Il malinconico addio di Felipe Sodinha Il malinconico addio di Felipe Sodinha
E’ giunto il momento di fare quello che mai avrei voluto fare, dire basta, dire addio, ad un sogno che ho sempre portato nel... Il malinconico addio di Felipe Sodinha

E’ giunto il momento di fare quello che mai avrei voluto fare, dire basta, dire addio, ad un sogno che ho sempre portato nel cuore. La vita ti mette davanti tanti ostacoli, diverse volte superati, ma questa volta mi tocca gettare la spugna. Nella mia vita ho dovuto affrontare cose che non auguro a nessuno, le critiche che ho ricevuto diverse volte da persone che non hanno la minima idea della sofferenza che ho avuto, mi hanno ferito in un primo momento ma mi hanno fatto diventare più forte. Non è bastato. E’ con grande dispiacere che lascio il calcio giocato. Con tanti rimpianti ma allo stesso tempo felice per le grandi soddisfazioni che questa avventura mi ha regalato. Ringrazio di cuore tutti i miei tifosi e fans, da Udine a Bari, passando per Pegani, Portogruaro, Brescia e nonostante i soli 6 mesi Trapani. Un grande abbraccio a tutti…

Non ce l’ha fatta più. Non ce l’ha fatta a continuare a guardare i suoi compagni scendere in campo, senza poter dare il suo contributo. Non ce l’ha fatta, a continuare ad andare avanti, tormentato dai continui acciacchi fisici che lo tormentavano da un paio di anni a questa parte.

Non ce l’ha fatta, e ha deciso di comportarsi esattamente come si sarebbe comportato in campo. Una scelta alla Sodinha, insomma, senza compromessi, spiazzante, una di quelle scelte che lascia tutti a bocca aperta e occhi spalancati. Si, perchè, dopo l’ennesimo guaio fisico, Felipe Sodinha, il trequartista brasiliano che abbiamo imparato a conoscere bene negli scorsi anni, ha detto basta. Si è ritirato, a soli 27 anni, risolvendo oggi il contratto che lo legava da soli 6 mesi al Trapani. Una scelta sofferta, una scelta che certamente non avrebbe voluto fare. Ma lui è fatto così.

Così come in campo, compromessi zero. Era difficile vedere Sodinha fare la giocata semplice, cercare il compagno più vicino, disimpegnarsi con un passaggio banale. Ecco, Felipe Monteiro Diogo da Jundiaí, banale non lo è mai stato. A cominciare da come lo vedevi entrare in campo. L’andatura dinoccolata, stanca, condizionata dai chili di troppo portati dietro con assoluta nonchalance. E, nonostante i fianchi larghi coperti a stento da magliette sempre una (o due) taglie più grandi del dovuto, Felipe Sodinha, quando ha il pallone tra i piedi, ti fa dimenticare di tutto il resto. Chissenefrega dei chili di troppo, quel sinistro fa quello che gli pare, quel sinistro è magia.

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Da quel sinistro poteva arrivare un passaggio smarcante in ogni momento, un’invenzione che lasciava tutti con un’espressione di sorpresa sul volto. O un bolide, scagliato da fermo, senza nemmeno alzare la testa per guardare dove fosse la porta. Perchè quando il calcio ti scorre nelle vene, passando per forza dal cuore, non importa quanto pesi, quanto sei alto, quanto veloce riesci ad andare: resterai comunque speciale, a modo tuo. Ostinatamente.

Così ce lo immaginiamo l’addio al calcio di Felipe Sodinha. Malinconico come quell’andatura, come quando lo vedevi entrare in campo per la prima volta e pensavi che boh, dove vorrà mai andare quello lì, con quel girovita esagerato? E invece andava, e dopo mezz’ora eri bello che conquistato, bello che innamorato.

Adesso tornerà a casa, tornerà in Brasile. Pare che proverà a intraprendere la carriera da procuratore. Non deve essere stato facile per Sodinha dire basta. Non lo sarà nemmeno per noi rassegnarci a doverlo vedere triste, lontano da quel pallone con cui faceva quello che voleva.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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