Lo stadio, da Wembley al Comunale in terra, sassi e buche dietro casa è un luogo sacro, ma è anche uno spaccato sociologico, un piccolo...

Lo stadio, da Wembley al Comunale in terra, sassi e buche dietro casa è un luogo sacro, ma è anche uno spaccato sociologico, un piccolo ecosistema all’interno del quale convivono personaggi tra loro diversissimi, ma in fondo in fondo uguali. Andiamo a scoprire in quali curiosi personaggi potreste imbattervi se, oggi pomeriggio, doveste decidere di passare un paio d’ore sui seggiolini, sui gradoni o scomodamente sui vostri piedi in uno dei tanti stadi d’Italia.

L’iracondo

Personaggio che, non esistesse lo stadio, finirebbe probabilmente in un manicomio criminale o in una struttura per il trattamento sanitario obbligatorio. Il calcio è la sua unica valvola di sfogo. Ignora le squadre in campo, più probabilmente ignora anche le regole del gioco e le sue più elementari dinamiche. Giunge sul luogo del delitto in totale ed inderogabile solitudine, si sistema sul suo posto e inizia la sua sequela di insulti, bestemmie che un normale orecchio umano non ha mai udito, grida senza senso.

Un normale osservatore esterno non riesce a comprendere per chi questo soggetto faccia il tifo, essendo i suoi improperi diretti indistintamente a tutti i protagonisti in campo. Non di rado prende questioni anche con i vicini di posto, anche e soprattutto se costoro evitano accuratamente ogni contatto con lui. Passati i 90 minuti e sfogata tutta la sua rabba repressa, l’iracondo è pronto ad affrontare in totale serenità una nuova settimana di vita quotidiana.

L’anziano

Soggetto diffusissimo sui campi di provincia, ma diversi esemplari se ne osservano anche nelle tribune, preferibilmente coperte, di stadi di categoria superiore. Difficilmente lo troverete in curva, casomai in un più consono “settore popolare”. Riconoscibile dal cuscinetto, residuato bellico degil anni ’70, che si porta dietro per rendere più calda e confortevole la sua seduta, e dalla radiolina perennemente sintonizzata su Tutto il calcio minuto per minuto. L’anziano è un personaggio enigmatico. A volte si presenta da solo, ogni tanto in compagnia di qualche esemplare a lui similare. In inverno si presenta intabarratissimo in cappotto e sciarpone, con la scatarrata facile.

Non si capisce molto bene cosa lo infastidisca, se un disimpegno sbagliato del difensore o il deturpamento degli usi e costumi della società occidentale dimostrato dai tatuaggi del 18enne seduto accanto a lui. Racconta, senza che gli sia stato richiesto, aneddoti riguardanti l’epoca preunitaria e non di rado gli può scappare qualche madonna se qualche bandiera ostacola la sua visuale. Di tanto in tanto confonde squadre e giocatori, convinto che la vittoria valga ancora due punti. L’anziano da stadio è comunque soggetto a varianti regionali e locali: al Nord potreste trovarne di più sereni, al Sud alcuni potrebbero dedicarsi a smadonnamenti ossessivo-compulsivi.

Il critico

Personaggio oltremodo fastidioso. Avverte l’impellente esigenza di commentare ogni singola azione , e mai, per nessun motivo al mondo, è un commento positivo. Nessun giocatore in campo è adeguato, l’allenatore è, ai suoi occhi, un usurpatore che siede su un posto che non gli spetta, l’arbitro è un incompetente di prim’ordine, i guardalinee farebbero meglio a dedicarsi all’uncinetto. Non importa se la sua squadra stia vincendo o perdendo: per il critico ci sarà sempre qualcosa che non va.

Potrebbe star guardando il Milan di Sacchi o la grande Olanda del calcio totale, e trovare comunque qualcosa che non va, quasi sicuramente tutto. Puntualizza su qualsiasi cosa, corregge i vicini di posto se conversano di mutui subprime e jobs act all’intervallo, denigra il caffè dell’intervallo. Molto spesso, una volta tornato a casa, potreste incrociarlo nei commenti della nostra pagina Facebook, intento a puntualizzare e precisare su quella virgola messa un po’ fuori posto.

Quello dall’entusiasmo facile

Soggetto vittima del circo mediatico del pallone, che ne ha ridotto le capacità di cognizione e di giudizio. Necessita di molto poco per esaltarsi. basta un nome esotico, un look strano ed istrionico, una cresta di biondo colorata, per esplodere nella sua frase caratteristica, che, secondo gli amici, pronuncia perlomeno un centinaio di volte a stagione: “Ragazzi, questo è un fenomeno”. Peccato che in genere i suoi pupilli si riveleranno fenomeni si, ma da baraccone.

Tempo poche partite e saranno dimenticati, spediti nelle piantagioni di cotone in Cambogia o spediti a dormire coi pesci dopo l’ennesima vaccata difensiva. Ma niente paura, quello dall’entusiasmo facile non si scompone, ed è sempre pronto a trovare un nuovo idolo da esaltare, anche e soprattutto se costui non ha mai visto il campo. Se questo soggetto si ritrova seduto accanto al critico di cui sopra, prestate attenzione, potrebbero esserci scintile. Colpito di tanto in tanto dalla sindrome di Onofri, quando, alla vista di avversari che stanno facendo sfracelli, ricorda agli amici, che pazientemente lo sopportano, di quando quella volta lo vide spadroneggiare nell’under 12 cingalese.

L’occasionale

Dopo tante partite viste dal divano, dopo aver sentito tanti racconti dagli amici, dopo aver sognato a lungo questo momento, l’occasionale si decide: è giunto il momento di andare a vedere che aria tira in questo famigerato stadio. Sceglie un big match, si premunisce di biglietto con mesi di anticipo, pianificando nei minimi dettagli la giornata. Si munisce di tessera del tifoso anche se non richiesta, e la espone come un trofeo sulla sua pagina Facebook. Si porta dietro moglie, figli o fidanzata, convinto di regalare loro un pomeriggio indimenticabile. E indimenticabile lo sarà per davvero.

Arrossisce quando sente qualche sporadica bestemmiuccia, alla terza Madonna copre timidamente le orecchie dell’accompagnatore, sperando passi subito. Alla prima bomba carta che esplode teme per la propria inciolumità e si chiude a testuggine. Osserva spaesato quello che lo circonda, tra l’obeso che ha scartato 7 panini con la frittata in 5 minuti e lo scoppiato che ha consumato 4 bombe (non carta) nella prima mezzora di gioco. La giornata si conclude con litigio furibondo con l’accompagnatrice, che non ne vorrà sapere più nulla, nè di lui nè del calcio, facendo pentire l’occasionale della sua scelta. Due opzioni si paventano a questo punto: o si trasforma in zerbino eliminando del tutto il calcio dalla sua esistenza, o si trasforma in esagitato mandando a quel paese accompagnatrice e Padreterno.