Il paradosso di Pippo Inzaghi Il paradosso di Pippo Inzaghi
Qual è la prima parola che ti viene in mente se ti dico “Pippo Inzaghi“? Molto probabilmente quella parola sarà gol (per qualche irriducibile... Il paradosso di Pippo Inzaghi

Qual è la prima parola che ti viene in mente se ti dico “Pippo Inzaghi“?

Molto probabilmente quella parola sarà gol (per qualche irriducibile romantico potrebbe anche essere fuorigioco, dai) e la prima immagine che viene alla mente pensando a Pippo è quella di lui che corre, a braccia larghe e capelli al vento per festeggiare l’ennesimo gol della sua prolifica carriera.

300 e passa gol da professionista, alla media di uno ogni due partite, una sentenza in area di rigore: sì, Pippo Inzaghi significa gol.

Da un paio di anni, però, complice l’inesorabile scorrere del tempo, Pippo si è accomodato sulla panchina, intraprendendo la carriera da allenatore.

Una carriera che non è certo cominciata con il piede giusto, e di sicuro anche per colpe non sue: d’altronde, un tecnico alla prima esperienza tra i professionisti messo su una delle panchine più scottanti d’Italia, con una squadra che – come successo effettivamente quest’estate – era praticamente da rifondare.

Il decimo posto del Milan nella stagione 2014-15 poteva essere la pietra tombale sulla carriera in panchina di Inzaghi: ma Superpippo è stato bravo, e ha avuto la pazienza di ricominciare dal basso, ha avuto la forza di imporsi una gavetta che uno come lui, con quel curriculum, avrebbe anche potuto saltare.

Inzaghi è ripartito dalla terza serie, dall’ambizioso Venezia di Joe Tacopina: promozione in Serie B conquistata al primo colpo, davanti a un’altra nobile decaduta come il Parma, costretta a passare dai playoff per riconquistare la cadetteria.

E già l’anno scorso, nel Venezia di Pippo è venuto fuori quello che già sembrava un bel paradosso, una sorta di contrappasso dantesco: gli arancioneroverdi sono risultati la miglior difesa del girone B (e la migliore dei 3 gironi, a pari merito con il Foggia di Stroppa, che però ad onor del vero segnava anche parecchio di più del Venezia).

Lui, proprio quel Superpippo che viveva per il gol, ha fatto della difesa solida un’arma vincente.

Un paradosso che è diventato ancora più evidente in queste prime quattro giornate di Serie B: il Venezia, nei 360′ di Serie B giocati fin qui ha blindato la sua porta, e non ha subito nemmeno un gol. Sabato scorso ha espugnato il San Nicola di Bari con una partita di sofferenza e ripartenze, marcando un cinico 2-0 che ha rappresentato un po’ lo specchio di questa squadra.

Il bottino del Venezia di Inzaghi recita 6 punti in 4 partite, con 2 gol segnati e 0 subiti: niente male. Certo, ieri contro lo Spezia, in casa, si sarebbe potuto fare qualcosa di più, e Pippo, che di portieri ne ha trafitti tanti, deve ringraziare il suo numero uno, Emil Audero, il portierino scuola Juventus, che ha fermato gli attacchi dello Spezia, consentendo alla squadra lagunare di portare a casa un punto diventato prezioso dopo l’espulsione di Bentivoglio.

E la solidità della linea a 3 Andelkovic-Modolo-Domizzi fin qui ha tenuto in piedi la baracca.

E, se da una parte si può sicuramente imputare al Venezia di Pippo Inzaghi una fin troppo evidente sterilità offensiva (ma d’altronde manca l’attaccante di categoria a questa squadra), di certo in Serie B, con una difesa solida e sicura, ci si può salvare con tranquillità, e anche forse ambire a qualcosa di più.

Di certo, resta la curiosa vicenda di un allenatore che ha blindato la sua porta, dopo averne bucate centinaia.

Chissà cosa ne pensa SuperPippo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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