I Mondiali femminili senza Ada Hegerberg I Mondiali femminili senza Ada Hegerberg
Immaginate che Cristiano Ronaldo o Leo Messi, ovvero uno dei due calciatori più forti al mondo, decida di non partecipare ai Mondiali con la... I Mondiali femminili senza Ada Hegerberg

Immaginate che Cristiano Ronaldo o Leo Messi, ovvero uno dei due calciatori più forti al mondo, decida di non partecipare ai Mondiali con la sua nazionale.

E non per questioni personali, per un litigio con il commissario tecnico o perché stanco di logorare il suo fisico con la maglia della Nazionale. No, immaginate che uno dei migliori calciatori al mondo decida di non giocare i Mondiali per protesta, per lanciare un segnale. Per combattere una battaglia ideologica.

Ecco, è proprio quello che succede in questi giorni, con i Mondiali femminili che prenderanno il via stasera senza Ada Hegerberg, la vincitrice del Pallone d’Oro e, probabilmente, la calciatrice più forte del mondo in questo momento.

L’attaccante norvegese del Lione, 23 anni, ha annunciato qualche mese fa che non avrebbe partecipato ai Mondiali, in programma in Francia da oggi fino al prossimo 7 luglio.

Le motivazioni di questa scelta hanno fatto discutere, e forse era proprio questo l’obiettivo di Ada. Il suo obiettivo, infatti, è quello di aiutare la crescita del calcio femminile. 

Ada Hegerberg ha scelto di non partecipare ai Mondiali perché crede che le ragazze, in Norvegia e non solo, non abbiano le stesse opportunità dei ragazzi, e soprattutto che ci sia una evidente disparità di trattamento. Innanzitutto, nel mancato riconoscimento dello status di professioniste alle calciatrici, una battaglia che anche molte ragazze della nazionale italiana stanno cominciando a mettere sul tavolo in questi mesi.

Questo si riflette, per esempio, nella mancanza di veri e propri contratti, e nell’assenza di contributi previdenziali. In pratica, le ragazze che giocano a calcio nei principali campionati europei lavorano a tempo pieno, senza che però questo status sia loro riconosciuto. Non è, ovviamente, solo una questione di soldi e di compensi. Perché è naturale e comprensibile che una calciatrice possa guadagnare molto meno rispetto ai colleghi: non per una questione di discriminazione di genere, ma perché il volume d’affari relativo al calcio femminile è molto più basso, tra sponsor e incassi vari, rispetto a quello maschile.

Ma la protesta di Ada Hegerberg vuole andare oltre: parla di opportunità, di garanzie, di interesse delle istituzioni calcistiche verso il calcio femminile. Parla di carenza di strutture, di carenza di allenatori, di carenza di programmi specifici per lo sviluppo del calcio femminile a livello giovanile. E c’è da dire, tra l’altro, che la Norvegia è anche uno dei Paesi che sono più avanti in questo discorso, visto che recentemente la Federazione ha deciso di pagare lo stesso gettone di presenza sia ai ragazzi che alle ragazze.

Tutto questo, però, evidentemente non basta alla Hegerberg, che ha così deciso di lanciare un segnale fortissimo. Proprio lei che, se volesse fare un ragionamento egoistico, non ne avrebbe bisogno. Ha vinto il Pallone d’Oro, ha segnato caterve di gol con il Lione, con cui ha vinto cinque campionati consecutivi, e ha segnato 3 gol in 15 minuti nell’ultima finale di Champions League. E, volendo badare al sodo, guadagna circa 400.000 euro l’anno.

Ma, a quanto pare, Ada Hegerberg ha deciso di alzare la voce per tutte le sue colleghe. E un Mondiale che comincia senza la miglior calciatrice del pianeta è un segnale forte, eccome se è forte. Qualche tempo fa disse: “Dobbiamo assicurarci che le ragazze che seguono il loro percorso nel calcio abbiano almeno le stesse opportunità dei ragazzi“.

E questa coraggiosa protesta, almeno, sta ottenendo l’effetto di far parlare di sé.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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