Il Barcellona pragmatico di Ernesto Valverde Il Barcellona pragmatico di Ernesto Valverde
Quando nel maggio scorso Ernesto Valverde è stato annunciato ufficialmente come successore di Luis Enrique alla guida del Barcellona, il sentimento predominante era quello... Il Barcellona pragmatico di Ernesto Valverde

Quando nel maggio scorso Ernesto Valverde è stato annunciato ufficialmente come successore di Luis Enrique alla guida del Barcellona, il sentimento predominante era quello di curiosità mista ad un velato scetticismo.

Dopo le esperienze positive in Grecia, sponda Olympiacos, e Spagna, con Villarreal, Valencia e soprattutto Athletic Bilbao, c’era curiosità per capire se un’allenatore che aveva guidato solo club di seconda fascia fosse all’altezza di un compito così difficile.

Nonostante le parole del presidente José Maria Bartomeu – “Valverde è stato scelto per molte ragioni, ad iniziare dalle sue grandi capacità, dalla sua idea di gioco, perfettamente in linea con la filosofia del nostro club e dalla sua capacità di inserire e far crescere i giovani” – in tanti sono stati quelli che hanno storto il naso dopo la sua nomina ad allenatore del Barcellona.

Un po’ perchè effettivamente poco conosciuto al grande pubblico, un po’ perchè doveva scontare la normale “condanna” che spetta a tutti gli allenatori che si susseguono al timone del club catalano, ovvero quella di dover fare i conti con la pesante eredità lasciata da Pep Guardiola, che ha marchiato in maniera indelebile la storia recente del Barcellona.

Uno che su quella panchina ha vinto tutto, e lo ha fatto dando un’impronta di gioco inconfondibile, era inevitabile venisse assunto come metro di paragone per tutti quelli che lo avrebbero seguito: la filosofia di Guardiola è diventata un tutt’uno con quella del Club, il suo calcio modello di gioco per moltissimi allenatori negli anni a venire.

Ernesto Valverde è stato prima di tutto molto intelligente a capire che replicare tale perfezione era impresa quantomai complicata, per non dire impossibile, e altrettanto bravo a lasciare inalterato quel credo calcistico ormai impregnato nel DNA di tutti i giocatori di lungo corso, quelli che in fin dei conti rendono il Barcellona la squadra che è.

Non si è però limitato a questo ma ci ha messo, poco alla volta, qualcosa di suo facendo qualche piccolo aggiustamento secondo la sua visione di gioco, certamente più improntata ai fatti che non alla teoria.

Può sembrare facile, in realtà questo è un compito che riserva molte più insidie di quanto si possa pensare.

Parliamoci chiaro: per fare male con questi giocatori a disposizione bisogna impegnarsi parecchio ma non è nemmeno così scontato dominare la Liga e liquidare, come avvenuto non più tardi di 24 ore fa, con un perentorio 3-0 il Chelsea in un quarto di finale di Champions League.

Valverde è stato bravissimo a plasmare la squadra dopo la cessione in estate di Neymar, non potendo tra l’altro contare quasi mai sul suo sostituto designato, Ousmane Dembele, sempre ai box per problemi fisici.

Ha inserito nel motore un ingranaggio prezioso come Paulinho, arrivato dalla Cina a fari spenti e diventato in poco tempo pedina fondamentale nel centrocampo blaugrana, ha lavorato molto sulla fase difensiva, consapevole che senza una struttura di gioco come quella del Barcellona di Guardiola la squadra sarebbe stata molto più esposta alle offensive avversarie.

Il Barcellona di Valverde è diventata una squadra estremamente pragmatica, gioca un buon calcio ma riesce a concretizzare anche senza la necessità di sviluppare una mole di gioco spropositata. In un certo senso, con alcuni interpreti chiave come Andres Iniesta, arrivati al termine della carriera, questa è la naturale evoluzione di quel tipo di gioco, basato moltissimo sulla corsa e sulla ricerca degli spazi.

Quello che ha maggiormente impressionato però, come detto prima, è la capacità del Barça di fronteggiare gli attacchi avversari grazie ad una tenuta difensiva di altissimo livello: prendete la partita di ieri, ad esempio, dove Pique e Umtiti sono stati impressionanti sia a livello fisico, cosa abbastanza naturale, che nella capacità di gestire le situazioni di uno contro uno.

Senza addentrarci comunque in maniera troppo specifica nella tattica è evidente che questo Barcellona è una squadra in grado di giocare qualsiasi partita, sia quella in cui è obbligata a fare gioco, compito che probabilmente più si addice a certi giocatori, sia quella in cui si deve difendere per larghi tratti. Ecco perchè è una squadra che, anche in Champions, nonostante si parli più di altre squadre, potrebbe arrivare fino in fondo.

Dopo la vittoria di ieri sera, e dopo un campionato condotto sino ad ora magistralmente, ci sembrava doveroso spendere due parole per Ernesto Valverde, allenatore probabilmente troppo poco celebrato. Nel calcio però si sa, senza i risultati è difficile restare nella memoria collettiva, ed è per questo che il lavoro più difficile per Valverde deve ancora arrivare. Le capacità per arrivare fino in fondo ha dimostrato di averle, ora è tempo di lasciar parlare il campo.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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