I love Papu I love Papu
L’esplosione dei social network ci ha dato opportunità che fino a 10 anni fa – a stare larghi- non avevamo: prima tra tutti quella... I love Papu

L’esplosione dei social network ci ha dato opportunità che fino a 10 anni fa – a stare larghi- non avevamo: prima tra tutti quella di entrare, in prima persona, anche se solo attraverso il vetro di uno smartphone o lo schermo di un personal computer, nella vita di quelle creature mitologiche che credevamo divine, inarrivabili, irraggiungibili. Attraverso foto, video, parole lanciate su Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat (e chi più ne ha più ne metta) stiamo piano piano imparando a conoscere meglio alcuni dei protagonisti del meraviglioso pianeta chiamato calcio. O, almeno, quelli che lasciano una finestra aperta sulle loro esistenze.

E uno dei calciatori che abbiamo imparato a conoscere attraverso queste protuberanze digitali delle nostre esistenze è Alejandro Darío Gómez, uno scricciolo di un metro e un po’ così tanto affascinante che non puoi non chiamarlo solo e soltanto con il suo simpaticissimo nomignolo, uno di quelli che sembrano riflettere, in quattro lettere, tutta una personalità: el Papu, semplicemente.

Ecco, il Papu Gomez che ha scelto di raccontarsi attraverso le porte dei suoi social network è un personaggio a cui non puoi non voler bene: il suo Instagram è una collezione di follie e colpi di genio. Dalle fasce di capitano più disparate (da Holly e Benji alla Master League di Pes, o qualche cartone animato di gradimento dei suoi pargoli) al video in cui cerca -senza riuscirci- di preparare dei cubetti di ghiaccio al grido di “la puta que lo pariò“. Dal karaoke in macchina con la moglie al remake della scena di Titanic insieme ad Andrea Conti. Fino allo slow motion di un’entrata a piedi uniti sul piccolo primogenito Bautista.

E potremmo andare avanti per delle ore.

Il bello è che esiste, per qualche strano caso del destino, una particolare corrispondenza tra il Papu Gomez di Instagram e quello che in questa stagione sta trascinando l’Atalanta di Gasperini nelle zone nobili della classifica. Geniale, imprevedibile, illuminante. Inebriante, affascinante, elettrizzante. In effetti, puoi dirlo sia del Papu che vedi fuori dal campo, ma anche e soprattutto di quello che vedi sul prato verde dell’Atleti Azzurri d’Italia e in tutti gli altri stadi della Penisola italiana. Ma, attenzione: il Papu Gomez, quest’anno, ha cominciato a fare sul serio.

E così come è venuto fuori il suo personaggio, diversamente da quanto accade per altri calciatori, contestualmente sembra essere venuto fuori, finalmente, in tutta la sua grandezza -non fisica- il Gomez calciatore. Un leader vero, un folletto imprendibile per tutti o quasi, in questo girone d’andata.




Questa è la chiave di lettura giusta: che il 10 dell’Atalanta avesse numeri e magie tra i piedi non è mai stato in dubbio. Ma fin dal primo momento, quando dal 2010 è arrivato in Italia insieme a una nutrita pattuglia di suoi connazionali argentini, al Catania dall’anima sudamericana, è stato chiaro che il Papu era destinato ad essere uno di quei “diez” vecchia maniera. Se non sul campo (non è il vostro dieci classico, infatti, per caratteristiche tecniche) almeno nella personalità. 

Uno di quei calciatori illuminanti, ma a sprazzi. Folate, e poi lunghe pause e partite intere da invisibili, nascosti dietro la perpetua ricerca del numero ad effetto. Molto fumo -bellissimo- e poco arrosto, anche se quando quell’arrosto arrivava, era davvero tanta roba. La sua miglior stagione al Catania? 8 gol, nel 2012-13. Al Papu, fin qui, era mancata la continuità, ed era mancata la cattiveria giusta per diventare un trascinatore.

Quest’anno sono già 5 i gol segnati dal folletto argentino, gli ultimi due arrivati nella partita contro uno dei suoi più cari amici in Italia: il Pata Castro, con cui, ai tempi del Catania, insieme a Nicolas Spolli e Pablo Alvarez, aveva messo su una band musicale, i Papu y los Vulcanos. Sì, a quasi 29 anni, il Papu Gomez è diventato grande. E se l’Atalanta oggi può sognare e avvicinarsi alla zona Europa, è anche merito del suo capitano, diventato uomo.

A Bergamo, dove è diventato un’istituzione, sia per la simpatia che per i numeri palla al piede, gli hanno dedicato uno striscione, visto oggi sugli spalti del Bentegodi: don’t touch my Papu. Noi, incantati dalle magie del folletto argentino, quasi affascinati dalla suggestiva ipotesi -ancora in piedi, ma sempre meno concreta- di una convocazione in azzurro, rilanciamo la posta. Ci alziamo sui piedi, raccogliamo tutto il fiato che abbiamo in corpo, e proviamo a farci sentire, più lontano possibile: I LOVE PAPU!

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

Related Posts