Per molti di noi il calcio è una passione, per alcuni una malattia, per altri, invece, è un business. Un volgare modo per accumulare...

Per molti di noi il calcio è una passione, per alcuni una malattia, per altri, invece, è un business. Un volgare modo per accumulare ricchezze su ricchezze pronosticando i risultati delle partite di pallone. Un modo come un altro per portare a casa la pagnotta, insomma. Andiamo a vedere quali scommettitori potreste incontrare se doveste decidere, improvvidamente, di entrare in un’agenzia di scommesse e superare la cortina di fumo, Madonne e loscume che vi avvolgerà una volta aperta la porta d’ingresso.

1. Lo sparagnino

Scommette, ma con moderazione, solo sulle partite da lui ritenute sicure. La Juventus in casa contro il Cesena non è quota abbastanza sicura, la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Meglio evitare. Colleziona, dopo attento studio, una decina di partite dei più disparati, e forse disperati, campionati europei, con la quota più alta che si staglia poderosa intorno all’1.15. Il bonus gli consente di rasentare la soglia della dignità: con 5 euro ne vincerà 10, ma sono soldi sicuri, lunedi si passa a riscuotere e poi si investe nuovamente il capitale. Puntualmente, una delle squadre che tanta sicurezza gli ispiravano si farà bloccare sullo 0-0 in casa dalla Primavera del Dopolavoro Ferroviario, facendogli saltare i piani e costringendolo ad una settimana di economia per rientrare nelle spese e a sogni di doppie chance che potevano salvargli la vita.

2. L’outsider

Le scommesse, per lui, sono il brivido che percorre la schiena nel pronosticare la vittoria degli sfavoriti. E per questo, la vittoria di Gibilterra in casa della Germania è un rischio da correre, se ci si vuol sentire vivi per davvero. Alle pacate osservazioni degli amici che tentano di riportarlo sulla retta via, consigliandogli quantomeno una più provvida doppia chance. Nulla da fare, al motto di chi non risica non rosica il nostro coraggioso amico compila, tutto tronfio, la sua schedina che con 2 euro e un pizzico di fortuna gli garantirà una rendita in quadrupla cifra. Uscendo dall’agenzia, ammira il suo capolavoro pregustando già il modo in cui sputtanerà il denaro. Al minuto 3, la schedina è già ovviamente bruciata con Gibilterra sotto 3-0. Ma il rischio andava corso, la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia.

3. Lo statistico

Passa la settimana ad analizzare numeri, studiare classifiche, elaborare algoritmi. Per lui il campo non esiste, esistono solo i freddi numeri. C’è chi giura di non averlo mai visto assistere ad una partita, e se gli si chiede di spiegare la regola del fuorigioco, elegantemente glissa. Qualche dubbio viene, quando dichiara sicura la vittoria del Chievo a Roma in base agli ultimi 10 risultati, all’incrocio della curva gaussiana e della statistica inferenziale e in base agli ultimi allineamenti dei pianeti. Quando perde, e perde spesso, stranamente, non si perde d’animo, dicendo che 300 giocate sono un sample size ridotto e che i risultati si vedranno nel lungo periodo. Non perde la fiducia, ma dilapida un capitale nel tentativo di recuperare. In genere finisce nelle mani degli strozzini per un prestito a tasso agevolato.

4. Il complottista

State a sentire lui, metà delle partite in serie A sono truccate, e dalla Lega Pro in giù i risultati si sanno già il giovedi sera. Compila le sue schedine con risultati a quote improbabili ma per lui certe: la soffiata del cugino del terzino della Feralpisalò è roba che scotta, pareggio assicurato. Segue le partite con livore e ansia che lo divorano, fuma sigarette come un indemoniato, diventa sospettoso di ogni singolo passaggio. Puntualmente la combine salta e pensa ad interferenze degli zingari, dei bookmakers che si son messi di traverso, dell’Ufficio Federale che ha capito tutto. Solitamente, se non viene divorato da un esaurimento nervoso prima della fine della sua esistenza, finisce nelle mani della criminalità organizzata millantando di essere in grado di taroccare i risultati dalla Serie B in poi.

5. Lo sprovveduto

Fondamentalmente, non ne capisce un cazzo, nè di calcio, nè di scommesse. In genere accompagna uno degli amici sopracitati in agenzia, e per divertimento compila la schedina, chiedendo se è obbligato a metterne 13 o cosa voglia dire under/over 2.5. Conosce metà della metà delle squadre di serie A, mette in bolletta squadre simpatia con il nome curioso, mette una x perchè un pareggio non scontenta nessuno, mette la vittoria del Piacenza contro l’Inter perchè una volta ha sentito nominare Dario Hubner. Solitamente, lo sprovveduto finisce per andare in cassa, tra l’ira, l’invidia e le Madonne dei suoi amici, anche perchè si accorge di aver vinto con almeno una decina di giorni di ritardo.

Special Guest: quello dei cavalli

Personaggio imprescindibile per chi abbia trascorso almeno qualche ora in un’agenzia di scommesse. Aria losca, cappello in testa, decine di cartacce nelle mani e nelle tasche, sigaretta perennemente accesa in barba al divieto di fumo che campeggia in bella vista. Quello dei cavalli vive male, malissimo, divorato dall’ansia e dal livore. Ogni 5 minuti il mondo riparte, per lui, ogni 5 minuti c’è una nuova corsa sulla quale puntare anche l’anima santa. Ogni 5 minuti il Paradiso trema, per quel favorito che perde una zampa alla prima curva, per quel fantino disarcionato a un metro dal traguardo, per quel brocco che decide di andare a vincere in barba al destino e alle quote. Solitamente, il personale dell’agenzia lo deve cacciare in malo modo a fine giornata, non dopo che il nostro abbia dilapidato un altro centinaio di euro tra le slot e i virtual games. Ma domani sarà ancora lì, a tentare la sorte e a bestemmiare il Creato.