Il miracolo della “White Horse Final” Il miracolo della “White Horse Final”
Ci sono storie del calcio del passato che sembrano avvolte da un’aura di magia, da un meraviglioso velo di follia che non ti fa... Il miracolo della “White Horse Final”

Ci sono storie del calcio del passato che sembrano avvolte da un’aura di magia, da un meraviglioso velo di follia che non ti fa distinguere la realtà della fantasia.

Storie di un mondo ormai lontano e dimenticato, che però di tanto in tanto riaffiorano e ci fanno capire cosa ci troviamo di tanto speciale in questo sport: anche a quasi un secolo di distanza.

Oggi, infatti, facciamo un tuffo nell’Inghilterra degli anni ’20 del Novecento, per raccontarvi la storia della Finale di FA Cup più movimentata di tutti i tempi, nonché della prima gara giocata in un impianto destinato a fare la storia del calcio: il Wembley Stadium di Londra.

È il 28 aprile del 1923: a Londra è in programma la finale di FA Cup, all’epoca la più importante competizione per club, una coppa che si giocheranno il Bolton e il West Ham. Quella, però, sarà un’edizione molto particolare, perché la Football Association ha deciso di giocarla nel nuovo stadio costruito per la British Empire Exhibition in programma nel 1924, costruito nel sobborgo di Wembley e all’epoca chiamato Empire Stadium.

Quella partita, allora, si trasforma in un vero e proprio evento: l’attesa è spasmodica, e sono tanti, tantissimi i londinesi (e non solo) che intendono presenziare alla partita.

I cancelli del nuovo stadio si aprono alle 11.30 del mattino, e da quel momento l’afflusso di gente è ininterrotto, un vero e proprio fiume umano. La partita, però, non comincerà prima delle ore 15 locali.

Nessuno, incredibilmente – ma non troppo, visto gli standard dell’epoca – aveva pensato di stampare dei biglietti per coprire l’intera capienza dello stadio, e capire quando sarebbe stato stracolmo.

Semplicemente, si continua a far entrare gente dentro lo stadio, anche perché, all’epoca, era raro vedere più di venti o trentamila persone assistere ad un match di calcio.

La capienza del nuovo Empire Stadium è, all’epoca, di 127.000 posti. Le stime dell’epoca contarono, a pochi minuti dal calcio d’inizio, circa 300.000 presenti. La gente si accalca, prova a entrare in qualsiasi modo e, inevitabilmente, finisce per arrivare fino sul terreno di gioco dello stadio, dove pochi minuti dopo Bolton e West Ham dovrebbero scendere in campo.

Ed è proprio quando la situazione sembra essere degenerata, quando la partita sembra prossima al rinvio, che sul terreno di gioco di Wembley si presenta l’eroe di giornata: anzi, gli eroi.

Sono circa 200 i poliziotti impiegati per garantire il servizio d’ordine, quel giorno, ma ne basta uno per rimettere a posto la situazione: è George Scorey, che in sella al suo cavallo bianco, di nome Billie, riesce a tenere a bada la folla, a spingerla via dal terreno di gioco senza comunque scatenare ulteriori disordini.

E quel cavallo bianco, docile ma sicuro, diventa il simbolo di quella finale, che, proprio in suo onore, verrà ricordata come la “White Horse Final“.

Con 43 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto, il match può cominciare. Il pubblico, oltre che sugli spalti, è assiepato sul terreno di gioco, letteralmente in campo. E non è un modo di dire, visto che le linee del fallo laterale nemmeno si vedono, e per battere i calci d’angolo bisogna far spostare decine e decine di persone.

Il Bolton vincerà quella partita per 2-0: ma il vero miracolo, quel giorno, fu che si contarono solo poche decine di feriti gravi e circa 1000 feriti meno gravi. Il vero miracolo fu che nessuno ci lasciò le penne, anche grazie al miracolo del cavallo bianco di nome Billie.

Ancora oggi, per arrivare a Wembley, bisogna percorrere un ponte: un ponte che, in memoria di quel poliziotto e di quel cavallo che salvarono la finale di FA Cup del 1923, è stato chiamato White Horse Bridge.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro