I nostri 10 idoli dei Mondiali di Russia 2018 I nostri 10 idoli dei Mondiali di Russia 2018
Domani, finalmente, prenderanno il via i Mondiali. Come sempre, la rassegna iridata sarà l’occasione per conoscere idoli vecchi e nuovi, per entrare in contatto... I nostri 10 idoli dei Mondiali di Russia 2018

Domani, finalmente, prenderanno il via i Mondiali.

Come sempre, la rassegna iridata sarà l’occasione per conoscere idoli vecchi e nuovi, per entrare in contatto con personaggi dalla dubbia caratura morale, per innamorarsi di banditi di ogni sorta.

Per aiutarvi a orientarvi in questo ginepraio, abbiamo deciso di darvi una mano indicando quelli che sono, almeno per noi, dieci idoli da tenere d’occhio, dieci giocatori che durante questi Mondiali prenderanno in mano il vostro cuore e ve lo restituiranno definitivamente conquistato.

Signori, ecco a voi i 10 pupilli di Russia 2018: noi li seguiremo come fratelli.

Roman Torres – Panama

Come si fa, di grazia, a non amare questo giocatore? Roman Torres è diventato un eroe di Panama dopo il gol qualificazione contro la Costa Rica, realizzato quando mancava pochissimo al termine della partita e solo per questo meriterebbe un monumento.

Il look con i dreadlocks lo rende assolutamente unico e la sua abilità difensiva sarà fondamentale per Panama per non subire imbarcate colossali. Non lesinerà inoltre qualche calcione a chi abbia la malaugurata voglia di avvicinarsi alla sua zona di competenza, di questo potete starne certi. Se non lo avete mai visto giocare vi basteranno un paio di minuti per innamorarvene, fidatevi.

Simy – Nigeria

Dopo aver perorato la sua causa in lungo e in largo in quel di Crotone non potevamo abbandonarlo proprio ora. Simy, un po’ a sorpresa ma non per noi, è stato chiamato nei 23 dal commissario tecnico ed è pronto a conquistare la Russia a suon di gol.

Ma ve la immaginate una sua rete, all’esordio, dopo essere subentrato a 10 minuti dalla fine? A noi sembra già di vederla davanti agli occhi.  Sgraziato, scoordinato, goffo e legnoso. A noi fa impazzire così. Nessuno osi toccare Simy o ci si fa male, tutti avvisati.

Mile Jedinak – Australia

L’Australia ha svariati idoli, tra i quali ovviamente Tim Cahill, che meriterebbe un capitolo tutto suo, ma in pochi raggiungono l’epicità e la fierezza di Mile Jedinak.

Barba illegale, per quanto è bella, il centrocampista australiano, in forza all’Aston Villa, può ricoprire vari ruoli del centrocampo: uno di quelli che gli riesce meglio è quello di mazzuolatore, da lui stesso brevettato, in cui randella qualsiasi cosa gli capiti a tiro.

Se l’Australia partecipa al Mondiale è in gran parte merito suo, che ha realizzato una tripletta nella gara di ritorno dello spareggio contro l’Honduras. Illegale.

Luis Advincula – Perù

Il Perù, inutile nasconderlo, è una delle nostre squadre simpatia di questo Mondiale per tante ragioni. Una di queste si chiama Luis Advincula, terzino destro in grado di arare la fascia, e gli avversari, come pochi altri al mondo.

Fulmineo come Bolt e scapestrato a livelli massimi se è in giornata, e non è dato saperlo in anticipo, potrebbe rappresentare un problema per qualsiasi avversario. Se non è in giornata è semplicemente il peggior nemico di se stesso. Noi, a prescindere da tutto, gli vogliamo un bene dell’anima e fareste bene a volergliene anche voi.

Duje Caleta-Car – Croazia

A molti di voi, probabilmente, questo nome dirà poco o nulla ma si tratta di uno dei migliori difensori croati in prospettiva.

Dal momento che Vida o Lovren, o più probabilmente entrambi, non finiranno la prima partita, siamo pronti a scommettere i nostri averi che Caleta Car si prenderà il posto e non lo lascerà più.

Chi segue l’Europa League lo ha visto in azione nel Salisburgo, per tutti gli altri ci sarà il Mondiale, al termine del quale Caleta Car verrà conteso a suon di milioni. Garantito.

Aleksandar Mitrovic – Serbia

L’attaccante della Serbia ha solo 24 anni ma in Russia sarà atteso ad una prova di maturità molto importante. Fino ad ora ha messo in evidenza grandissime qualità ma ha sempre faticato a tenere a bada il suo temperamento da rissaiolo, che è poi il motivo per cui è uno dei nostri pupilli, ma la promozione conquistata col Fulham, grazie anche ai suoi gol, potrebbe averlo portato sulla retta via. Speriamo di no, perchè a noi piace scontroso, scorbutico e scapestrato. Confidiamo tantissimo in Mitro, convinti che non ci deluderà.

Jesus Corona – Messico

Solo il soprannome, Tecatito, derivante dal nome della birra Tecate, dovrebbe farvi intuire che razza di idolo sia Jesus Corona. In realtà, a parte gli scherzi, è un ottimo giocatore che tecnicamente parlando non ha nulla da invidiare a nessuno e che con la palla tra i piedi può tranquillamente fare ciò che più gli aggrada.

Quest’anno al Porto ha avuto molti problemi fisici ma al Mondiale potrebbe riservare parecchie sorprese. Tenetelo d’occhio.

Lee Seung Woo – Corea del Sud

Al Verona quest’anno non ha avuto moltissimo spazio, nonostante l’annata disastrosa della squadra allenata da Pecchia. Nonostante questo le volte in cui è stato impiegato non ha mai sfigurato e anzi ha messo in mostra notevoli qualità tecniche e balistiche.

Numero 10 sulle spalle, nonostante la giovanissima età, e si va a dominare in Russia. Questa almeno è la nostra speranza.

Makoto Hasebe – Giappone

Capitano del Giappone dal 2010, Makoto Hasebe è il pilastro di centrocampo imprescindibile per l’allenatore Akira Nishino. Per dirvi della sua importanza vi bastino le dichiarazioni di Zaccheroni, ex allenatore del Giappone: “Gli unici veri capitani con i quali abbia mai lavorato sono stati Maldini e Hasebe”.

Giocatore dell’Eintracht di Francoforte,  34 anni di età, è probabilmente alla sua ultima chiamata in Nazionale e farà di tutto per trascinare i suoi con l’esempio. Il girone è tosto ma Makoto Hasebe lo è ancor di più.

Michal Pazdan – Polonia

Dovevamo scegliere tra lui e Kamil Glik e alla fine abbiamo optato per Pazdan, meno conosciuto ma altrettanto bandito. Si è messo in mostra negli Europei del 2016 dove ci ha deliziato con entrate al limite del codice penale, qualche volta anche oltre, e grandissima personalità.

Il suo soprannome, Piranha, gli rende pienamente giustizia in quanto chiunque passi nelle zone di sua competenza rischia di trovarsi amputato un arto. Capoccia lucida e cattive maniere: Michal Pazdan è già in trincea.

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