Il destino di quelli con la faccia tosta – o da schiaffi, se preferite- è che si parli di loro. Il destino di quelli...

Il destino di quelli con la faccia tosta – o da schiaffi, se preferite- è che si parli di loro. Il destino di quelli con la faccia tosta, quelli che non si fanno problemi a spararla grossa, a puntare in alto, a mostrare il petto orgogliosi è che si parli di loro come degli sbruffoni arroganti. In fondo, il destino di quelli con la faccia tosta è di diventare dei grossi bersagli umani, di quelli molto più semplici da individuare e colpire quando le cose vanno male.

Il destino di quelli con la faccia tosta, in fondo, non è poi così complicato: se alle parole non fai seguire i fatti, puoi metterti il cuore in pace e aspettare, a braccia aperte, le critiche che arriveranno, con lo stesso fragore di un temporale di fine estate, e tutto sommato con la stessa scontatezza.

L’estate di Mauro Icardi non è stata all’insegna della tranquillità, nemmeno per sbaglio. Le polemiche e le trattative infinite per il rinnovo del contratto, con le critiche al ruolo di Wanda Nara, compagna e manager, per molti fuori luogo. Bastava farsi un giro sui social network, anche da sotto l’ombrellone, tra una fettina di cocco e un Mojito rinfrescante, per scoprire che l’idillio tra i tifosi dell’Inter e il loro capitano non era esattamente nel suo periodo più florido. Poi, per finire, la telenovela sull’eventuale trasferimento a Napoli, per andare a sostituire Gonzalo Higuain, volato a Torino. No, non è stata un’estate facile, né tantomeno tranquilla: e per presentarsi sereni all’inizio del campionato, serviva una bella faccia tosta, che a Maurito, come avrete compreso, non difetta.

Aggiungiamoci, tanto per gradire, il clamoroso cambio di panchina Mancini-De Boer a pochi giorni dall’inizio del campionato, e l’esordio con tonfo a Verona, contro il Chievo. La faccia tosta di Mauro Icardi, la sua spavalderia, cominciavano ad assumere le sembianze del bersaglio. Le frecce e gli archi erano già belle che pronte, anche e soprattutto dopo il clamoroso vantaggio del Palermo a San Siro. Poi ci ha pensato lui, come sempre: gol da rapinatore d’area approfittando di una distrazione della difesa rosanero, primo timbro in campionato e sconfitta evitata.

Ma un punto contro il Palermo non poteva bastare a un’Inter ambiziosa e che, con i milioni spesi nel mercato estivo, era attesa anche lei al varco della critica. A Pescara Mauro ha vissuto una serata difficile, l’ennesima. I palloni continuavano a latitare, la manovra dell’Inter insisteva a chiudersi sulle fasce, dove Perisic e Candreva sembravano due piccoli muli, testa bassa e palla che non arrivava mai dalle parti del centravanti argentino, che un po’ intristito, un po’ arrabbiato, sembrava sempre sul punto di scoppiare. Il gol del Pescara era semplicemente la ciliegina su una torta di amarezza. Nell’aria risuonavano le parole che spesso più di qualcuno rimproverava a Mauro, quelle sui palloni che non gli arrivavano mai.

Non che avesse torto, ma un capitano certe cose deve anche sapersele tenere per sé.

Poi, a un certo punto, Frank de Boer si è inventato la più classica delle mosse della disperazione, quella che se ti riesce sei un genio, se la sbagli sei un fesso. Dentro Eder, Palacio, Jovetic. E a 13 minuti dalla fine Mauro Icardi ha fatto quello che gli riesce meglio: buttare dentro uno dei pochi palloni buoni che gli capitano sulla testa. Anche il pareggio, però, sarebbe stata una mezza sconfitta per questa Inter. All’ultimo assalto, il 9 nerazzurro si è avventato su un pallone sporco, che gli è arrivato come per miracolo dopo un pasticcio della difesa del Pescara. Se l’è portato avanti di rabbia, quasi di disperazione, e ha battuto Bizzarri, che fino a quel momento era sulla strada della beatificazione, o almeno su quella dell’intitolazione di una strada adiacente all’Adriatico.

Pericolo scampato. Come contro il Palermo, nel momento più difficile, la faccia tosta di Mauro Icardi è tornata utile. Si, perché se hai la faccia tosta come quella del bomber di Rosario, hai solo una possibilità per non trasformarti in un bersaglio. Prendere quel pallone e schiaffarlo dentro la porta. Stop. E nonostante tutto, nonostante i milioni spesi e i nuovi arrivi, i 3 gol dell’Inter nelle prime 3 di campionato portano sempre la stessa firma, quella del ragazzo con la faccia tosta.

Dalla serata dell’Adriatico, Maurito se ne esce con una frase, una sola, ma eloquente. “Questo è il mio mestiere, devo fare gol“.

Alla fine, tra tante parole, quando deve scegliere quelle giuste, Mauro Icardi non sbaglia quasi mai. Più o meno come quando gli arriva il pallone buono.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro