Il malinconico fantasma di Javier Pastore Il malinconico fantasma di Javier Pastore
Per chi aveva ancora in testa le giocate, i numeri e i movimenti del Flaco visto a Palermo, quella di mercoledì a Firenze è... Il malinconico fantasma di Javier Pastore

Per chi aveva ancora in testa le giocate, i numeri e i movimenti del Flaco visto a Palermo, quella di mercoledì a Firenze è stata una vera e propria agonia.

In mezzo al campo, con la maglia numero 27 della Roma – per quanto quel giallo canarino non facesse pensare più di tanto alla Roma – non c’era quel giocatore capace di invenzioni, di magie, di colpi di genio.

Con la maglia numero 27 della Roma non c’era quel giocatore che aveva fatto innamorare la Serie A e che nel 2011 aveva convinto il PSG a sborsare 45 milioni di euro, lasciando immaginare per lui un futuro da top del ruolo.

Dentro quella maglia numero 27, al Franchi di Firenze, c’era il fantasma di un giocatore smarrito, lo sbiadito ricordo di un fuoriclasse che vive ancora solo sul nome stampato sulla schiena: perché no, lo svogliato, indolente e irritante giocatore visto in campo qualche giorno fa non può essere Javier Pastore.

O almeno, questa è l’idea alla quale cercano disperatamente di aggrapparsi tutti quelli che nel Flaco ancora ci credevano.

In estate Monchi, ds della Roma, aveva deciso di puntare forte su di lui, probabilmente abbagliato da un amore viscerale nei suoi confronti, più che dalle prestazioni con la maglia del PSG, che negli ultimi anni si erano fatte sempre più rare, sempre più sbiadite. Perché, forse è brutto dirlo, anche un direttore sportivo può cedere alla tentazione di ascoltare il cuore e buttarsi in una scommessa intrigante ed affascinante, ma che la ragione – se fosse stata tenuta in considerazione – avrebbe sconsigliato con strepitante vigore.

Dopo 6 mesi, però, l’avventura di Pastore alla Roma può già essere definita fallimentare, ed è un po’ come se in questi 6 mesi il Flaco avesse deciso di condensare un po’ tutto quello che rappresenta a livello calcistico.

Un avvio incoraggiante, due gol di tacco difficili da immaginare per un calciatore dotato di qualità ordinarie, una difficile collocazione tattica che mette in difficoltà l’allenatore, infortuni misteriosi che lo tengono lontano dal campo, e un atteggiamento a tratti sconcertante per la mancanza di agonismo, quasi come se quel fantasma buttato in campo non avesse un’anima da cui attingere le forze.

A meno di miracoli, in una stagione in cui alla Roma serve gente disposta a lottare con la sciabola più che con il fioretto, Javier Pastore sembra non aver più molto da dare ai giallorossi. Certo, da uno come lui puoi aspettarti di tutto, anche che, magari chiamato in causa in situazione d’emergenza, decida di prendersi la squadra sulle spalle.

Ma, al momento, di Javier Pastore stiamo ammirando solo il malinconico fantasma. Chi, almeno una volta nella vita, ha avuto la fortuna di innamorarsi dei giocatori come lui, in quel miracolo però ci spera ancora.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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