Il mese che racconta tutto sullo stato del calcio italiano Il mese che racconta tutto sullo stato del calcio italiano
Il mese di gennaio, appena trascorso, può essere tranquillamente considerato lo specchio del calcio italiano, e delle condizioni in cui versa. Ieri sera si... Il mese che racconta tutto sullo stato del calcio italiano

Il mese di gennaio, appena trascorso, può essere tranquillamente considerato lo specchio del calcio italiano, e delle condizioni in cui versa.

Ieri sera si è chiusa la finestra del mercato invernale, un mercato in cui ci siamo raccontati che chi sta bene non ha bisogno di fare operazioni clamorose, vero.

Eppure, all’estero le cose non sembrano andare così. Il Barcellona è primo in Liga, ha macinato in Champions League, eppure ha preso a peso d’oro Coutinho. Lo United ha messo le mani su Alexis Sanchez, Conte ha fatto il diavolo a quattro per farsi prendere Giroud, l’Arsenal ha investito su Aubameyang, Guardiola ha preso un altro difensore a cifre da capogiro.

In totale, il mercato italiano, in questo mese di gennaio, ha movimentato una ventina di milioni (25 per la precisione) contro, per esempio, i 450 milioni spesi dalle squadre di Premier League – non una novità – i 275 della Liga, i 75 della Bundesliga.




Le squadre di Serie A, in questa finestra di mercato, hanno speso all’incirca quanto il campionato brasiliano e la Championship inglese. Sì, il campionato di Serie B della Perfida Albione, per intenderci.

Sia chiaro, le spese delle società non sono l’unico parametro per giudicare lo stato di salute di un movimento calcistico, ma a questo punto, dopo quello che abbiamo visto negli ultimi mesi, probabilmente non avevamo bisogno di altri indizi.

La Lega di Serie A, mentre cerca di capire chi dovrà comandare, non riesce a vendere i diritti televisivi del nostro campionato al prezzo che vorrebbe. La Federcalcio è spaccata in tutte le sue anime, e tra oscuri giochi di potere, manovre dei soliti burattinai e proposte di rinnovamento respinte rumorosamente al mittente, a 3 mesi dalla storica eliminazione dai Mondiali non abbiamo ancora un Presidente Federale né tantomeno un commissario tecnico della Nazionale.

Nel frattempo, le nostre squadre fanno fatica a spendere, e quelle che pure vorrebbero spendere, non ci riescono, in maniera quasi paradossale. Su molte squadre, nonostante i cambi di proprietà, continuano ad aleggiare i fantasmi di creature dai nomi inquietanti, dal fair play finanziario, al settlement/voluntary agreement, all’autofinanziamento, a tante altre storie che sembrano diventate un mantra.

In tutto questo, altrove viaggiano a velocità doppia. Non ci resta che affidarci alla nostra arma migliore, quella che ci ha salvato più volte, non solo nel calcio: la sacra arte di arrangiarsi e di mettere le pezze finché possiamo.

In quello, a onor del vero, siamo sempre stati maestri.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro