I piedi fatati di Dimităr Berbatov I piedi fatati di Dimităr Berbatov
Ci sono giocatori che al solo evocarne il nome sono in grado di suscitare ricordi talmente intensi da sembrare ancora vividi, reali, tangibili. Uno... I piedi fatati di Dimităr Berbatov

Ci sono giocatori che al solo evocarne il nome sono in grado di suscitare ricordi talmente intensi da sembrare ancora vividi, reali, tangibili.

Uno di questi, almeno per quel che riguarda la mia mente, è Dimitar Berbatov; sarà che ha giocato fino all’anno scorso, seppur in una lega minore come quella indiana, o semplicemente perché sarei rimasto ore e ore incantato davanti allo schermo ad ammirare le sue magie, fatto sta che ogni volta che ripenso al mago bulgaro non posso fare a meno di emozionarmi.

Giocatori dotati di tecnica sopraffina ce ne sono stati (e ce ne sono tuttora) quanti ne volete ma la tecnica, nel mondo del calcio, si può esprimere in mille modi.

Non esiste uno standard che qualifichi il giocatore tecnico: ovvio avere capacità di gestire in maniera disinvolta e naturale il pallone è il minimo indispensabile ma da lì possono seguire varie evoluzioni. Può essere tecnico un giocatore in grado di dribblare in mille modi diversi l’avversario, o ancora uno capace di mandare in porta il compagno con un passaggio illuminante o, perché no, colui che è in grado di segnare gol spettacolari.

Poi c’è chi, e sono davvero in pochi, riesce a combinare tutte queste caratteristiche insieme per dare origine a qualcosa di estremamente armonioso da vedere, una gioia per gli occhi di ogni amante del pallone.

Un giocatore in grado di dare del tu al pallone come pochi altri, per il quale la sfera di cuoio sembrava una propaggine naturale del piede, tanta era la grazia con cui si approcciava ad ogni gesto compiuto sul prato verde.

Maestro dello stop elegante, professore del dribbling sulla linea di fondo (solo Luis Suarez, in epoca recente, è a mio avviso paragonabile a Berbatov in questa “specialità”) e autore di alcuni dei gol più belli che si siano visti in Premier League negli ultimi anni.

Questo, in estrema sintesi, è stato Dimitar Berbatov nei suoi anni migliori di carriera, vissuti principalmente in Bundesliga e Premier League, prima delle esperienze finali in Francia, Grecia e India.

In Italia molti lo ricordano per quella pantomima che si verificò nel 2012, quando prima sembrava dovesse andare alla Fiorentina, poi pareva tutto fatto con la Juventus e alla fine, sorprendendo tutti, si trasferì al Fulham.

Perché Dimitar Berbatov, come tutti i geni che si rispettino, era anche un po’ folle, per certi versi difficile da gestire, sicuramente impossibile da imbrigliare.

Nonostante ciò ha saputo ritagliarsi il suo spazio in ottime squadre e in un grandissimo club come il Manchester United,  con il quale ha vinto la maggior parte dei trofei che figurano nel suo più che discreto Palmares.

Eleganza e tecnica spesso sono vocaboli che contrastano con efficacia e costanza di rendimento ad alto livello, ed in parte ciò si è dimostrato vero anche con Berbatov, le cui giocate sembravano quasi effimere, tanto accattivanti quanto illusorie.

Capace di segnare anche cinque gol in una partita,  in una storica sfida del 2010 tra Manchester e Blackburn, terminata 7-1 per i Red Devils, Berbatov è stato anche capocannoniere di Premier League a pari merito con Carlos Tevez, proprio nella stagione 2010-2011.

Quando però con la mente penso al mago di Blagoevgrad la mia mente vede prima classe, eleganza, raffinatezza, piedi fatati, poi tutto il resto.

Oggi Berbatov spegne 38 candeline e abbiamo voluto rendergli omaggio: ufficialmente risulta svincolato e non ritirato ma poco cambia, in quanto tutto ciò che di meglio doveva offrire lo abbiamo sicuramente già visto. E non ci stancheremo mai di vederlo.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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