La partita vinta ieri sera all’Olimpico contro la Roma ha certificato il grande momento di forma del nuovo Milan di Rino Gattuso. Dopo un...

La partita vinta ieri sera all’Olimpico contro la Roma ha certificato il grande momento di forma del nuovo Milan di Rino Gattuso.

Dopo un inizio balbettante, il nuovo allenatore rossonero è riuscito a dare la scossa sperata alla squadra e, complici anche gli scivoloni delle squadre davanti (Roma e Inter in particolare) oggi il Milan può sognare quello che fino a qualche mese fa sembrava pura utopia: l’aggancio ai posti della Champions League.

Fondamentale, per tenere viva ancora la speranza, sarà il derby di domenica prossima.

Nel frattempo, però, i tifosi rossoneri si godono una squadra che sembra solamente lontana parente di quella che con Vincenzo Montella era quasi affondata nella seconda metà della classifica della Serie A.

Nelle ultime 10 partite, tra campionato e coppe, il Milan ha messo insieme 8 vittorie e due pareggi, subendo solamente tre gol.

È quindi evidente che Gattuso è riuscito a trasmettere quello che voleva alla squadra: vediamo come ci è riuscito, provando a scoprire i cinque “segreti” – che poi segreti non sono – del nuovo Milan di Ringhio.

1. Identità ben precisa e scelta dell’11 titolare

Sotto il regno di Vincenzo Montella, le formazioni cambiate non si contavano quasi più. L’Aeroplanino, nel caos tecnico che era venuto a crearsi, le aveva provate tutte, quasi mosso dalla disperazione. Varianti tattiche e di modulo, cambiamenti di uomini, rotazioni al limite della sperimentazione più totale.

Gattuso ha scelto bene o male i suoi uomini, ha puntato su di loro e su di un modulo preciso, e non ha cambiato strada alle prime difficoltà, aiutando la sua squadra a trovare un’anima.

2. La coppia di centrali Bonucci-Romagnoli

E proprio qui si inserisce la scelta di puntare decisamente su Bonucci e Romagnoli. Dopo il disastroso ko dell’Olimpico con la Lazio, Montella decise di passare alla difesa a 3, pensando che lì Leonardo Bonucci avrebbe reso meglio.

Gattuso, invece, ha deciso di puntare sulla linea a 4, affidando le chiavi del reparto arretrato al nuovo capitano e a un Romagnoli che sembra totalmente rigenerato, come dimostra la grande prestazione di ieri sera, dove non ha sbagliato praticamente un colpo.

3. Agonismo e intensità

Al Milan, in fondo, era spesso mancata proprio l’anima. Gattuso, a modo suo, è riuscito a dare la scossa ai suoi ragazzi.

Certo, un po’ è un luogo comune, perché guardando Ringhio non si può non pensare a quello che era da giocatore, in mezzo al campo. Ma vederlo agitarsi, dannarsi e sgolarsi a bordo campo è uno spettacolo nello spettacolo, e di sicuro almeno un pezzo di questa grinta l’ha trasferita ai suoi. Il Milan, oggi, è una squadra che corre e che lo fa per tutta la partita, senza lasciare nemmeno un pallone per strada. Agonismo e intensità non sono solo un modo di dire. Per la squadra di Gattuso sono anche il nuovo modo di stare in campo.

4. Il coraggio di fare scelte impopolari

Si possono lasciare in panchina due dei giocatori più pagati di questa sessione di mercato estivo, quelli che dovevano essere il fiore all’occhiello del nuovo attacco rossonero, Nikola Kalinic e André Silva? Sì, si può fare, e si può puntare su un giovane promosso dalla Primavera che ti può ripagare a suon di reti.

Gattuso non ha avuto paura di lasciare in panchina i due attaccanti più quotati, con il rischio di svalutarli. E l’esplosione di Cutrone lo ha ripagato in pieno. Stesso discorso, per Davide Calabria: dopo qualche mese opaco, il tecnico ha puntato sul giovane terzino, che oggi sembra davvero essere uno degli interpreti del ruolo più brillanti in tutta la Serie A.

5. Il gioco

Torniamo un attimo, ora, a quanto detto prima. Abbiamo parlato di agonismo, grinta e intensità, ma oggi il Milan di Gattuso ha anche un gioco ben definito e un’idea chiara di come scendere in campo. Contrariamente a quello che si può pensare, difendersi bene non significa solo fare catenaccio e contropiede.

Il Milan di Ringhio sa sfruttare la qualità dei suoi uomini migliori e sa valorizzare il talento – non a caso Calhanoglu è tornato protagonista – e soprattutto sa palleggiare e tenere il pallino del gioco in mano. No, non saranno diventati Brad Pitt, come detto da Rino, ma oggi il Milan si lascia anche guardare…

Approfondimento a cura di Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro