Igor Protti, il capo degli ultras Igor Protti, il capo degli ultras
Se siamo malati di calcio, se quando vediamo rotolare un pallone ,su erba o meglio ancora su fango, il nostro cuore comincia ad accelerare... Igor Protti, il capo degli ultras

Se siamo malati di calcio, se quando vediamo rotolare un pallone ,su erba o meglio ancora su fango, il nostro cuore comincia ad accelerare fino ad arrivare quasi in gola lo dobbiamo a storie come questa. A uomini e calciatori come questo. E’ merce rara al giorno d’oggi, quindi da custodire ancor più gelosamente. Questa è la storia d’amore di un uomo per una città di provincia. Per la sua gente e per il suo mare. Per il porto e per la sua squadra di calcio. E’ la storia di Igor Protti, legata indissolubilmente all’Associazione Sportiva Livorno. Quello che per un napoletano ha rappresentato Maradona o per un cagliaritano Gigi Riva. Tutto. Questo è ciò che significa Igor Protti per la gente amaranto.

Igor nasce il 24 settembre 1967 in un’altra città di mare, a Rimini. Qui inizia anche la sua carriera sportiva, a livello giovanile ed in prima squadra. Il Rimini è nell’allora C1 quando, un appena sedicenne Protti fa il suo esordio tra i grandi. Non ancora compiuta la maggiore età passa al Livorno, rifiutando le lusinghe milaniste. Difficile spiegare le ragioni, a noi piace pensare sia stato il cuore a guidarlo. Come per tutte le storie d’amore c’è un inizio, in questo caso un vero e proprio colpo di fulmine. Come fare per entrare nel cuore di un livornese? Abbastanza semplice, in verità. Fare goal al Pisa, per esempio, è un buon inizio. Ed è quello che succede nel primo derby primavera giocato da Igor, proprio al novantesimo minuto. Poco importa che a giocare ci fossero i ragazzini, lo stadio è pieno di persone, alcune delle quali non trovando posto sugli spalti, si rifugiano sui tetti.

Quello che allora era per tutti “il bimbo”, per la sua struttura fisica e per i suoi modi di fare molto umili, inizia a studiare da grande. La cerimonia d’incoronazione a Re è ancora lontana, intanto si assicura un piccolo posticino nel cuore di ogni livornese. Anche il primo goal tra i professionisti non tarda ad arrivare. La vittima designata è il Sorrento, costretto ad inchinarsi ad una prodezza di Igor.
Siamo sull’1-1, la palla nel cerchio di centrocampo.

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Appena battuto il calcio d’inizio la sfera rotola tra i piedi di Protti che la controlla, la accarezza come sa fare solo chi ha il numero 10 sulle spalle. Dribla il primo avversario, poi il secondo. Arriva al limite dell’area e incrocia nell’angolino, dove nessun portiere potrebbe mai arrivare. E’ solo il primo goal. Il primo di una serie interminabile di goal che stanno per arrivare. Non a Livorno però, non per ora.

La società labronica versa in pessime acque, economicamente parlando. Uno dei pochi con i quali si può monetizzare è Igor. Maledetto e sporco danaro, sempre pronto a comandare. Protti viene ceduto, i proventi incassati servono per potersi permettere l’iscrizione al campionato di serie C dell’anno che sta per arrivare. E’ il 1988 quando Igor lascia Livorno. Con il magone addosso ma con un pensiero fisso in testa. Lui in quel posto, dove sta lasciando il cuore, avrebbe fatto ritorno. Chissà quando, chissà come. Ma sarebbe tornato per giocare nuovamente all’Ardenza. Per scaldare il cuore della Nord.

Va al Virescit e dopo un anno passa al Messina, in serie B. Nella città dello stretto rimane per tre anni, nei quali entra prepotentemente nel radar di molte squadre italiane,a suon di goal. E’ un bomber atipico Igor, perché a dispetto del fisico non imponente sa farsi valere anche nel gioco aereo.

Spesso ruba il tempo all’avversario in area e lo anticipa, altre volte sfrutta la potenza delle sue gambe per saltargli in testa. Di lui dirà Mazzarri: “raramente ho visto un giocatore di quella stazza avere quella potenza nelle gambe”.

Nel 1992 passa al Bari, allora come oggi in serie cadetta. Dopo un paio di stagioni, il Bari viene promosso nella massima serie ed è qui che Igor Protti diventa Zar. Se Livorno è l’amore, Bari può legittimamente considerarsi amante. Qui l’entusiasmo della città per il raggiungimento della serie A è alle stelle e lo Zar si sente coccolato, al centro del progetto tecnico.

La coppia goal con il Cobra Tovalieri è di quelle che scaldano il cuore, così come indimenticabile è l’esultanza del trenino. Nostalgia canaglia. In serie A Igor Protti segna a ripetizione, quando non fa un goal è perché fa doppietta. Quando non fa doppietta è perché ne segna addirittura tre, come contro la Lazio. A fine anno i goal saranno 24, e Protti verrà eletto capocannoniere, in coabitazione con Beppe Signori. Il Bari, nonostante questo, non riesce a salvarsi ed il bomber riminese entra curiosamente nella storia per essere il primo capocannoniere della serie A in una squadra che retrocede a fine anno.

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Viene ceduto per 7 miliardi di lire alla Lazio, allora allenata dal tecnico Zeman. A completare il reparto offensivo, con Casiraghi e Signori, Igor sembra la ciliegina sulla torta. Se si aggiunge il fatto di avere in panchina un tecnico dalla spiccata vocazione offensiva come il Boemo il tutto sembra perfetto. Sembra, perché poi la realtà è un’altra cosa e spesso è anche amara. Pronti non riesce a trovare la sua dimensione ideale, anche con Zeman il rapporto non è dei migliori. Perché vadano un po’ meglio le cose bisogna attendere l’avvicendamento del tecnico, sostituito da Dino Zoff. Con l’ex portiere azzurro le cose vanno decisamente meglio, Igor realizza sei reti che permettono alla Lazio di agguantare il quarto posto in classifica.

Anche qui trova il modo di ritagliarsi un piccolo posticino nel cuore dei tifosi biancocelesti, segnando nel derby contro la Roma al 92° minuto per il 2-2 finale. Passa al Napoli, in una stagione con molti, moltissimi bassi e pochi acuti, se si eccettua il goal realizzato contro la Juventus.

Di nuovo torna alla Lazio che lo gira in prestito alla Reggiana in serie B. Ma Igor sa che questa non è la sua dimensione, non si sente a casa e non si diverte. Il pensiero fisso, che lo accompagna dal 1988, è ancora li che ronza in testa, a dieci anni di distanza. Vuole tornare all’Ardenza, vuole tornare ad esultare con le braccia al cielo, con il vento di libeccio che soffia forte, quasi volesse spingere tutti i suoi tiri in fondo alla rete.

E’ il 1999 l’anno di grazia. Protti ha tante offerte sul tavolo, anche da società blasonate che militano in serie A. Ma ha anche un’altra offerta. L’unica che gli interessa al momento. Poco importa che sia di una società che soffre in serie C da 30 anni, anzi non importa proprio nulla. La società è il Livorno Calcio, che è pronta ad accogliere da Re il ritorno di Igor Protti.

Il procuratore inizialmente non capisce, giudica la scelta folle come può sembra a chiunque la guardi dall’esterno. Ma questa non è una scelta da giudicare, è un semplice atto d’amore, dei più puri e genuini. Solo da guardare ed ammirare. Alla presentazione della squadra c’è un bagno di folla, ed il numero dieci vieni acclamato più di chiunque altro.

La prima stagione dal ritorno è dura, avara di soddisfazioni sia dal punto di vista personale, solo 11 reti e l’espulsione nel derby contro il Pisa, che di squadra. Nella stagione successiva, con Iaconi in panchina, le cose vanno decisamente meglio. Protti torna a segnare a raffica, uno, due, dieci, venti goal. Con venti reti si laurea capocannoniere del girone A della serie C, ma alla fine ci sarà un’altra delusione. Questa volta non la retrocessione come ai tempi di Bari, ma la sconfitta nei playoff contro il Como che significa altro anno di sofferenza e imprecazioni.

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Siamo nella stagione 2001-2002, trentuno stagioni in cui il Livorno non riesce a scalare la categoria. Sembra un muro invalicabile, che nemmeno i goal di Igor riescono a scalfire. Trentuno stagioni senza vedere la luce, condannati a soffrire.

Qualcosa però sta cambiando. No, non Igor. Lui continua a segnare come se non ci fosse un domani. La squadra però sembra più convinta dei propri mezzi, vuole andarsi a prendere questa promozione con tutte le proprie forze. Costi quel che costi. E’ cavalcata a due con lo Spezia, che arriva a giocarsi lo scontro diretto al Picchi e vince. La paura inizia a farsi strada, a serpeggiare tra gli amaranto. Il punto da difendere è rimasto soltanto uno quando il Livorno va a Treviso per la penultima giornata di campionato. Un misero punticino di vantaggio. Il punteggio è inchiodato sull’1-1, il pareggio non basta agli amaranto che potrebbero subire il sorpasso dei liguri.

E’ il 43° minuto del secondo tempo quando dalla propria trequarti Mezzanotti lancia lungo per Alteri che di testa spizza il pallone che finisce sui piedi di Protti. Dove questo pallone possa finire, penso lo immaginiate. Fa la fine degli altri 26 dello stesso anno, tutti raccolti in fondo al sacco dai portieri avversari. Igor si abbandona ad un’esultanza smodata, genuina e senza freni. Si arrampica sulla rete di recinzione del settore ospiti e urla alla sua gente che di rimando lo acclama:

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Arriva la vittoria all’ultima giornata anche contro l’Alzano Virescit, il Livorno è promosso in serie B.
E’ serie B, dopo 31 anni. Dopo trentun anni del cazzo è finalmente serie B. Arriva in panchina Donadoni per il primo anno di cadetteria e Protti riprende da dove aveva interrotto. Segnando a più non posso e portando la squadra ad una salvezza tranquilla. Finisce con 23 reti, capocannoniere manco a dirlo. Unico nella storia del calcio italiano, insieme al mai dimenticato Tatanka Darione Hubner, ad esser stato capocannoniere in serie A, B e C.

Pensa di smettere Igor, ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. Peccato che non la pensino allo stesso modo i cinquemila livornesi radunatisi per la sua festa d’addio. Tra cori, abbracci e bandiere al vento lo convincono a rimanere. Solo un altro anno gli dicono, lo supplicano. Igor accetta, si rimette gli scarpini e torna al lavoro. Per motivarlo ulteriormente, qualora ce ne fosse stato bisogno, il presidente Spinelli piazza il carico da 90, anzi da 99. Porta alla sua corte Cristiano Lucarelli, il complemento ideale per Re Igor.

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La panchina viene affidata a Walter Mazzarri e la squadra sembra girare alla perfezione. Ogni rotellina al posto giusto. Certo con quei due là davanti basta buttarla su che qualcosa si inventano. In due realizzano la bellezza di 54 reti, la miglior coppia goal in tutta Europa. A Piacenza arriva il traguardo più bello, più sofferto ed agognato. La promozione in serie A a distanza di 55 anni dall’ultima volta.

A trentasette anni d’età Igor Protti ritrova la massima serie. Non può abbandonare proprio ora, ed infatti si concede l’ultimo ballo. La partita d’addio è contro la Juventus. Due a due con sigillo di testa, per congedarsi. Allaccia la fascia di capitano al braccio di Cristiano ed esce tra cori e applausi. La sua 10 verrà ritirata (salvo poi rimetterla in campo sulle spalle di Tavano proprio per volontà di Protti) perché Igor per Livorno è tutto. Come Maradona al Napoli o Riva al Cagliari. Tutto.

Ho segnato 121 reti con la maglia del Livorno. Per me questi 121 goal sono 121 momenti di gioia dati a migliaia di persone” (Igor Protti)

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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