Il calcio moderno ci ha abituato a partite frenetiche, senza sosta, senza respiro. E oggi, nel mezzo di un mercoledi che per la nostra...

Il calcio moderno ci ha abituato a partite frenetiche, senza sosta, senza respiro. E oggi, nel mezzo di un mercoledi che per la nostra serie A significava turno infrasettimanale, è arrivata dalla Spagna la notizia di un piccolo miracolo, quello di una squadra di Terza Divisione che, in Coppa del Re, ha fermato in casa i campioni d’Europa in carica del Barcellona.

All’Estadio Romero Cuerda oggi c’era un’atmosfera di festa, perchè non capita tutti i giorni che in uno stadio da 2500 posti arrivi a giocare il Barcellona. Un’atmosfera di festa, perchè la partita, sulla carta, non si sarebbe neppure dovuta giocare, vista la manifesta superiorità dei blaugrana rispetto alla Villanovense, non certo una squadra attrezzata per competere con la truppa di Luis Enrique. E infatti, quei posti li hanno fatti diventare 10.000 con una serie di tribune mobili. Ci è entrato quasi mezzo paese, visto che in tutto gli abitanti sono 26.000, da quelle parti.

Una festa che forse a Villanueva de la Serena si aspettavano diversa: il Barcellona, alla fine, è sceso in campo con le seconde e terze linee, convinto di riuscire a portare comunque a casa un risultato favorevole. Così, sfumato il sogno di vedere Suarez, Iniesta o Neymar (Messi, nemmeno volendo, avrebbero potuto vederlo: è ancora infortunato) sul terreno di gioco del piccolo impianto, i giocatori della Villanovense si sono ritrovati a giocarsela alla pari con panchinari e riserve di una delle squadre più forti del mondo.

Non ci sono state grosse emozioni, non ci sono stati gol nè giocate da campioni. Uno zero a zero che forse non passerà alla storia, ma che sugli almanacchi, e nel cuore dei calciatori della Villanovense che oggi erano in campo, rimarrà comunque una serata da ricordare. Al momento del sorteggio, i giocatori della squadra più piccola, chiusi in uno stanzino, esultarono come matti. Immaginavano già di trovarsi di fronte le stelle blaugrana che avevano alzato al cielo la Coppa dei Campioni a Berlino. Si sono dovuti accontentare del blasone e della maglia dei campioni d’Europa. Nemmeno la maglia tradizionale dei catalani hanno potuto ammirare: gli ospiti, in ossequio alle leggi del marketing, sfoggiavano la loro bella maglia celeste.

Figuracce non ne hanno fatte, anzi, chi ha visto la partita racconta che i padroni di casa sono andati più vicini a vincerla di quanto non abbia fatto il Barcellona. Se non è un miracolo, è quantomeno un risultato di cui andare a testa alta. Per dimostrare che non sempre il nome prestigioso basta a sconfiggere chi in campo scende con la voglia di mostrare al mondo il suo orgoglio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro