Il disastro dell’Argentina ai Mondiali del 2002 Il disastro dell’Argentina ai Mondiali del 2002
Nel giugno del 2002, l‘Argentina è una nazione praticamente in ginocchio. La dura crisi economica che da tempo attanaglia il Paese è arrivata al... Il disastro dell’Argentina ai Mondiali del 2002

Nel giugno del 2002, l‘Argentina è una nazione praticamente in ginocchio.

La dura crisi economica che da tempo attanaglia il Paese è arrivata al suo apice nel 2001, e il governo, in preda ormai alla disperazione, è arrivato alle decisioni più drastiche, mentre ormai larga parte del popolo argentino sopravvive come può, al limite della soglia di povertà.

Eppure, in quel mese di giugno, tutta l’Argentina guarda con il fiato sospeso all’Asia. E non certo perché da lì potrebbe arrivare la soluzione magica per i problemi economici della nazione.

No, più semplicemente in Corea e Giappone si giocheranno i Mondiali di calcio, e l’Albiceleste ci arriva come una delle favorite, anzi, forse come la favorita principale, visto che in quel momento è al comando del ranking FIFA e soprattutto ha dominato il girone di qualificazione sudamericano.

L’Argentina è stata affidata, dal 1998, alle cure di Marcelo Bielsa, che si è fatto conoscere per i suoi metodi al limite della mania ossessivo-compulsiva, ma che ha anche costruito una nazionale di tutto rispetto e che soprattutto ha incantato durante il percorso di qualificazione. 43 punti conquistati, 12 in più dell’Ecuador secondo, 42 gol segnati e una sola sconfitta, quella del 26 luglio 2000 a San Paolo, contro il Brasile.

Ma, due anni dopo, l’Argentina che arriva in Giappone è una squadra che in molti si azzardano a considerare la nazionale Albiceleste più forte di sempre. Vero, non c’è mica Diego Armando Maradona, ma el Pibe de Oro, per esempio, il suo Mondiale lo ha vinto trascinando molti comprimari non al suo livello, mentre quest’Argentina che el Loco manda in campo ha a disposizione una somma di talenti davvero da enciclopedia.

Ci sono tre degli attaccanti che incantano la Serie A, in quegli anni forse il campionato più difficile del mondo: Batistuta, Crespo, Claudio Lopez. C’è tutto il talento di Juan Sebastian Veron, c’è il genio di Ariel Ortega (che è stato costretto a mettersi sulle spalle la maglia numero 10, che la Federazione argentina voleva ritirare, salvo scontrarsi contro l’ostilità della FIFA). Ci sono i muscoli e il sacrificio di Diego Pablo Simeone e Javier Zanetti. C’è Walter Samuel a comandare una difesa che può contare su altri giocatori importanti come Ayala, Chamot, Pochettino. In panchina c’è gente come Aimar e Gallardo, un lusso. Addirittura, a casa ci sono dei fenomeni come Riquelme, Saviola e D’Alessandro, per i quali non c’era spazio, visto che Bielsa non aveva la minima intenzione di toccare il suo giocattolo per adattarlo a tutto il talento di cui avrebbe potuto disporre.

Insomma, l’Argentina si presenta ai nastri di partenza del Mondiale nippocoreano con l’intenzione di vincere per far dimenticare alla sua gente le ristrettezze economiche e il fallimento del Paese.

Ma quell’avventura durerà nemmeno 10 giorni: lo spazio intercorso tra l’esordio del 2 giugno contro la Nigeria e la partita del 12 giugno a Rifu contro la Svezia, quella che segna l’eliminazione dell’Albiceleste dal girone. Una delle nazionali arrivate con più aspettative e speranze lascia la competizione – che pure regalerà parecchie sorprese – presto, troppo presto, in quella che sarà ricordata per sempre come una delle spedizioni mondiali più fallimentari di sempre.

Ma andiamo con ordine.

L’Argentina è inserita in un gruppo che si preannuncia sin da subito ostico: Inghilterra, Svezia e Nigeria non sono esattamente avversarie semplici, e la prima partita del girone, in programma il 2 giugno a Kashima, è già da vincere assolutamente, perché non si può lasciare niente per strada. Bielsa schiera il suo 3-3-1-3, un marchio di fabbrica dal quale non si separa mai. Pur di schierare il suo modulo, rinuncia alla possibilità di schierare insieme le due punte, che in quella squadra sarebbero Crespo e Batistuta. La partita con la Nigeria è dura, fallosa, e l’afa delle 14.30 non è certo d’aiuto.

La squadra di Bielsa costruisce, ma non concretizza. Tira tantissimo in porta, ma deve aspettare il 63′ per sbloccare la partita: Batistuta vola a deviare di testa un corner battuto da Veron, e il gol del Re Leone basta per portarsi a casa tre preziosissimi punti. Il pareggio tra Inghilterra e Svezia nell’altra partita significa che, nel match contro l’Inghilterra, con una vittoria l’Argentina potrebbe mettere quasi un’ipoteca sul primo posto.

La partita è nervosa, come sempre accade quando ci sono in campo l’Argentina e l’Inghilterra che – per ragioni che vanno oltre il calcio – non si stimano moltissimo, diciamo così. L’Argentina soffre tantissimo gli strappi di Owen, che dopo aver colpito un palo si procura sul finale del primo tempo un calcio di rigore, facendosi atterrare da uno spiazzato Pochettino. Dal dischetto, David Beckham si fa perdonare l’espulsione di quattro anni prima e porta in vantaggio la Perfida Albione.

L’Albiceleste non riesce a reagire, Veron è un fantasma e Bielsa all’intervallo lo sostituisce con Aimar. L’unica occasione per pareggiare i conti arriva, ancora una volta, da corner, ma Seaman riesce a parare in maniera goffa – benché efficace – il colpo di testa di Pochettino. Finisce 1-0 per l’Inghilterra, e adesso l’Argentina è con le spalle al muro: per passare agli ottavi di finale deve necessariamente battere la Svezia all’ultima giornata.

E, per quella partita decisiva contro la Svezia, il 12 giugno 2002 a Rifu, Marcelo Bielsa ha deciso di tenere fuori Juan Sebastian Veron, punito per la partita contro l’Inghilterra, e forse anche per il suo atteggiamento, e sostituito dal Payaso Aimar. Anche se, in effetti, l’atteggiamento della Brujita è sempre stato quello.

L’Argentina apre la partita attaccando furiosamente. Sorin si trova due volte in area di rigore, e due volte spreca il gol del vantaggio. Anche Claudio Lopez si vede arrivare addosso un pallone interessante, ma lo manda fuori di un soffio. A inizio ripresa l’Albiceleste fallisce un altro paio di occasioni, e davanti alla tv i tifosi cominciano a pensare al tempo che scorre, al destino che sta preparando uno scherzo infame.

E, puntualmente, al 59′ quello scherzo si concretizza. Calcio di punizione per la Svezia, e Anders Svensson, forse da troppo lontano per non ascrivere colpe al portiere argentino Cavallero, segna il gol del vantaggio scandinavo.

Bielsa sostituisce Batistuta con Crespo, e poi, quattro minuti dopo il gol svedese, in preda alla disperazione butta dentro Veron e Kily Gonzalez per Sorin e Almeyda. Ma adesso all’Argentina servirebbero due gol, ed è estremamente chiaro che siamo di fronte a una di quelle giornate in cui il pallone non vuole saperne di entrare, in nessun modo. Anzi, è addirittura la Svezia ad andare vicina al raddoppio, prima che all’88’ Ortega si procuri un rigore.

Lo stesso Ortega calcia e si fa parare il tiro, ma sulla respinta arriva – forse un po’ troppo presto, ma non per l’arbitro – Hernan Crespo che fa 1-1 e regala ancora qualche minuto di vita e speranza alla sua squadra. Anzi, a un popolo intero. Ma non c’è tempo per segnarlo quel gol, c’è solo il tempo per un tiro della disperazione che finisce sull’esterno della rete e poi per il fischio finale che condanna l’Argentina all’eliminazione dal girone.

L’Inghilterra, che nel frattempo ha fatto 0-0 con la Nigeria, raggiunge a quota 5 la Svezia. L’Albiceleste, a quota 4, va mestamente a casa, certificando il suo disastro proprio in una delle edizioni dei Mondiali in cui sembrava potesse tornare a mettere le mani sulla Coppa del Mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro