I minatori in esilio: quando lo Shakhtar se ne andò dal Donbass I minatori in esilio: quando lo Shakhtar se ne andò dal Donbass
Articolo a cura di Calcio Sovietico Donetsk, Ucraina, 6 di mattina del 23 agosto 2014. Due bombe esplodono nei pressi della Donbass Arena, da... I minatori in esilio: quando lo Shakhtar se ne andò dal Donbass

Articolo a cura di Calcio Sovietico

Donetsk, Ucraina, 6 di mattina del 23 agosto 2014. Due bombe esplodono nei pressi della Donbass Arena, da cinque anni casa dello Shakhtar, e ne danneggiano la struttura: i campioni nazionali, i minatori, l’imbattibile squadra di Lucescu lì non tornerà più.

È la guerra, la guerra tra le milizie filorusse e quelle governative, scoppiata qualche mese prima perché una parte della popolazione pretende un avvicinamento ulteriore del Paese all’Unione Europea mentre un’altra, per la gran parte di etnia russa, è vicina a Mosca e spinge per politiche di apertura verso il grande vicino se non addirittura per la sua annessione di determinati territori quali la Crimea…e proprio il Donbass, il bacino minerario di cui il capoluogo è Donetsk.

Potremmo parlarvi di Shakhtar – Atalanta come di una semplice partita di calcio, e forse lo è, però lo Shakhtar la partita non la gioca a Donetsk ma a Kharkiv, e pochi sono stati i casi in cui una squadra ha giocato in esilio per cinque anni almeno in una città a 250 km di distanza.

Il caso più eclatante è quello del Qarabag, squadra con base a Baku che rappresenta la regione dell’Azerbaigian omonima contesa con l’Armenia e abitata da armeni, ma questa è un’altra storia che se vorrete un giorno vi racconteremo. E per questo un excursus ci sembrava doveroso.

La Donbass Arena, uno degli stadi più avveniristici d’Europa, viene costruita tra il 2006 ed il 2009 ed ha una capienza di 50.000 spettatori. L’impulso alla costruzione viene anche dall’assegnazione ad Ucraina e Polonia degli Europei di calcio del 2012, anche se la società assicura che da almeno dieci anni prima si pensava di costruire un nuovo impianto.

Viene inaugurata il 27 settembre 2009 con la gara di campionato tra Shakhtar e Obolan, finita 4-0, e per cinque anni consecutivi vede i suoi campioni trionfare: se nel 2009 la Dinamo Kiev era la squadra più di successo del Paese, dal 2009 in poi lo Shakhtar conquisterà ben 8 tornei su 10. Soprattutto, la Donbass Arena ospita come da copione cinque gare degli Europei tra cui la semifinale tra Spagna e Portogallo, vinta proprio da Iniesta e compagni che scriveranno la storia a Kiev qualche giorno dopo.

A fine 2013, però, cominciano gli scontri nel Paese. La situazione tra le due fazioni sopra delineate degenera rapidamente e l’esercito russo annette la Crimea. Nel Donbass, un po’ più a nordovest, le milizie fedeli a Putin non stanno certo a guardare ed in breve la zona diventerà teatro di violenti scontri fino appunto alle bombe allo stadio, l’episodio più “spettacolare” (e per fortuna senza vittime) di un conflitto che finora ha visto 10.000 civili morti, 24.000 feriti e più di un milione di sfollati.

Giocatori e staff in estate fuggono a Kiev. Alcuni giocatori stranieri, sei per la precisione tra cui Douglas Costa, rifiutano di tornare in Ucraina. È ovvio sin da subito che allo stadio, e nemmeno in città, non si può più tornare e così la squadra decide di allenarsi a Kiev e giocare le proprie partite a Leopoli (Lviv in ucraino) a più di 1000 km da Donetsk. Ci rimarrà per tre anni, fino al 2017, anno in cui un po’ per il calmarsi del conflitto ed un po’ per star più vicino ai propri tifosi, lo Shakhtar si sposta a Kharkiv, secondo centro del Paese, questa volta a 250 km dalla città, dove gioca da allora. Non si sa quando si potrà tornare a Donetsk dato che la città è ancora considerata insicura.

A Kharkiv esattamente due anni fa lo Shakhtar batté il Napoli (e poi la Roma agli ottavi) in una gara che molti di voi ricorderanno finita 2-1. E lì sfiderà l’Atalanta in un vero e proprio dentro o fuori. Con una vittoria lo Shakhtar avanzerà, con un pareggio lo farà probabilmente, con una sconfitta verrà eliminato e probabilmente passerà l’Atalanta: “probabilmente”, perché solo una vittoria della Dinamo Zagabria con il Manchester City ribalterebbe la situazione. 

Degli undici titolari col Napoli in cinque hanno giocato contro l’Atalanta all’andata: Pyatov, Ismaily, Stepanenko, Marlos e Taison. Di questi tre, Pyatov Stepanenko e Taison, erano presenti nell’undici che vinse lo scudetto prima del trasferimento nel 2014. Chissà se ci saranno anche quando lo Shakhtar tornerà a Donetsk…

Grazie a Calcio Sovietico