Il lavoro sporco Il lavoro sporco
Lavoro sporco, lo chiamano. Eppure le mani loro non se le vogliono sporcare. Lo lasciano fare a noi, dicono che si fidano. Si fidano... Il lavoro sporco

Lavoro sporco, lo chiamano. Eppure le mani loro non se le vogliono sporcare. Lo lasciano fare a noi, dicono che si fidano. Si fidano di lasciarci lì, in balia del destino, a randellare, a correre, a sudare, a soffrire per loro. Si fidano a lasciarci combattere, soli contro tutto e tutti. Ci fanno rischiare la pelle lì in mezzo. In una tonnara a centrocampo oppure su una marcatura su un calcio d’angolo. E’ noi che pregano.

Lavoro sporco, lo chiamano. E lo fanno fare a noi. Noi che paura non ne abbiamo, noi che la paura non sappiamo nemmeno che cosa diamine sia. Non abbiamo paura di lasciare lì la gamba. Non abbiamo paura di beccarci un cartellino, un insulto, un calcione. O più spesso tutti e tre insieme, perchè se si chiama lavoro sporco un motivo c’è.

Portatori d’acqua, ci chiama qualcuno. Bè, l’acqua è piuttosto importante, ci pare di ricordare. Il corpo umano è composto per il 70% di acqua. Qualcuno ve la dovrà pure portare, no? Senza di noi non andreste da nessuna parte, voi virtuosi, voi dribblomani, voi innamorati della palla. Non vi portiamo solo l’acqua. Andiamo anche a prenderci i palloni che voi perdete per strada. Tentando dribbling in spazi angusti, inverecondi cross di prima, pretestuosi tiri da 30 metri. Voi perdete il pallone, noi abbassiamo la testa e ve la andiamo a recuperare. E ve la riportiamo. Pronti per andarcela a riprendere, di nuovo, in un eterno ripetersi della storia.

Continuano a ripetercelo. E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovrà pur fare. E chissà perchè lo fanno fare sempre a noi. Ma potete stare tranquilli, a noi piace. Più è sporco, più ci piace. Più dobbiamo affondare nel fango, più ci divertiamo. Chiamateci perversi, masochisti, disadattati. Ci piace doverci invischiare in affari che non sono nostri. Ci piace andare a prenderci ciò che non ci appartiene.

Ci riconosciamo tra di noi. Noi che facciamo lo stesso mestiere. Sappiamo capire che spesso dobbiamo fare di necessità virtù. Noi che abbiamo negli occhi la stessa, identica, lucida follia. Quella di fare un lavoro per il quale probabilmente nessuno ci dirà grazie. Anzi, ci urleranno solo di essere più veloci, più efficaci, più cattivi. Ma non ci interessa. Non sono i complimenti che ci interessano. Non sono gli applausi che cerchiamo. Non sono le vostre belle parole che ci lusingano. No. A noi basta tornare a casa, sporchi di fango, incrostati di sporcizia, con i segni della battaglia. Con addosso il frutto del nostro lavoro.

Perchè a noi basta tornare a casa con la coscienza pulita. E con la consapevolezza di aver fatto semplicemente quello per cui siamo stati chiamati. Quello per cui ci buttano in mezzo al campo. Il nostro lavoro. Sporco, naturalmente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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