino, però, finge di non capire. Chiede addirittura l’intervento di un interprete, e viene fatto accomodare fuori solo dopo minuti di proteste e confusione totale. Già altre volte, soprattutto ai Mondiali, era capitato che alcuni giocatori avessero scoperto solo dopo ore, o magari dai giornali del giorno dopo, di essere stati ammoniti.

L’inglese Ken Aston, capo della commissione arbitrale della FIFA, nonché arbitro della famosa partita tra Italia e Cile di quattro anni prima, passata alla storia come la Battaglia di Santiago, decide che è giunto il momento di fare qualcosa. La leggenda vuole che Aston sia stato colto da illuminazione mentre era fermo ad un semaforo: luce gialla, rallenta, luce rossa, stop. Fatto sta che quattro anni dopo, nel 1970, i cartellini fanno il loro esordio ai Mondiali messicani, e diventano una convenzione che entrerà a far parte della quotidianità calcistica.

Una curiosità: nessun arbitro, in quei Mondiali del 1970, estrasse il cartellino rosso. Il primo venne usato solo quattro anni dopo, ai Mondiali di Germania ’74, ai danni del cileno Carlos Caszely.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro