Il Piccolo Diavolo diviso a metà Il Piccolo Diavolo diviso a metà
12 Ottobre 2017: i giocatori dell’Uruguay si apprestano a fare ritorno nei rispettivi club dopo che il giorno prima, a Montevideo, la squadra ha... Il Piccolo Diavolo diviso a metà

12 Ottobre 2017: i giocatori dell’Uruguay si apprestano a fare ritorno nei rispettivi club dopo che il giorno prima, a Montevideo, la squadra ha battuto la Bolivia per 4-2 e si è qualificata matematicamente ai Mondiali in Russia.

Due di loro viaggiano insieme: sono Diego Godin e Josè Maria Gimenez, centrali della Celeste e compagni di squadra nell’Atletico Madrid.

Non è un caso che la loro intesa sia semplicemente perfetta; ognuno conosce i movimenti dell’altro a memoria e poco importa che Godin, la sera precedente, abbia realizzato un autogol. L’Uruguay è ai Mondiali ed il Flaco troppo esperto per pensare ad altro che non sia l’obiettivo raggiunto.

Ad aspettare il volo da Montevideo, all’aeroporto di Madrid, c’è un altro compagno di squadra: mate in una mano e maglia numero 3 della Celeste addosso, sì proprio quella del Flaco, Antoine Griezmann attende impaziente, neanche tornasse un familiare che non vede da tempo.

Grizou è francese, nato a Mâcon, una piccola cittadina di 30.000 abitanti, e non ha nessun discendente di origini sudamericane, nè tantomeno uruguaiane. Il padre ha origini tedesche, la madre portoghesi non c’è una ragione apparente per questo legame, se non l’innata simpatia che il Piccolo Diavolo prova nei confronti delle persone provenienti da quell’angolo di terra, popolato da poco più di 3 milioni di abitanti.

Un amore, quello di Grizou, che nasce fin dai tempi della Real Sociedad quando inizia a legare con Carlos Bueno, che gli trasmette anche l’amore per il Penarol, Diego Ifran ed il Chory Castro. Un amore che prosegue, ancora più forte, all’Atletico Madrid dove trova Diego Godin e Josè MariaG Gimenez, con i quali instaura un rapporto fraterno.

Il suo sentirsi mezzo francese e mezzo uruguaiano, come più volte dichiarato, è sempre stato motivo di curiosità e simpatia per tutti quelli che, da fuori, hanno analizzato la vicenda. Probabilmente anche per Grizou stesso che mai, in cuor suo, avrebbe voluto affrontare i suoi fratelli acquisiti in un quarto di finale dei Mondiali, consapevole che almeno uno di loro ne uscirà con le ossa rotte.

Passo tutto il mio tempo con Diego Godin, sia in campo che fuori, ecco perchè l’ho scelto per fare da padrino a mia figlia. Sarà una partita molto emozionante per me“.

Per Griezmann giocare contro l’Uruguay avrà certamente un sapore particolare: se vogliamo andare oltre l’amicizia con Godin e Gimenez possiamo dire che la Celeste è senza dubbio l’equivalente Nazionale dell’Atletico Madrid. Una squadra solida, arcigna in difesa e che concede pochissimo allo spettacolo, ma difficilissima da affrontare e, soprattutto, da battere.

Per darvi un’idea dal 2002 le due Nazionali si sono affrontate cinque volte e per altrettante volte la partita è terminata 0-0. Non un buon viatico per chi si augura una partita ricca di gol e spettacolo.

Questo Grizou lo sa bene e quando, senza troppi giri di parole, lo ha fatto presente in conferenza stampa a qualcuno è sembrato un attacco al proprio club. Niente di più sbagliato.

Si prenderanno il loro tempo, si butteranno per terra, andranno tutti intorno all’arbitro a protestare, perchè è così che giocano ed è anche il nostro modo di giocare all’Atletico. Dovremo essere preparati perchè sarà una partita di merda“.

Tabarez e Simeone, all’apparenza così distanti e diversi tra loro, più come atteggiamento che come mentalità, sono riusciti a forgiare due macchine da guerra molto simili, facendo leva sul carattere dominante insito nel DNA di molti giocatori che allenano.

Quello lanciato da Griezmann è un monito, un avvertimento per i compagni più che una critica verso quello stile di gioco, che gli ha consentito di alzare argenteria importante con la maglia dei Colchoneros.

Mancherà il Matador, è vero, ma potete star certi che l’Uruguay, anche senza la propria stella, darà tutto prima di deporre le armi e alzare bandiera bianca.

Grizou sentirà la sfida in modo particolare ma farà di tutto per portare la sua Francia in semifinale, pungolato anche dalle parole non proprio intrise di simpatia pronunciate nelle scorse ora da Luis Suarez, uno che quando c’è da mettere un po’di pepe non si tira mai indietro.

Antoine dice che è mezzo uruguaiano ma in realtà è solo francese e non sa quello che si prova ad essere uruguaiani. Non sa chi siamo nè quello che dobbiamo passare per raggiungere traguardi prestigiosi nel calcio. Gli piacciono solamente le nostre abitudini e parla la nostra stessa lingua, ma siamo completamente diversi“.

Da una parte lo chiameranno Le Petit Diable, dall’altra el Pequeño Demonio: Antoine Griezmann domani, per almeno due ore, dovrà lasciare da parte amicizia e mate per concentrarsi su un unico obiettivo. Con la consapevolezza che battere l’Uruguay sarà impresa parecchio ostica e, alla fine, farà anche un po’ male.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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