Il Paradiso all’improvviso Il Paradiso all’improvviso
Vi è mai capitato di voler ribaltare il mondo? Metterlo a testa in giù come un cassetto, vuotarlo completamente e ricominciare a riempirlo da... Il Paradiso all’improvviso

Vi è mai capitato di voler ribaltare il mondo? Metterlo a testa in giù come un cassetto, vuotarlo completamente e ricominciare a riempirlo da zero? Beh, è impossibile. E se possibile non è mica un lavoretto di due minuti.

Il mondo non è una partita di calcio; ma una partita di calcio non è il mondo.
Quindi la forbice dell’impossibile si riduce, parecchio; e il “può succedere” esiste.
Pensate poi in una finale di Coppa dei Campioni, l’ultima del millennio.
Barcellona, Camp Nou, è il 26 Maggio 1999; colori.
Da una parte c’è il Bayern Monaco, che manca sul trono d’Europa dal 1976.
Dall’altra il Manchester United, che non alza il massimo trofeo dal 1968.
L’intreccio dei sogni della vecchia generazione, pronta a rispolverare antichi pianti di gioia, con quelli della nuova, che di quelle glorie ha visto solo sbiadite immagini in bianco e nero.

Sorteggiate nello stesso girone, hanno concluso con un doppio pareggio gli incontri.
Adesso, però si fa sul serio; all’orizzonte c’è un desiderio luccicante, maestoso, con due Grandi Orecchie.

Il Manchester United di Ferguson ha a disposizione una squadra mostruosa.
Ha i piedi di David Beckham e i polmoni di Ryan Giggs, dietro c’è quel colosso olandese di Jaap Stam e in porta , beh, in porta presenzia Peter Schmeichel, garanzia scandinava.
E poi ci sono quei due lì davanti, sembrano fratelli, Dwight Yorke e Andy Cole, veloci, graffianti, una premiata ditta del gol.
La truppa di Hitzfeld, invece, ha meno fantasia ma tanti tanti muscoli.
Gli undici in campo, ad eccezione del difensore ghanese Kuffour, sono tutti tedeschi.
Qualcosa vorrà dire; questi sono abituati a sudare, picchiare e non fermarsi mai.
Ce l’hanno nel DNA, non sono uomini, sono macchine.
Incontrare Effenberg e Jeremies non è proprio assaggiare un dolcino.
Tra i pali c’è Kahn e ha gli occhi di ghiaccio, Matthaus, 38 anni, dirige ancora le operazioni con impassibile freddezza.
In attacco, Mario Basler e Zickler ricamano per un bestione di 194 centimetri: Carsten Jancker, uno di quelli che in una rissa è meglio avere accanto e non contro.

Appunto, i tedeschi.
Non lasciano scampo.
Cinque minuti e Mario Basler ci mette lo zampino.
Punizione dalla sinistra. Schmeichel fa il passetto dalla parte sbagliata e viene infilato alla sua sinistra.
Non c’è tempo.
Corrono i tedeschi. Corrono.
La vogliono, la bramano.
Sono teutonici, crucchi nell’animo. Loro, non perdono.
I rossi la vedono poco; anzi, diciamo, non la vedono proprio;è un lontano parente dello United che a quel punto della stagione ha già vinto Premier e Coppa d’Inghilterra.
Niente, non è serata.

O forse sì.
Perché la palombella di Scholl scende beffarda, sbatte sul palo, e torna lenta tra le grandi braccia di Schmeichel.
Ferguson manda in campo due punte, Sheringam e Solskjaer, due carte della disperazione, perché serata non è.
O forse sì.
Perché al minuto ottantatre è la traversa a dire no alla rovesciata di Jancker e al tripudio bavarese.
Scatta il minuto novanta.
Questo United le rimonte le conosce.
Nella semifinale di ritorno, al Delle Alpi, aveva rovesciato il 2-0 iniziale della Juventus staccando in maniera incredibile il biglietto per la Catalogna.
C’era però voluta una partita intera.
Qui, invece, è il novantesimo. E di fronte c’è il Bayern, compatto, organizzato, sulle ali dell’entusiasmo.

Stop.
Mettiamo pausa.
Da qui in poi la ragione va a farsi fottere.
Gli schemi, i commenti, le chiacchiere, via.
Tutto quello di cui abbiamo scritto, non c’entra più nulla.
C’è solo il Dio del Pallone e un suo capriccio.
Uno sguardo alla Greater Manchester e un sussurro improvviso e immotivato: “Voi.
Minuto novantuno: calcio d’angolo, palla messa fuori, Giggs tira sporco, Sheringam insacca.
Giù le mani dal trofeo.
Minuto novantatre: calcio d’angolo, sponda di testa, sulla linea c’è Solskjaer……
Gol.
Non ha senso niente.
Non c’è spiegazione logica ma guai a voi se la chiamate fortuna.
Non ha senso niente.
E per questo è una storia da raccontare per altri mille anni.
Non ha senso niente.
Ma cosa importa, cazzo, cosa importa?
E’ la gioia più incredibile e stupefacente di tutte.
E’ un viaggio dagli inferi verso il cielo senza nemmeno passare dalla terra.
Lo United è Campione d’Europa.
Il Bayern a pezzi, distrutto da una forza ben più potente dei rossi di Manchester, che ha scelto di passare da Barcellona la sera del 26 Maggio 1999.
Rovesciare il mondo è difficile.
Ma ogni tanto, qualche piccolo grande mondo ribaltato, fa credere nel credere.

Dario Damico
twitter: @dariodamic

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