Il campionato dei sogni possibili Il campionato dei sogni possibili
Non succedeva da parecchio tempo, forse pensavamo che non sarebbe più stato possibile. Qualcuno dice che è espressione della mediocrità del nostro calcio, qualcun... Il campionato dei sogni possibili

Non succedeva da parecchio tempo, forse pensavamo che non sarebbe più stato possibile. Qualcuno dice che è espressione della mediocrità del nostro calcio, qualcun altro dice che invece è da particolari come questi che si giudica un movimento e che questo, invece, è proprio un segno della possibile rinascita del calcio italiano, che può adesso davvero ambire a tornare ai livelli che gli competono.

In ogni caso, mai come quest’anno, gli equilibri del nostro campionato di Serie A sono tornati fragili, volubili, estemporanei. Mai come quest’anno si fa fatica a decifrare la classifica, a trovare una favorita netta per la vittoria dello Scudetto, a individuare delle gerarchie. Negli anni passati, dopo le prime giornate, sembrava tutto già scritto, o perlomeno indirizzato. Una lotta a due, con qualche outsider, un po’ di bagarre per le zone che garantivano un posto in Europa, poi tutto calmo, come il mare al tramonto.

Quest’anno, invece, di colpo è stata rivoluzione. Quest’anno non ci sono gerarchie, non ci sono squadre che sono già salite sul trono e minacciano di buttare giù tutte le altre. E’ un campionato all’insegna dell’equilibrio e dell’imprevedibilità. Non sarà come quando c’erano le sette sorelle e il campionato poteva andare a finire in qualsiasi modo, quello non ci azzardiamo a dirlo. Ma mai come quest’anno, da un bel po’ di tempo a questa parte, non ci sono partite scritte, nessuno può permettersi di scendere in campo con la sicurezza di portarsi a casa i tre punti.

Lo insegna il turno infrasettimanale, con la Juve e il Napoli che hanno perso punti con il Frosinone e il Carpi, lo insegna la Roma che ha pareggiato in casa con il Sassuolo, lo insegnano le tante sorprese di questo avvio. Che ci siano segnali positivi, però, ce lo dice il campo. Perchè, se le grandi stentano, non è solo colpa loro, ma anche degli avversari che si trovano davanti.

toroE allora, in testa alla classifica c’è una Fiorentina bella e spietata. La mano di Paulo Sousa è andata ad innestarsi sul lavoro di Montella. Il bel gioco ereditato dall’Aeroplanino declinato sul lavoro certosino e sulle nuove geometrie, fatte di corsa, palleggio e accelerazioni improvvise portato dal portoghese. E allora nelle zone alte della classifica c’è spazio per l’ormai non più sorprendente Torino di Ventura. Ogni anno gli vendono i migliori giocatori, ma Ventura non fa una piega. Il Toro ci ha visto lungo puntando sui giovani di talento, da Baselli a Zappacosta, da Benassi ad Acquah, e li ha messi insieme a uomini di esperienza. Il risultato è uno storico +8 sulla Juve.

E poi il Sassuolo di Eusebio Di Francesco che ha perso Zaza ma lo ha sostituito con un Defrel che finora non lo ha fatto rimpiangere; e il Sassuolo gioca bene, eccome se gioca bene. Non bisogna essere per forza il Barcellona per proporre un calcio con belle idee e gradevole da guardare. E poi, ancora, il Chievo di Maran. Tosto, coriaceo, legnoso. Una brutta gatta da pelare per tutti. La classifica ha ripagato gli sforzi di questi due mestieranti della panchina, abituati a parlare poco fuori dal campo e molto sul terreno di gioco.

Nessuno pensa o dice che il calcio italiano sia improvvisamente diventato tutto rose e fiori. Il rovescio della medaglia sono le grandi che stentano. E se stentano in Europa (grazie a Dio finora non è stato così) sono guai per tutti. Ma un campionato equilibrato, un campionato in cui tutti possono permettersi di sognare, anche e soprattutto in grande, è un campionato che fa bene a tutto. Soprattutto a noi tifosi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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