Nel calcio per alcuni la sconfitta è una macchia da tenere il più lontano possibile. Una tremenda onta da evitare ad ogni costo. C’è...

Nel calcio per alcuni la sconfitta è una macchia da tenere il più lontano possibile. Una tremenda onta da evitare ad ogni costo. C’è chi, pur di non perdere una singola partita, venderebbe sua madre al miglior offerente, e chi è disposto a tutto per evitare una sconfitta.

E poi, invece, c’è la storia di una squadra che della sconfitta ne ha fatto un vanto, una ragione di vita.

C’è una squadra, in Brasile, che orgogliosamente si vanta del titolo di “peggior squadra del mondo“. E ne sono talmente tanto orgogliosi che se le portano stampate sul petto, sulla divisa da gioco, queste parole.

Siamo in Brasile, dalle parti di Recife, nello stato del Pernambuco. E’ qui che il 15 novembre del 1938 vede la luce l’Íbis Sport Club, che sarà destinato a scrivere la storia del calcio brasiliano. Nel male, secondo alcuni. Nel bene, secondo loro.

Si, perchè il legame dell’Íbis con la sconfitta sarà un legame difficile da spezzare. Le serie infinite di partite perse diventeranno, per questa squadra soprannominata Passaro Preto (passero nero), un motivo di orgoglio, un modo per farsi riconoscere.

La strada per la celebrità, insomma.

Partiamo dal novembre del 1938, appunto. Quando degli operai tessili, che popolano una delle tante fabbriche del Pernambuco, decidono di fondare questa squadra con i colori sociali del rosso e del nero. Ma sarà solamente negli anni ’80 che l’Íbis diventerà una vera e propria leggenda. Non con i titoli, non con i successi, non con i gol. Con le sconfitte, ovviamente.

Dal 1980 al 1984, l’Íbis si renderà protagonista di una delle storie più assurde che il mondo del calcio ricordi. In tre anni e undici mesi, giocando nella serie C brasiliana, l’Íbis non vincerà mai nemmeno una partita. Mai. Nemmeno per sbaglio. Nemmeno a tavolino. Nemmeno per volontà divina. Nemmeno per pietà. Mai. Cinquantacinque partite, 48 sconfitte. In quasi quattro anni, solo per 7 volte il Passaro Preto non uscirà sconfitto dal campo, portando a casa metà della posta in palio. In tutte le altre occasioni, niente, nisba.

Chiunque si sarebbe fatto trascinare nel baratro della depressione. Avrebbe chiamato a raccolta tutti, avrebbe mestamente smantellato la squadra e avrebbe augurato miglior sorte agli sciagurati componenti. Ma l’Íbis è una squadra particolare, e delle sue sconfitte se ne fa vanto. Chiamano quelli del Guinness World Record, gli fanno vedere classifiche, almanacchi, risultati. Attendono l’ufficialità, il bollino di qualità. Che arriva. Si, signori, l’Íbis è la peggior squadra del mondo, potete scriverlo sulle vostre maglie.

Come ogni storia che si rispetti, c’è bisogno di un eroe, un uomo simbolo. Un personaggio in grado di raccontare le vicende di questa squadra meglio di chiunque altro. E ovviamente, in questa pazza storia, quel personaggio c’è. Si chiama Mauro Shampoo, di professione fa il barbiere (eh, esatto…) e nel tempo libero si diletta a fare il centravanti dell’Íbis. Da piccolo sognava di diventare un grande cannoniere. Come tutti i ragazzini brasiliani cresciuti con un pallone tra i piedi.

Ma non deve essere semplice essere l’attaccante della peggior squadra del Brasile. O del mondo. Perchè infatti Mauro ci mette davvero molto poco a diventare il simbolo di quella squadra. Nell’Íbis ci gioca per dieci anni, Mauro. E il suo mestiere, quello di centravanti, non è che lo faccia poi così tanto bene. La porta, eufemismo, non la vede. I gol segnati in quei dieci anni? Uno. Uno soltanto. Ma che per lui vale tutto.

E’ una partita come tutte le altre. L’Íbis, manco a dirlo, sta perdendo, nemmeno troppo bene. Il punteggio è di otto a zero per gli altri. Lo stadio semideserto, l’arbitro che ha voglia di tornare a casa, i giocatori avversari che per rispetto e per pietà sembrano essersi fermati. E poi arriva quel pallone, sul piede di Mauro Shampoo. E quel pallone finisce in porta. Dopo dieci anni, finalmente. Dopo dieci anni. Mauro può esultare, come mai ha fatto nella sua carriera. E’ il gol dell’otto a uno. Nessuno può capire cosa significhi, nessuno può comprendere a pieno la sua gioia. Nessuno, tranne lui. Nessuno, tranne ogni singolo giocatore e tifoso dell’Íbis.

Non sarà un gol a cambiare la storia. L’Íbis resterà una delle squadre più romantiche del mondo, anche se ogni tanto cederà alla tentazione di qualche vittoria. Ma sul petto, rimarrà quella scritta, che per altri sarebbe motivo di vergogna, di umiliazione. Per loro, è la una ragione di vitaPior Time do Mundo. La peggior squadra del mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro