Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una. Oggi, per...

Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.

Oggi, per Andy Carroll, potrebbe essere quel giorno a cui si riferiva Confucio. Quel giorno in cui non c’è spazio per il rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato, quel giorno in cui si prende coscienza della realtà e si ricomincia a vivere. Eppure, guardandosi alle spalle, l’ombra di quel rimpianto potrebbe esser lunga quanto i suoi capelli, pesante quanto un macigno e quasi impossibile da sollevare per andare avanti, come è necessario fare nella vita, a maggior ragione nella carriera di un calciatore.

Proviamo un attimo ad immaginarlo questo giorno, isolato dal contesto, pensando a come sarebbe stato differente il corso della vita se tutto avesse avuto una logica lineare, cosa che nel calcio raramente accade, per non dire mai.

E’ il 9 aprile del 2016, Carroll si sdraia sul suo letto, sfinito. Non riesce però a prendere sonno, ha ancora in circolo quella sensazione derivante dall’adrenalina che solo chi ha giocato, il livello è relativamente importante, può capire. Vicino al cuscino ha un pallone, lo accarezza, lo bacia, ne annusa l’odore di erba ancora fresca, chiude gli occhi e vola con la mente in mezzo a quelle bolle di sapone che rendono unica l’aria che si respira nei dintorni di Upton Park. Non vorrebbe separarsene più da quel pallone, che non è un pezzo di cuoio come un altro. No, la sfera che Andy sta abbracciando è il frutto di quegli otto minuti che gli sono serviti per ribaltare una storia che sembrava già scritta. Anzi, un derby di Londra che sembrava già finito ancor prima di cominciare, quando i rivali dell’Arsenal si portano sul 2-0 dopo un goal ingiustamente annullato agli Hammers.

Poi arriva l’uragano Carroll, destinato a spazzar via tutto ciò che incontra sul proprio cammino. Di prepotenza, proprio come quei venti che tormentano senza alcun preavviso. Un colpo, poi un altro ed un altro ancora, a cavallo tra primo e secondo tempo. Nemmeno l’intervallo è servito a calmarlo, anzi l’uragano Carroll sembra allentare la morsa per tornare a colpire più forte di prima.

Testa, semi rovesciata e di nuovo testa, i suoi marchi di fabbrica. Oltre a spinte e gomitate si intende, che ovviamente non si è fatto mancare. Dallo 0-2 al 3-2 in soli otto minuti, pochi, nei quali il mondo del calcio sembra essere ai suoi piedi, pronto a regalarci una storia di quelle impossibili da non raccontare. Poi qualcosa va storto, proprio nel momento in cui il West Ham sembra poter controllare la gara arriva il pareggio di Koscielny. La storia è ancora fantastica, solo un po’ meno romantica ma forse più adatta al personaggio, dall’aria bella e tenebrosa al tempo stesso.

E’ questo il giorno che può spiegare tante cose, ma che al tempo stesso non cambierà di una virgola il passato di Andy Carroll, un passato di ombre, promesse non mantenute e grandi occasioni mancate. Può spiegare però innanzitutto il perché i tifosi del Newcastle lo adorassero: pronto ad andare su ogni contrasto senza tirare mai indietro gambe e gomiti, più spesso mettendoli lui per primo, incarna perfettamente lo spirito combattivo che un tifoso vorrebbe sempre vedere in un giocatore della propria squadra.

Ciò nonostante un giocatore in grado di conservare un’ottima lucidità in zona gol, come testimoniato dalle 31 reti con la maglia dei Magpies fondamentali tra le altre cose per risalire in Premier dopo l’annata in Championship. Può in parte spiegare anche quella che da più parti è stata definita una follia, ovvero l’acquisto da parte del Liverpool per 42 milioni di sterline, battezzato come il perfetto sostituito del Niño Torres accasatosi al Chelsea.

Può infine dimostrare che le speranze di molti inglesi di aver trovato la punta del futuro per la Nazionale dei tre leoni non fossero così infondate: in un reparto che sembrava il punto debole, in cui ancora non risplendevano le fulgide stelle di Kane e Vardy, uno con il suo potenziale fisico, tecnico ed atletico sembrava una benedizione piovuta dal cielo.

Purtroppo o per fortuna, però, nella vita non tutto si può controllare. Infortunio al calcagno, frattura dell’anulare della mano destra, infortunio alla caviglia con interessamento dei legamenti, infortunio al ginocchio destro. Sono solo una minima parte dei guai fisici con i quali ha dovuto fare i conti dalla sua esperienza al Liverpool in poi e che ne hanno inevitabilmente condizionato la prima parte di carriera. Poi c’è l’altro lato della medaglia, quello che si potrebbe controllare ma non ci si riesce, il più spesso delle volte perché fa parte del proprio carattere. Ed il carattere di Andy Carroll, fidatevi, non è dei più semplici con i quali scendere a compromessi.

Già all’età di 21 anni deve fare i conti con la giustizia accusato da più parti, tra le quali l’ex fidanzata, mentre le risse al pub non si contano nemmeno. Se è vero che in campo contro gli avversari non si risparmia lo è altrettanto nei confronti dei propri compagni di squadra, che se lo vedono piombare addosso in allenamento con una foga spesse volte immotivata. Risultato? Risse con N’Zogbia e Steven Taylor, che si vede recapitato sul muso un gancio destro con conseguente frattura della mandibola.

Il fatto che in sua difesa arrivino solo le parole di uno come Joey Barton la dovrebbe dire lunga.

Come successo a me Andy è diventato la calamita per tutti i comportamenti negativi dentro e fuori dal campo e deve capire che non ci vorrà molto perché la gente inizi ad ingigantire tutti ciò che farà da ora in poi.

In realtà da ingigantire, da quel momento in poi, non ci sarà molto visto lo scarso impiego fino ai tempi recenti. L’attuale tecnico degli Hammers, il croato Slaven Bilic, ad inizio stagione glielo ha detto chiaramente “Andy, lavora duro, mettiti in condizione e farai parte dei miei piani”. L’attaccante inglese è stato schierato in alternanza con Sakho e non è un caso che le partite migliori disputate da Carroll siano state quelle in cui si respirava l’aria della battaglia. I goal contro il Chelsea (andata e ritorno), Liverpool, e la tripletta di ieri ne sono la testimonianza.

Ora Andy Carroll dorme. L’uragano è passato e ha spazzato via ogni cosa: promesse, illusioni, rimpianti e certezze. E’ rimasto solo un pallone li, accanto a lui, che in otto minuti si è portato via tutto.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo